
Longare (Vicenza) torna al centro dell’attenzione per la presenza della 207ª Military Intelligence Brigade Usa alla caserma Miotto e per la storia dell’ex deposito nucleare “Pluto”, dismesso nel 1992. Nella crisi con l’Iran riemerge il tema del ruolo delle basi Usa in Italia, mentre il sottosegretario Mantovano esclude richieste operative americane.
La base militare statunitense di Longare, storicamente legata all’ex sito Pluto, torna al centro dell’attenzione mentre cresce la tensione internazionale con l’Iran e il tema della sicurezza del territorio e del ruolo delle installazioni USA nel Vicentino riapre il dibattito pubblico.
Longare, base Usa Miotto ex Pluto: rischio obiettivo Iran?
La guerra in Medio Oriente e il crescente coinvolgimento delle forze statunitensi riportano inevitabilmente l’attenzione anche sul Vicentino e sulle installazioni militari USA presenti nel territorio. Tra queste, oltre alle più note basi di Camp Ederle e Del Din a Vicenza (leggi “Guerra in Iran, Vicenza e le basi USA: una preoccupazione che non può essere ignorata“), figura anche il sito militare di Longare, nei Colli Berici, noto ora come caserma Matteo Miotto.
Si tratta di un’area da decenni associata alla presenza militare statunitense e che in passato ha avuto un ruolo strategico nella rete di infrastrutture NATO in Europa. In particolare, il sito sotterraneo noto come “Pluto” è stato storicamente indicato come deposito di armamenti nucleari tattici durante la Guerra fredda, anche se negli anni più recenti le informazioni ufficiali sulle sue funzioni operative sono diventate sempre più limitate.
Oggi la struttura è collegata alle attività di intelligence e supporto operativo delle forze statunitensi presenti nel Vicentino, inserite nel dispositivo strategico americano nel continente europeo.
La caserma “Matteo Miotto” di Longare (Vicenza) è, infatti, diventata, dal 2025, sede della 207th Military Intelligence Brigade (Theater), unità di intelligence dell’Esercito statunitense legata al dispositivo Usa in Italia e nel teatro Europa/Africa.
Che cosa fa la 207ª, in base a quanto è pubblico
La definizione “Theater” indica un supporto intelligence pensato per un “teatro” operativo ampio: produzione e integrazione di informazioni a supporto della pianificazione, della protezione delle forze e delle operazioni dei comandi collegati. Fonti divulgative locali, riprendendo la descrizione della brigata, la collocano come struttura di supporto a comandi Usa in Europa e Africa (USAREUR-AF, AFRICOM, SETAF-AF).
Questo non equivale, di per sé, a un coinvolgimento automatico in ogni crisi internazionale: dalle fonti ufficiali e pubbliche consultabili non emerge un collegamento diretto e specifico tra Longare e operazioni “in Iran”.
Il nodo storico: l’ex “Site Pluto”
Longare è però un luogo che, nel dibattito vicentino, evoca anche un’altra parola-chiave: “Pluto”. Per la storia della Guerra fredda, diverse fonti (giornalistiche e istituzionali) hanno descritto “Site Pluto” come un grande deposito Usa di ordigni nucleari tattici, indicando inoltre che il sito sarebbe stato dismesso come deposito nel 1992.
Da qui la domanda ricorrente: esistono ancora armi nucleari a Longare? Con i soli elementi pubblici disponibili, la risposta rigorosa è che non ci sono conferme verificabili di una presenza attuale: la storia del sito è documentata, ma eventuali assetti contemporanei non sono oggetto di ammissioni ufficiali e, per prassi, gli Stati non dettagliano la dislocazione di sistemi sensibili che sarebbero ora situati ad Aviano e Ghedi
Crisi Iran e basi: cosa si può dire senza speculare
Nel contesto dell’escalation in Medio Oriente, la questione delle basi Usa in Italia torna inevitabilmente nel confronto politico e mediatico. In queste ore Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza, ha dichiarato che gli Stati Uniti non avrebbero chiesto l’uso delle basi in Italia per attacchi contro l’Iran.
Parallelamente, fonti giornalistiche europee riportano avvertimenti iraniani rivolti all’Europa nel caso di un coinvolgimento diretto nel conflitto. (euronews)
Resta però un punto fermo per un’informazione accurata: stabilire se una specifica installazione “sia un obiettivo” appartiene alle valutazioni militari e di intelligence e, se affrontato pubblicamente, rischia di scivolare nella speculazione. Quello che si può fare, invece, è distinguere tra dati verificati (ruolo dichiarato della 207ª, storia di Pluto, dichiarazioni istituzionali) e ciò che, allo stato, non è dimostrabile con fonti aperte.
Ma l’attuale scenario internazionale, con il conflitto che coinvolge l’Iran e il crescente rischio di escalation regionale, riporta inevitabilmente alla ribalta una questione più ampia: quale ruolo possono avere le installazioni militari statunitensi presenti in Europa e quali implicazioni possono avere per i territori che le ospitano.
Gli analisti militari ricordano che, in caso di conflitti su scala più ampia, le infrastrutture militari utilizzate dalle forze statunitensi o dalla NATO rappresentano potenziali obiettivi strategici. Non significa automaticamente che lo diventino, ma la loro presenza rientra nella logica militare dei possibili bersagli.
Nel caso vicentino la questione assume una dimensione particolare. Le principali basi USA si trovano infatti in un’area densamente abitata e inserita nel tessuto urbano della città, mentre il sito di Longare è collocato in una zona collinare ma comunque a ridosso di centri abitati e infrastrutture civili.
Per questo motivo, ogni volta che il quadro internazionale si fa più instabile, torna a emergere una domanda che negli anni è stata sollevata più volte da amministratori locali, studiosi e movimenti civici: quale livello di informazione e di preparazione esiste per i territori che ospitano installazioni militari strategiche?
Il tema non riguarda solo la geopolitica ma anche la protezione civile e la consapevolezza della popolazione. In caso di crisi internazionali, infatti, la presenza di infrastrutture militari può trasformare territori apparentemente periferici in nodi della sicurezza globale.
Per ora, ripetiamo, non esistono segnali concreti di rischi immediati, ma il ritorno di tensioni internazionali di ampia portata e con mutevole variabilità temporale rende inevitabile che il dibattito pubblico si riapra anche nel Vicentino.
Longare, Vicenza e l’intero territorio berico restano infatti parte di una rete militare internazionale che, nei momenti di crisi, torna ad avere un peso strategico ben più ampio dei confini locali.
Non sarebbe, quindi, il caso di affrontare seriamente questo nodo ora che stringe la gola di tutti noi il timore che, calma da mantenere e rassicurazioni a parte (anche di chi va a Dubai mentre viene bombardata a sua insaputa…), le proteste contro le basi sul nostro territorio non siano solo effetto di posizioni ideologiche ma espressioni di paure, ci auguriamo, ancora lontane ma realistiche?




































