
(Adnkronos) – Avviata la fase di transizione, in Iran si apre il dibattito sulla successione alla Guida Suprema, Ali Khamenei. L'ayatollah, che ha dominato il Paese dagli anni Ottanta a ieri, è stato ucciso negli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele.
I media ufficiali della Repubblica islamica ne hanno ufficializzato la morte alcune ore dopo l'annuncio del presidente americano, Donald Trump. Subito dopo, l'agenzia di stampa statale Irna ha riferito che, durante il periodo di transizione, la guida del Paese è stata affidata al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, al capo della magistratura e a un giurista del Consiglio dei Guardiani, senza fornire ulteriori dettagli sui passaggi successivi.
La decisione sulla successione alla Guida Suprema spetta formalmente all'Assemblea degli Esperti, l'organo incaricato di nominare la nuova massima autorità politico-religiosa, ricorda il New York Times. Già lo scorso giugno, durante la cosiddetta Guerra dei 12 giorni con Israele, quando era rimasto nascosto per ragioni di sicurezza, Khamenei aveva indicato tre possibili successori: il capo della magistratura, Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i, il suo capo di gabinetto Ali Asghar Hejazi e Hassan Khomeini, religioso considerato moderato e nipote dell'ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica. L'esercito israeliano ha affermato che Hejazi sarebbe stato ucciso. Tra i nomi circolati figura anche quello dell'influente figlio di Khamenei, Mojtaba, ma il padre stesso in vita aveva escluso una successione dinastica per la guida del Paese. Il quadro interno resta incerto. Prima dei raid, secondo sempre il Nyt Khamenei aveva adottato misure per garantire la continuità del sistema, delegando la gestione operativa del Paese ad Ali Larijani, il capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, di fatto ridimensionando il ruolo del presidente, Masoud Pezeshkian. Secondo fonti iraniane, Khamenei aveva inoltre autorizzato un ristretto gruppo di alleati politici e militari a prendere decisioni in caso di sua morte o irreperibilità durante la guerra, predisponendo più livelli di successione per le principali cariche civili e militari, tra cui il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, e il suo consigliere militare, Yahya Rahim Safavi.
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