
Dal Partito Democratico veneto arriva un doppio attacco al governo Meloni sulla crisi abitativa e sul crollo del potere d’acquisto delle famiglie. Due temi intrecciati, casa e lavoro, che, secondo i dem, rischiano di compromettere il futuro dei giovani e del ceto medio.

Il grido d’allarme parte dai dati diffusi da Istat e commentati dalla capogruppo PD in Consiglio regionale, Vanessa Camani. «L’economia italiana rallenta pericolosamente: nel secondo trimestre del 2025 il PIL segna un calo, i consumi delle famiglie sono fermi, mentre cresce il costo del carrello della spesa, degli affitti e della scuola. L’unico dato positivo è l’occupazione, ma senza salari adeguati il lavoro non basta». Da qui la proposta: «È il momento di riprendere il filo del salario minimo, di introdurre la paga minima oraria negli appalti pubblici e di avviare un grande “Patto per il lavoro del Veneto”, un’alleanza larga tra imprese e lavoratori per far ripartire un’economia in sofferenza. Anche la Regione deve fare la sua parte, investendo in politiche abitative e alloggi a prezzi calmierati».

Il segretario provinciale del PD di Vicenza, Davide Giacomin, parte dalla condizione dei coetanei: «Come molti giovani vicentini, anche io vorrei una famiglia e una casa mia. Ma con un reddito medio di 1.920 euro e un risparmio annuo di circa 3.500 euro, acquistare un’abitazione è un’impresa: ci vorrebbero 55 anni di mutuo». Per Giacomin il problema non è solo locale ma nazionale: «Meloni parla di “Piano Casa”, ma i 660 milioni previsti sono fermi in attesa dei decreti attuativi. Intanto, i Comuni sono lasciati soli: tante abitazioni Ater e comunali sono sfitte perché servono piccoli investimenti di recupero, ma mancano i fondi. Con l’ultima legge di bilancio sono stati tagliati i trasferimenti agli enti locali. Il vero nodo resta il potere d’acquisto: l’Italia è l’unico Paese europeo in cui la classe media ha perso il 3% in trent’anni. E tra salari fermi e precarietà, come può la mia generazione sperare di comprare la prima casa?».
Per i dem vicentini e veneti, insomma, casa e lavoro restano i nodi centrali. Due emergenze che, senza risposte concrete, rischiano di allontanare intere generazioni dall’idea di un futuro dignitoso.