Mentre Rucco e Ciambetti omaggiano violenti come Ugone orfano di Arman festante per 500.000 euro incassati vendendo 8.000 azioni BPVi, M5S e Lega stanno per tradire 340.000 risparmiatori vittime delle banche

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Domani presumibilmente sarà votato alla Camera dei deputati, in sede di approvazione del Milleproroghe, l’emendamento grillo-leghista (lo presenta il M5S, lo sostiene la Lega salvo auspicabili miracolosi dietrofront), che potrebbe (e il condizionale è di attesa di quel miracolo) uccidere definitivamente le speranze di rivedere i propri risparmi da parte di pressoché tutti i risparmiatori vittime della Banca Popolare di Vicenza, di Veneto Banca e delle 4 banche risolte ai quali la legge 205, approvata il 27 dicembre 2017 da tutti i partiti e movimenti, apriva la strada della loro tutela.

L’emendamento in votazione non solo sposta ulteriormente al 31 gennaio la scadenza del regolamento attuativo della 205, previsto per il 30 marzo e poi già differito al 31 ottobre il 6 agosto al senato sia pure mantenendo la struttura della legge, ma questa struttura e quelle speranze di fatto le azzera in 4 mosse la maggioranza del “governo del cambiamento”.

Stabilisce, infatti, di

– dare solo il 30% a chi, alcune centinaia di soci truffati su circa 340.000 in totale delle sei banche, ha già un lodo a suo favore dell’Acf (che tra l’altro imporrebbe la liquidazione a loro favore del 100%) o ne avrà uno entro il… 30 novembre 2018

– fissa un tetto di 100.000 euro per il “ristoro”

– non tocca la dotazione iniziale delle 205, salvo le solite promesse future e salvo un mini incremento per qualche centinaio di “fortunati”, che rinunciano al 100% del danno riconosciuto per avere solo il 30%, e non accede invece per ben maggiori importi ai fondi dormienti (solo i conti correnti dormienti nei cassetti del MEF ammontano a 1.574.00.000 di euro al 2016).

Anche se il decreto che verrà emanato (?) entro il 31 gennaio 2019 potrà rimettere in gioco le cose, quei paletti del 30% e dei 100.000 euro appaiono un macigno sul futuro.

Eppure c’è chi, il sindaco Francesco Rucco e il consigliere comunale Roberto Ciambetti, che da presidente del Consiglio regionale, con tanto di decisione collegiale della Regione Veneto, ben altra attenzione aveva promesso alle Associazioni Unite per il Fondo, ieri, 10 settembre, hanno ricevuto sei, diconsi sei, esponenti di chi ha lottato la 205 e ha portato all’emendamento di cui sopra.

Presenti in sala Chiesa per Conferenza stampa del direttore di VicenzaPiu_ su decreto attuativo legge 205Come Luigi Ugone (presidente di Noi che credevamo nella BPVi), lo stesso che con dei facinorosi del suo gruppo e del Coordinamento di don Enrico Torta, per non far conoscere la verità ai propri rappresentati, ha provato ad impedire la nostra conferenza stampa del 20 agosto in cui la sala ieri semivuota era piena di rappresentanti di associazioni(vedi foto accanto) che volevano sapere per informare, anche se era potuta entrare solo una persona per associazione.

Come il rappresentante dell’Associazione Soci Banche Popolari da cui sono fuoriusciti recentemente vari consiglieri del direttivo oltre a Francesco Celotto.

Come l’avv. Renato Bertelle, quello pure tanto sbeffeggiato da Ugone & c. all’epoca dell’assemblea farsa con Achille Variati al teatro comunale e tra i vari avvocati che sui soci “guadagnano” e, nel caso di Bertelle, pur “lamentandosi”, hanno portato a casa profitti vendendo le proprie azioni per tempo.

Peccato che Rucco e Ciambetti, da grandi trasformisti, abbiano ricevuto, loro amanti dell’ordine, i violenti come Ugone (cfr. “Esposto di Coviello contro Ugone e “seguaci” suoi e di don Torta che provano a impedire a VicenzaPiù di informare soci BPVi e Veneto Banca su decreto attuativo fondo ristoro“) che stanno anche violentando i soci privandoli, col supporto, per propri fini, a iniziative parlamentari  irrispettese delle promesse elettorali, dei diritti che il 27 dicembre 2017 avevano cominciato a conquistare.

E peccato, per Rucco e Ciambetti, che per fare bingo non ci fosse l’avv. Andrea Arman, presidente del Coordinamento Banche di don Enrico Torta e “bibbia” terrena del prete di Dese. 

Ma lui, forse, mentre pubblicamente piange per le 7.000 azioni BPVi, ricevute secondo Francesco Celotto, che ne valuta il danno in non più di 70.000 euro, dal padre come concambio low cost ai tempi dell’acquisizione della “sua” Banca Piva alla BPVi, privatamente sta ancora festeggiando per le 8.000 azioni, della stessa provenienza, che, stando ai libri soci della fu Popolare di Vicenza presso la Procura di Vicenza, ha venduto nel 2012, esattamente il 30 ottobre 2012, al prezzo massimo di 62.50 euro ognuna.

Se 8.000 azioni per 62.50 euro l’una fanno 500.000 euro secchi incassati a fine 2012, giusto in tempo prima dello tsunami in arrivo e per azioni ereditate o avute a molto, molto meno, volete che Arman possa piangere per le 7.000 perse per 70.000 euro e non snobbasse l’incontro con Rucco che neanche ha risposto all’analoga richiesta di Patrizio Miatello per le altre associazioni, quelle che stanno provando a fare il loro lavoro per i soci delle banche senza secondi fini e, soprattutto, senza violenza verso chi informa visto che loro per primi vogliono informare e non plagiare i propri associati?

P.S. Il sindaco Francesco Rucco ha letto, lui che è avvocato civilista, i documenti sulla 205 di cui stiamo parlando o lui, come fa don Enrico, che crede solo in Arman da cui se li fa leggere, ossequia solo chi, magari, gli ha promesso un po’ di voti dall’area forconara in campagna elettorale e l’ha costretto a uscire di corsa dalla sala della nostra conferenza stampa mentre di sotto il personaggio alla “Ugolone il boi” strepitava?

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