«Colombara si ricorda della Fondazione Roi “interrogando” Rucco: il consigliere di Variati dove era quando gli illeciti veri avvenivano? E perchè non fa mai il nome di Gianni Zonin?»: sotto questo titolo rispondevamo con più domande tristemente ironiche al consigliere, Raffaele Colombara, prima in maggioranza con Achille Variati ignaro anche dell’esistenza della Fondazione, in cui il rappresentante del Comune, scelto di fatto dall’ex sindaco inventando un incarico ad hoc (il “marchingegno” di bulgariniana memoria) perchè Giovanni Villa potesse fare da spalla a Zonin, e ora in minoranza con Otello Dalla Rosa finalmente “scopritore” di una copia del nostro “Roi. La Fondazione demolita rimasta negli scaffali di Vinòva in cui il candidato di centrosinistra aveva ospitato una nostra presentazione.

Dopo aver riportato le giustificazioni offensivamente puerili e perciò ancor più inaccettabili di Ilvo Diamanti sul fallimento del suo compito pricipale, rompere col passato, il GdV, dopo anni si accondiscendenza attiva o passiva della mala gestio passata e recente della Roi, ha speso altro inchiostro sullo stupro delle volontà del marchese Giuseppe Roi dando spazio al risveglio tardivo di Colombara & c. (e non di Rucco, che più di una volta dai banchi dell’allora minoranza supportava le nostre inchieste e chi, più assiduamente e/o più giuridicamente, come Liliana Zaltron del M5S, Sergio Berlato, consigliere regionale di FdI, altri consiglieri regionali, deputati e senatori del M5S lo faceva denunciando «anche con esposti in Procura, a seguito dei silenzi della Fondazione e del Comune di Variati, le “anomalie” del sistema Roi“»).

Oggi, visto che il foglio locale, che vende sempre meno copie anche se, da quando il suo editore ha cambiato l’amministratore delegato, ne stampa di più… (ad usum numerorum?), ha accolto anche la replica proprio di Francesco Rucco, ora sindaco e, perciò, messo sotto accusa dal consigliere di Quartieri al centro appena uscito dal precedente “coma variatilico“, incoraggiamo, nel nsotro piccolo, la collega del quotidiano di Confindustria a (farsi autorizzare a) continuare a raccontare tutta la storia, non solo quella del vecchio ed ancora vivo sistema, pubblicando a seguire l’intervento da lei raccolto dal diretto interessato “ufficiale”, anche se gli interessati dovrebbero essere i vicentini o, almeno, quelli, una parte, che hanno a cuore la cultura, e gli altri, tutti si spera, che sono per la legalità.

A noi riserviamo dopo la lunga ricostruzione (scriviamo spesso tanto in prefazione sulla Roi perchè ogni volta che ci raggiungono nuovi lettori, e ne arrivano pur senza avere noi un nuovo amministratore, i neofiti possano capire rapidamente mentre i veterani dell’argomento possono saltare a pié pari l’introduzuione)  due semplici annotazioni che spiegano il titolo (e forse quache altra cosa) anche al finalmente studioso di area variatiana della Fondazione e cioè cosa intendiamo per alcune delle “trappole pro Zonin preparate dal cda di Ilvo Diamanti col nuovo statuto della Fondazione Roi” e messe a nude dall’amministrazione Rucco “per caso?“.

La prima trappola (delle molte) è aver sostituito il membro di diritto del cda modificando la sua qualifica da “direttore pro tempore” (Giovanni Villa non lo è mai stato e lo statuto votatoa nche da lui anche epr questo nasce in maniera poco lecita) a “direttore del Museo Civico di Palazzo Chiericati, sia esso il referente storico-artistico della Pinacoteca o il responsabile amministrativo dei Musei Civici“. Perché trappola? Perchè Giovanni Villa con la prosecuzione o il perfezionamento del marchingegno sotto il regno di un posto variatiano come Dalla Rosa avrebbe poturo sedere lecitamente in quel cda come direttore onorario con i compiti”storico artistici” che il marchingegno gli aveva affidato.

