Le banche e l’affare diamanti, Nicola Borzi svela i regali ai bancari-piazzisti e le pressioni

Una filiale Intesa Sanpaolo
Una filiale Intesa Sanpaolo
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Regali, commissioni per centinaia di milioni, pressioni incrociate tra banche e i broker dei diamanti Idb e Dpi che hanno piazzato ai clienti bancari pietre per almeno 2 miliardi, sopravvalutandole anche tre volte rispetto al loro valore effettivo in base a listini autoprodotti spacciati per rilevazioni di mercato. Tra le centinaia di migliaia di vittime ci sono risparmiatori comuni e anche molti vip: il solo Vasco Rossi ne ha comprate per 2 milioni e mezzo; l’imprenditrice Diana Bracco; la conduttrice tv Federica Panicucci (29 mila euro) e la ex showgirl Simona Tagli (54 mila euro). È quanto emerge dalle 83 pagine del decreto di sequestro di 700 milioni che la Procura della Repubblica di Milano ha disposto a carico di Idb e Dpi, Banco Bpm, Banca Aletti, UniCredit, Mps e Intesa Sanpaolo.

Nel solo biennio 2015-17 il business ha fruttato a Banco Bpm e alla controllata Aletti 47,9 milioni, 11,5 a UniCredit, 32,7 a Mps e alla controllata Widiba 32,7 e 11,1 a Intesa Sanpaolo. Le commissioni pagate dai broker al Banco Bpm nel 2016 valevano il 24,5% del valore totale delle pietre vendute, per Mps il 18% nel 2017, in UniCredit toccavano il 18% e in Intesa Sanpaolo il 12%. Il 20 settembre 2017 l’Antitrust aveva sanzionato le modalità di offerta dei diamanti “gravemente ingannevoli e omissive”: 9,35 milioni al canale Idb (2 milioni al broker, 4 a UniCredit e 3,35 a Banco Bpm), 6 milioni all’altro broker Dpi e al suo canale (un milione alla società, 3 a Intesa Sanpaolo, 2 a Mps).

Ma le commissioni non erano l’unico pagamento dei broker ai funzionari delle banche. C’erano regali ai vertici, anche di natura “archeologica”, donazioni a onlus di manager, “concorsi a premi” che Dpi riservava ai dipendenti di Mps: nel 2016 i bancari che avessero trovato cinque clienti per il broker avrebbero ricevuto diamanti del valore di 250 euro, di 800 euro nel caso di 10 clienti e di 900 euro per 15 clienti.

Ecco perché non solo gli amministratori di Idb e Dpi e i top manager bancari sono finiti tra la settantina di indagati per varie ipotesi di reato tra cui truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e ostacolo alla vigilanza. Anche le banche sono indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa. Nelle indagini sono coinvolti anche decine di funzionari, addetti agli sportelli e direttori di filiale. Alcuni dei quali si sono sentiti “scaricati” dalle banche che, finite sotto indagine, li hanno demansionati. Agli atti ci sono intercettazioni di bancari che lamentavano di aver visto stroncata la loro carriera mentre chi firmava gli accordi commerciali con i broker stava ancora ai vertici.

Nel caso del Banco Popolare, secondo i magistrati le intercettazioni hanno evidenziato “con la massima chiarezza il consapevole coinvolgimento del management”. Tra gli indagati figura anche il dg di Banco Bpm, Maurizio Faroni. Nel decreto di sequestro si fa riferimento a due circolari interne ai bancari, la prima emessa nel 2003 dalla Popolare di Verona e Novara (poi confluita in Banco Bpm) e la seconda del 2004 da Banca Aletti, “recanti l’esplicita direttiva ai dipendenti di proporre diamanti non come gioielli ma come investimento, trattandosi di un prodotto redditizio” capace di creare “plusvalenze medie annuali del 7-8%” con “rendimenti garantiti”, che “da oltre 20 anni non conosce ribassi”. Circolari “con scritto dentro cose allucinanti”, come afferma un dirigente dell’istituto in una conversazione intercettata. Secondo lo stesso manager, come si evince in un’altra intercettazione, “quella roba lì (le circolari del 2003-04, rivedute nel 2011, ndr) ce la ficca su per il c… totalmente!”.

Ma i rapporti tra broker e banche erano anche altri. “Abbiamo deciso più o meno volontariamente di aderire massicciamente all’aumento di capitale del Banco Popolare… sono arrivati con una calibro 9, me l’hanno puntata alla tempia, m’hanno detto ‘firma qui’”. È uno stralcio di una telefonata intercettata a giugno 2016 da Claudio Giacobazzi, presidente e amministratore delegato di Idb (commissariata lo scorso anno e fallita nelle scorse settimane), trovato morto il 14 maggio 2018 in un hotel a Reggio Emilia.

I magistrati scrivono che “la decisione di aderire all’aumento di capitale è stata imposta dalla banca come condizione per stipulare il futuro accordo con la banca”. Da qui l’accusa di corruzione tra privati. Secondo i magistrati Idb ha sottoscritto gli aumenti di capitale di UniCredit del 2012 per 7 milioni e del 2014 e 2016 del Banco Popolare per oltre 950 mila euro.

di Nicola Borzi da Il Fatto Quotidiano

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