
Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta, e Vicenza si ritrova ancora una volta tra i centri più critici della Penisola. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che fotografa la qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia italiani relativa all’anno appena concluso.
Se a livello nazionale il 2025 segna uno dei bilanci più positivi degli ultimi anni – con solo 13 città che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (contro le 25 del 2024) – la situazione per la città berica resta allarmante se proiettata verso i nuovi obiettivi europei del 2030.
Mal’Aria Legambiente 2026: Vicenza e l’emergenza PM2.5
Il dato più preoccupante per Vicenza riguarda le polveri sottili più fini, il PM2.5. Il rapporto inserisce il capoluogo berico tra i casi più problematici d’Italia insieme a Monza, Cremona, Rovigo, Milano e Pavia.
Guardando alla revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che entrerà in vigore nel 2030, Vicenza fa parte di quel 73% di città italiane che oggi risulterebbero fuorilegge, con una media annuale superiore al limite di 10 microgrammi per metro cubo.
Il quadro nazionale: Palermo “maglia nera”
A livello nazionale, la classifica dei superamenti giornalieri del PM10 (limite di 50 µg/m3 per massimo 35 giorni) vede Palermo in testa con 89 giorni di sforamento, seguita da Milano (66), Napoli (64) e Ragusa (61). In Veneto, si segnalano i dati critici di Verona (44 sforamenti), Rovigo (37) e Venezia (36).
Sebbene nessuna città superi i valori annuali previsti dalla normativa attuale, il 2030 rappresenta uno scoglio altissimo: il 53% dei capoluoghi (55 su 103) non rispetta già ora il futuro limite per il PM10, mentre il 38% è oltre la soglia prevista per il biossido di azoto (NO2).
L’allarme di Legambiente: tagli ai fondi e sanzioni UE
“Il Governo deve rafforzare le politiche per la qualità dell’aria, non indebolirle”, è l’appello del direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti. L’associazione critica duramente la scelta di ridurre, a partire dal 2026 e per il prossimo triennio, le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano.
Questa decisione, secondo la ong, espone l’Italia a nuove sanzioni, considerando anche la procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea a gennaio 2026 per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico.
Il Bacino Padano: un problema strutturale
Il rapporto evidenzia come il Bacino Padano resti una delle aree più inquinate d’Europa. Tuttavia, emerge un nuovo fenomeno: la criticità non riguarda più solo le grandi metropoli, ma si sposta sempre più verso i piccoli e medi centri urbani e le aree rurali.
Tra le cause identificate, oltre al riscaldamento e alla mobilità, figurano le emissioni derivanti dagli allevamenti intensivi, un fattore che contribuisce pesantemente alla formazione di particolato secondario nell’aria che respirano i vicentini e i veneti.




































