Lenti (Sace): “Risultati economici migliori con performance Esg elevate”

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(Adnkronos) – “Le imprese operano in un contesto geopolitico molto instabile, caratterizzato dalla transizione energetica, dal cambiamento climatico e dalle difficoltà di approvvigionamento delle risorse. È quindi un contesto in cui sono chiamate a investire in innovazione, transizione energetica e nuove tecnologie per ridurre i costi, contenere i rischi e diventare anche più resilienti e competitive sui mercati. E questo vale per tutte le aziende, soprattutto per le nostre aziende del Made in Italy, che hanno sempre fatto della competenza, della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Anche le nostre aziende devono spingersi a investire nella transizione energetica e nell’innovazione tecnologica per diventare sempre più resilienti e competitive”. Così Lavinia Lenti, Head of Sustainability Sace, partecipando all’Adnkronos Q&A dedicato alla sostenibilità, oggi a Roma. 

“Non si tratta di slogan – spiega Lenti – Alcune ricerche indicano che le imprese con performance Esg più elevate registrano risultati migliori. Se non ricordo male si parla di un valore aggiunto superiore del 16,7% rispetto alle imprese con performance Esg inferiori. Queste imprese, inoltre, ottengono anche risultati più positivi in termini di ricavi e occupazione: con una crescita dei ricavi, negli anni 2017-2024, del 65%, contro il 55% di quelle con performance Esg inferiori. Per quanto riguarda l’occupazione, parliamo di un +40% contro un +28%”. C’è poi un altro dato “interessante, per noi di Sace – continua Lenti – La quota di export rispetto al fatturato è maggiore nelle imprese più sostenibili: 37% contro il 30%. Inoltre, queste imprese sono più resilienti e hanno una maggiore capacità di operare in un numero più ampio di mercati, quindi una diversificazione geografica più estesa. Si considerano 26 Paesi di destinazione per le imprese sostenibili che esportano, contro i 16 Paesi di destinazione delle imprese che non esportano. Questi numeri – osserva – ci dicono che effettivamente esiste un ritorno reale per le imprese. Stiamo inoltre passando da una logica di misurazione dell’output, cioè che cosa facciamo, a una logica di misurazione dell’outcome, cioè quali effetti produciamo a livello di sistema. È un tema molto rilevante per noi. Non misuriamo solamente quante garanzie concediamo o quante aziende supportiamo e accompagniamo nel loro percorso internazionale, ma cerchiamo di compiere un passaggio ulteriore: capire quanto export le nostre operazioni abbiano abilitato e quanti investimenti siamo riusciti a rendere possibili”. 

“Stiamo anche introducendo logiche di misurazione dell’impatto socio-ambientale, valutando il Roi delle nostre operazioni, almeno di quelle più grandi per le quali disponiamo di dati – illustra Lenti – Un altro elemento importante che abbiamo introdotto nel nostro piano è il tema dell’addizionalità. Si tratta di cercare di misurare quale quota di questi impatti sia effettivamente attribuibile all’intervento di Sace, ovvero in quali casi la garanzia pubblica sia in grado di abilitare finanziamenti che, per durata, tipologia di rischio o importo, non sarebbero facilmente sostenibili dal mercato senza il nostro supporto. Cerchiamo quindi di capire quale sia esattamente la quota di impatto generata attraverso il nostro specifico contributo. Questo è molto importante perché – precisa – ci consente non solo di misurare, ma soprattutto di guardare in prospettiva, capire quali effetti generiamo con le nostre operazioni per selezionare investimenti capaci di generare un impatto economico, quindi sul Pil e sull’occupazione, ma anche a livello ambientale e sociale”. 

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