
Michel Roccati, atleta paraplegico, potrebbe essere il primo sportivo con lesione midollare completa a sciare in piedi e in autonomia grazie a Beyond Human Potential, progetto di ricerca e sviluppo guidato da Tommaso Balasso, originario di Schio, già medaglia d’oro alle Paralimpiadi invernali di Torino, oggi impegnato in progetti di inclusione nello sport.
La struttura che manovra gli sci per Michel è il risultato di un percorso fatto di prove successive e test anche in pista, necessari per verificarne l’effettiva performance in relazione all’impresa che dovevano sostenere. La fase sperimentale (test sono stati effettuati sule piste dell’Alpe Cimbra, in Trentino) ha confermato la validità dell’impostazione tecnica dell’attrezzo e ha avviato la fase di ottimizzazione finale, decisiva per rendere possibile, per la prima volta al mondo, la discesa in piedi di un atleta con lesione completa.
“Finalmente, dopo tanto lavoro, siamo scesi in pista con Michel”, racconta Balasso, fondatore di Scie di Passione e precursore, insieme a Michel Roccati, di questa impresa. “È un traguardo importante, lo renderà il primo paraplegico al mondo a scendere in pista con un attrezzo progettato per permettergli di sciare in piedi”.
Durante la prova in pista, Michel Roccati ha sciato con il nuovo attrezzo, segnando un passaggio chiave del progetto: entrare nella fase di sviluppo avanzato. È stato il momento che ha permesso di individuare alcuni accorgimenti tecnici da perfezionare prima della fase finale. Su questi elementi è ora concentrato il lavoro del team, che nelle prossime settimane tornerà sulle piste di Alpe Cimbra per collaudare insieme a Michel la versione ultimata dell’attrezzo, con l’obiettivo di sciare in piedi in autonomia.
“Scendere in piedi non significa tornare a prima dell’incidente – riferisce Michel Roccati -, significa accettare che il movimento può cambiare forma e che, con il tempo e la ricerca, anche ciò che sembra interrotto può trovare un altro modo per esistere”.
Il Politecnico Federale (EPFL) e l’Ospedale Universitario di Losanna (CHUV) attraverso un upgrade dei programmi hanno già permesso a Michel dal 2020 di camminare, salire le scale e recuperare schemi motori complessi grazie alla stimolazione neuromodulata.
Per questa impresa le ricerche in ambito di neurotecnologia, biomeccanica e analisi del movimento si integrano con l’impianto di elettrodi spinali che Michel ha nella sua schiena, che permettono con un sistema di algoritmi e sensori una stimolazione personalizzata.
L’attrezzo plasmato sul corpo di Michel è frutto di un progetto innovativo con una genesi che ha messo insieme una squadra appassionata, multidisciplinare tra ingegneri, meccanici e ricercatori. “I ragazzi hanno creduto nel progetto mettendo il loro ingegno al servizio di questa impresa – racconta Balasso, che guida il team – passando intere giornate a capire come risolvere i limiti della macchina”.
Il primo prototipo nasce da un attrezzo iniziale modificato, testato in ambiente controllato e progressivamente evoluto. Il cuore del progetto è un sistema altamente tecnologico che integra:
una struttura integrata agli sci, collegata e costruita rispettando la fisicità e le esigenze sul corpo dell’atleta; un meccanismo frenante intelligente con doppia funzione: sicurezza e controllo; attuatori posteriori elettrici, alimentati a batteria, che regolano in tempo reale l’apertura degli sci; un manubrio che consente a Michel di mantenere equilibrio e controllo attivo del gesto.
L’obiettivo non è solo la stabilità, ma la possibilità di scelta, di guida e di progressione naturale del movimento. “La macchina non è solo tecnologia: è il risultato di competenze, passione e collaborazione, asserisce Balasso – e rappresenta un esempio emblematico di come corpo, scienza e tecnologia possano riscrivere i limiti del possibile”.































