“L’8 agosto si celebra la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita in memoria della tragedia della miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio,  dove un incendio provocò la morte di 262 minatori, dei quali 136 di nazionalità italiana e tra questi cinque veneti: Guerrino Casanova, 33 anni, di Montebelluna, Giuseppe Corso, 36 anni, di Montorio di Verona; Dino Della Vecchia, 30 anni, di Sedico; Mario Piccin, 37 anni, di Codognè,  e Giuseppe Polese, di appena 22 anni, di Cimadolmo, Treviso.

Questa data, quell’evento drammatico al pari di altri che segnano la storia dell’emigrazione italiana non può cadere nell’oblio: è una storia dolorosa che non dobbiamo mai dimenticare, alla quale ogni scuola italiana nel corso dell’anno scolastico dovrebbe dedicare almeno una giornata di riflessione”.

Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto commemora l’8 Agosto. “La tragedia di Marcinelle fu la terza per numero di vittime  tra gli immigrati italiani all’estero dopo i disastri negli Stati Uniti di Monongah, nel 1907 con oltre 500 morti dei quali almeno 171 minatori italiani, e di Dawson, nel 1913 con 265 morti dei quali 146 italiani. In Italia, il più grande disastro minerario, fu quello della miniera di Arsia in Istria il 28 febbraio 1940 dove morirono 185 minatori.  Giustamente la miniera di Bois du Cazier  a Marcinelle è stata inserita nella World Heritage List dell’Unesco come monito non solo per quanto avvenne l’8 agosto  ma anche per le scandalose sentenze dei due processi aperti sul caso, che portarono nel 1964 solo alla condanna di un ingegnere a 6 mesi con la condizionale.

Voglio ricordare in questo giorno 8 agostro gli oltre 140 mila italiani che nel decennio tra il 1946 e il 1956 emigrarono in Belgio per lavorare nelle miniere della Vallonia a seguito dell’accordo tra il governo belga e quello italiano che si impegnava a mandare 2000 uomini a settimana al  massimo 35enni, di buona costituzione e in perfetta salute, in cambio di 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore inviato dal Belgio all’Italia.

Tra le tante storie – prosegue il Presidente del Consiglio regionale del Veneto  –  oggi trovo giusto ricordare anche la commovente figura del vicentino Angelo Galvan, dell’Altopiano dei Sette Comuni,  che ogni giorno sino al 1988, quando morì di silicosi e di vecchiaia, ogni mattino suonava la campana della chiesa a Marcinelle in memoria dei minatori scomparsi e che l’8 agosto di ogni anno  batteva 262 rintocchi, uno per ciascun minatore morto. Angelo Galvan, fu il primo a portare i soccorsi quell’8 agosto del 1956 guidando la sua squadra scesa  nella miniera  riuscendo a salvare 9 minatori, tra i quali il veneziano Attilio Zanin. Assieme ad altri due vicentini, Ettore Bertinato di Montecchio Maggiore e Angelo Marchetto di Montebello, fu premiato dal Re Baldovino per il coraggio dimostrato in quel giorno drammatico: mettendo a rischio le loro vite, i tre minatori veneti non ebbero alcuna esitazione e credo che oggi il pensiero commosso di noi tutti deve andare anche a loro assieme agli 867 italiani morti nelle miniere belghe dal 1946 al 1963, su un totale di 1126 vittime. A loro, a tutti i nostri connazionali vittime di condizioni di lavoro incredibili, a quanti ancora oggi, e sono sempre troppi, muoiono sul lavoro, va il nostro pensiero sinceramente commosso”.

“Quando parliamo di Marcinelle non possiamo dimenticare che i minatori in Belgio erano manodopera inviata in cambio di quintali di carbone per l’Italia: praticamente uomini barattati con materie prime, sulla base di precisi accordi. Quel giorno del 1956 il Veneto pagò quello scambio con cinque caduti. Li ricordiamo con affetto e riconoscenza perché sono il simbolo di un Veneto che, contrariamente a quello che qualcuno vuole far credere con scopi politici, ha conosciuto la povertà e il sacrificio e non è insensibile alle difficoltà altrui”.

Nell’anniversario della tragedia mineraria di Bois du Cazier a Marcinelle, divenuto giornata dedicata al lavoro italiano nel mondo, il Presidente della Regione del Veneto ricorda i corregionali che, insieme ad altri 136 italiani, persero la vita.

“Erano lavoratori seri ed impegnati – aggiunge il Governatore – che affrontarono l’impossibile per garantire dignità alle loro famiglie. Come altre migliaia di Veneti, si fecero conoscere e rispettare perché nei paesi dove giunsero non andarono a bighellonare o riempire le carceri. Lavorarono duramente, portando benessere e sviluppo nel paese che li ospitava e in quello dove avevano lasciato affetti e radici”.

“Marcinelle è un simbolo che ci impone di tenere viva la memoria su questa tragedia – conclude il Presidente -. Un monito a non dimenticare tutta la storia della nostra emigrazione e, sulla strada di quello che è già un nostro preciso impegno, a garantire sempre maggior sicurezza nei luoghi di lavoro affinché nessuno debba più rischiare la vita nell’assicurare una vita dignitosa alla sua famiglia”.