Montecchio Precalcino, impianto Silva (ex Safond Martini): il Comitato lancia raccolta fondi per centraline anti-inquinanti

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Nuove azioni dal Comitato Tuteliamo la Salute contro il progetto Silva (Gruppo Ecoeridiana) per la realizzazione di un impianto per rifiuti speciali e sanitari pericolosi nel sito ex Safond Martini di Montecchio Precalcino. Gli attivisti hanno lanciato ufficialmente una raccolta fondi con un IBAN dedicato.

L’obiettivo è “posizionare, nelle zone limitrofe all’area in questione, delle centraline per il rilevamento di inquinanti in aria“. Il Comitato spiega sui propri canali social che “nei pressi di Silva, causa polveri derivanti dalle sabbie di fonderia, si depositano da anni sostanze inquinanti nelle zone abitate e coltivate”. La raccolta fondi è finalizzata a monitorare l’aria nelle zone limitrofe all’impianto.

L’IBAN reso pubblico è il seguente: IT20N0306967684510789378592.

Il Comitato entra nella Rete Zero Pfas e sostiene la diffida di CovePA

Il Comitato Tuteliamo la Salute ha annunciato anche il suo ingresso nella Rete Zero Pfas, un network di associazioni, comitati e gruppi della Regione che mira a promuovere la tutela della salute pubblica e dell’ambiente attraverso l’eliminazione delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) da tutte le matrici ambientali e biologiche.

L’obiettivo dell’adesione è quello di fare rete tra le varie realtà del territorio che condividono i principi per i quali il Comitato si impegna da quasi un anno.

Inoltre, gli attivisti hanno espresso sostegno all’iniziativa del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (COVEPA), che nei giorni scorsi aveva inviato una diffida formale alla Provincia di Vicenza. COVEPA – come riportato da queste pagine – ha chiesto di non autorizzare il progetto di potenziamento delle attività del sito ex Safond Martini, oggi gestito dalla Silva Srl, situato tra Montecchio Precalcino e Villaverla.

L’azione legale mira a evitare di aggiungere ulteriori pressioni “su un ecosistema già compromesso da recenti episodi di contaminazione”. La diffida, inviata via PEC e basata sul Codice Civile (art. 2043) e sulle norme di tutela ambientale, è stata ribadita da Massimo Maria Follesa, vicepresidente e legale rappresentante di COVEPA. Follesa ha sottolineato che “ogni condotta omissiva, negligente o contraria alla legge che dovesse produrre ulteriori danni ambientali o sanitari, non potrà che comportare responsabilità civili, penali ed erariali per i soggetti coinvolti”.