Lavori in corso per parco fiume Brenta: al via il “restauro ecologico” degli habitat per favorire la biodiversità e il ritorno delle specie autoctone

Attenzione ai cartelli! Non bisogna interferire con le attività di cantiere

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Life Brenta 2030, Parco Fiume Brenta, restauro (Credits Etifor)
Life Brenta 2030, Parco Fiume Brenta, restauro (Credits Etifor)

Stanno per aprire i cantieri ‘verdi’ per il miglioramento ambientale previsti dal progetto LIFE Brenta 2030, un ‘restauro ecologico’ co-finanziato dal programma LIFE dell’Unione Europea che vede coinvolti Etra, ente capofila, l’Università di Padova, il Consiglio di Bacino Brenta, Etifor, AVISP (ex Veneto Agricoltura), il Comune di Carmignano di Brenta e Veneto Acque.

«L’area interessata corrisponde al sito Natura 2000 ‘Grave e zone umide del Brenta’ e include una delle zone più importanti del Veneto per i prelievi idropotabili – spiega il presidente di Etra, Flavio Frasson -. È un territorio dall’altissima qualità idrica che fornisce acqua potabile a circa 1 milione di cittadini tra le province di Padova, Venezia e Rovigo. Necessita di un vero e proprio restauro ecologico che trasformerà l’aspetto di molti luoghi recuperando lungo il Brenta gli habitat tipici dell’area grazie a una serie di azioni che si propongono di integrare la tutela della risorsa idrica con la tutela dell’ambiente naturalistico e socio-economico in cui avvengono i prelievi».

«Il fiume Brenta, tanto prezioso per il nostro territorio, è fortemente alterato dalle attività dell’uomo che modificano i processi naturali e condizionano la presenza di ambienti e specie naturali – ha spiegato Simone Iacopino dell’Università degli Studi di Padova –. Ospita ancora moltissime specie animali e vi troviamo circa la metà delle specie di uccelli che possiamo osservare nell’intero territorio nazionale. Tuttavia, gli insediamenti urbani, le attività agricole e industriali e il prelievo fino al recente passato delle ghiaie trasportate dal fiume hanno cambiato fortemente le naturali dinamiche del fiume favorendo alcuni ambienti a scapito di altri. Gli interventi del progetto LIFE permetteranno di ricostruire quegli ambienti più sfavoriti e sempre meno presenti lungo il Brenta: le paludi con piante legate a condizioni di acqua stagnante».

Il primo degli interventi previsti dal progetto è già stato ultimato e ha coinvolto l’area dell’Oasi di Crosara a Nove, in provincia di Vicenza. Sono state ricreate le condizioni ambientali simili a quelle di paludi ricche di piante igrofile come il giaggiolo acquatico, la salcerella, carici e giunchi.

I prossimi cantieri saranno aperti tra agosto e la fine dell’anno, nel pieno rispetto della conclusione dei periodi riproduttivi della fauna, a Tezze sul Brenta e Cartigliano (VI) e nel bacino di Camazzole nei comuni di Carmignano di Brenta, Cittadella e Fontaniva (PD).

Per tutta la durata dei lavori sarà attiva la campagna “Habitat in formazione”, che fornirà aggiornamenti sulle attività di ‘restauro ambientale’ attraverso la pagina Facebook di progetto e sul sito parcofiumebrenta.it. Anche i cartelli informativi di cantiere riporteranno i riferimenti ai canali online fornendo ai passanti notizie sui lavori in corso, questo anche per evitare ‘interferenze’: tutti i siti di intervento sono, infatti, altamente frequentati per cicloturismo, picnic, attività sportive e il bacino di utenza di circa 160.000 persone residenti nei Comuni interessati, arriva a circa 360.000 se si conta anche la città di Padova.

Ad effettuare i lavori è Etra. Tra gli interventi, scavi e riporti per la creazione di aree umide, sistemazione di reti di protezione e realizzazione sentieristica, potatura, taglio arbusti e contenimento della vegetazione, rimozione specie alloctone invasive, impianti vegetali autoctoni (a cura di Etifor e Avisp – Veneto Agricoltura).

«Gli interventi di conservazione consistono in particolare nella creazione di zone e prati umidi, nella riqualificazione di boschi planiziali e di prati aridi degradati e nell’arricchimento di siepi – conclude Frasson –. Permettono di migliorare la biodiversità dell’area, che attualmente si presenta in parte degradata, contribuendo ad incrementare la dotazione di habitat e habitat di specie. Alcuni interventi di conservazione mirano alla tutela della risorsa idrica. È il caso in particolare delle zone umide, che consentono sia di migliorare, in certa misura, il potenziale di stoccaggio idrico del territorio, sia anche, grazie all’azione della vegetazione, la qualità della risorsa idrica».