Perchè la trappola viene messa a nudo? Perchè Villa, non più coperto dall’amministrazione precedente, si è dovuto dimettere dal cda anzitempo, e di fatto nelle mani di Rucco, travolto, oltre che dalle recenti indagini della procura di Vicenza sul suo conto per la questione del consorso comunale secondo l’accusa addomesticato a favore della vincitrice Chiara Signorini, dall’azione di “verifica” dell’Anac di Raffaele Cantone sul suo conto per la mancata comunicazione della sua attività, precedentemente retribuita dalla stessa Fondazione come direttore scientifico del Chiericati, all’Università di Bergamo, dove insegna (insegnava?), che doveva autorizzarlo e a cui noi avevamo denunciato le relative inadempienze. 

La seconda delle trappole preparata dal cda nominato con lo statuto voluto dal Marchese Roi, stracciato di fatto da Gianni Zonin, che lo modificò e lo utilizzò a suo uso e consumo, e ora addomesticato alle malefatte del passato e in spregio operativo alle volontà del marchese, era nella convocazione del consiglio di amministrazione del 30 luglio, quello in cui l’uscita al momento del voto di Emilio Alberti, mons. Francesco Gasparini (diocesi di Vicenza) e Giovanna Rossi di Schio (Fai di Vicenza) ha determinato la mancata approvazione preventiva del necessario “Invio Istanza alla Regione Veneto per la richiesta preventiva dell’assenso ad attivare l’azione di esponsabilità ex art. 25, 3° comma c.c.” e non dell’azione di responsabilità contro Gianni Zonin,.

Caro Colombara, che ha dimenticato il nome del grande vignaiolo nella sua interrogazione e che addebita a Rucco il fattaccio della mancata azione di responsabilità nei suoi confronti perchè, dice lei, se fosse stato presente il direttore ad interim del Museo, Massimo Tirapelle, non inviato però per i motivi che il neo sindaco ha spiegato a noi e al GdV, come sotto riportato, costui, lei sottintende chiaramente, si sarebbe aggiunto ai tre consiglieri rimasti presenti (Ilvo Diamanti, Andrea Valmarana e Giovanna Grossato dati per favorevoli, a parole come chi ci segue sa e chi ci legge oggi sta capendo, alla chiamata in causa dell’ex presidente) non facendo mancare il numero legale di 4 su 7 per cui, alé, l’innominato sarebbe andato sotto accusa…

Ebbene no, proprio non ci siamo caro consigliere (e anche cara collega del GdV), redento sulla via della nuova Roi.

Si legge, infatti e come da noi riportato il 24 luglio scorso, in calce alla convocazione del 30 luglio che “si avvisano i Consiglieri che, qualora dovesse essere costituito a sensi degli articoli 6 e 7 dello statuto, e quindi anche parzialmente, il nuovo Consiglio di Amministrazione, si procederà al passaggio delle consegne dopo l’approvazione del punto 2 all’Ordine del Giorno“.

Nel punto 2 c’era l’Approvazione del verbale della riunione del 19 giugno 2018 dopo di che si sarebbe, quindi, discusso, col nuovo cda nominato, impone il nuovo sia pur criticabile statuto, per tre quinti da Accademia Olimpica, Fai e Diocesi di Vicenza, e completato dal nuovo vero rappresentante dei Musei Civici dopo l’uscita di Villa e da un possibile quinto membro scelto dagli altri quattro.

Per Fai e Diocesi di Vicenza era confermata la designazione (ma ora Dio non voglia!) di due membri “messi” nel cda da Gianni Zonin e di certo in continuità con l’oscuro passato, cioè Giovanna Rossi di Schio e Mons. Francesco Gasparini, mentre l’Accademia Olimpica darà il suo nome a settembre, quindi, se Rucco avesse designato Tirapelle a decidere sull’eventuale richiesta alla Regione dell’autorizzazione  a procedere contro Zonin, Diamanti, Valmarana e Grossato dal punto 2 non avrebbero più fatto parte del cda che sarebbe, quindi, stato reso efficace ed operativo, come scrive anche Laura Pilastro, con tre membri su 5.

Cioè Tirapelle ma anche mons. Gasparini e Giovanna Rossi di Schio: se questi ultimi due erano usciti per impedire la votazione contro Zonin (3 favorevoli, forse, e tre no) il rappresentante del comune, non designato per fortuna o per scelta non lo sappiamo, avrebbe solo dovuto prendere atto della loro uscita o, peggio, del loro voto contrario (due contro uno) che avrebbe complicato la ripresentazione della richiesta di autorizzazione da parte del cda quando fosse stato completato.

Ecco perchè  il monsignore e la signora non devono stare in quel cda, vero mons. Beniamino Pizziol e presidente del Fai nazionale, Andrea Carandini?!

Ecco, in attesa delle risposte di Pizziol e Carandini, allora una domanda la facciamo ancora noi al buon Colombara, che in passato abbiamo avuto modo di apprezzare su altri temi e a cui, quindi, perdoniamo le sue mille tra dimenticanze e errate interpretazioni visto che si occupa di Roi solo da qualche giorno: lei è d’accordo a che rimangano in cda due simboli del passato e del recente presente della Fondazione Roi (il monsignore e la signora) che hanno contribuito a demolire e su cui non sono disposti a fare e a far fare chiarezza, essendo anche loro parte in causa?

Escano non facendosi nominare dal vescovo e dal presidente del Fai, si intraprenda l’azione non solo contro Zonin ma anche contro i membri dei suoi cda loro inclusi e, se Gasparini e Rossi di Schio ne usciranno, come ci auguriamo, esenti da colpe, ritorino pure!

Con riconosciuto prestigio e ritrovata credibilità.

 

DOMENICA 05 AGOSTO 2018

FONDAZIONE ROI. Il sindaco replica all’attacco del consigliere Colombara
«Azione contro Zonin se ci sono le condizioni»

Rucco: «A settembre il nostro rappresentante in cda»
LAURA PILASTRO

Il Giornale di Vicenza

Il 30 luglio si è tenuta l’ultima seduta del cda della Fondazione Roi prima del cambio di governance
«Mi sorprende che il consigliere Raffaele Colombara rivolga a me una domanda che avrebbe dovuto rivolgere a chi rappresentava il Comune negli anni passati quando sono stati fatti degli investimenti errati in azioni della Banca popolare di Vicenza». Non si placano le polemiche sulla Fondazione Roi dopo che l’azione di responsabilità contro l’ex presidente Gianni Zonin è finita in un nulla di fatto perché tre consiglieri, sui sei presenti, hanno fatto mancare il numero legale al momento del voto. Il sindaco Francesco Rucco risponde all’attacco del consigliere della lista Quartieri al centro che al primo cittadino aveva attribuito «una responsabilità» nella mancata azione legale. Perché? L’assenza al cda decisivo di un rappresentante del Comune che, a dire di Colombara, «sarebbe stato determinante per l’approvazione del provvedimento proposto dal presidente della fondazione».Ma il sindaco respinge le accuse e, interpellato sulla questione, spiega le sue ragioni: «Il professor Villa, già membro di diritto del cda della Fondazione Roi, si è dimesso dall’incarico e il Comune ha appena indetto una procedura di selezione per individuare il prossimo dirigente del settore Cultura che poi sarà lo stesso a sedere nel cda della fondazione. Il consigliere, che si chiede perché il Comune non abbia mandato alla seduta Maurizio Tirapelle attuale capo della Cultura, evidentemente non sa che quest’ultimo ricopre un incarico ad interim, per il tempo strettamente necessario a individuare il nuovo dirigente». E ancora: «Ci eravamo posti la domanda legittima se un direttore ad interim potesse assolvere a questo tipo di incarico, ma c’era il rischio che potesse inficiare le deliberazioni della fondazione. Se il Comune avesse indicato il suo nome come proprio rappresentante per la Roi, in base allo statuto questa azione sarebbe stata interpretata come nomina definitiva del nuovo consiglio di amministrazione». Di cui, va detto, faranno parte già certamente monsignor Francesco Gasparini e Giovanna Vigili Rossi di Schio. Secondo le regole, la terza nomina (su un cda a 5) farà decadere il vecchio organo collegiale e innescherà le altre procedure per completare la nuova governance. Di qui la riflessione di Rucco: «Aspettare settembre, quando sarà conclusa la procedura di gara per nominare il dirigente della Cultura, non cambia nulla. L’azione sarà riproposta». A questo proposito, sottolinea il sindaco, «il Comune non ha alcun problema a votare a favore dell’azione se ci saranno i presupposti. Valuteremo quando vedremo la documentazione che finora, voglio far notare, non abbiamo ancora visto. Vicenza non si tirerà indietro purché ci siano le condizioni legali per procedere, così come stiamo mettendo in atto una serie di azioni, che prevedono tra l’altro la costituzione come parte civile nel processo penale alla Banca popolare di Vicenza».