‘Naza’, parla l’ex 007 israeliana Zehavi: “La mia missione era ridurre i danni collaterali, film crea confusione”

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(Adnkronos) – ”Avvisare la popolazione per ridurre i danni collaterali in tempo di guerra. Questa era la mia missione”. Ovvero ”ridurre il più possibile” le vittime tra i civili palestinesi di un attacco israeliano. Perché con il termine ‘Naza’ ”si intende danno involontario. Il concetto opposto di ciò che sostiene il fim” premiato alla Mostra del Cinema di Venezia e che ”crea confusione”. Lo spiega, in una intervista ad Adnkronos, il colonnello riservista Sarit Zehavi, che per 15 anni ha servito come ufficiale dell’intelligence militare delle Idf, prima nella ricerca e nelle analisi, poi nel Commando settentrionale. 

Prima del film ‘Naza’ non sapevamo il significato dell’acronimo ebraico di “Nezek Agavi”. Ci puoi spiegare cosa significa?
 

”Nezek agavi è un termine giuridico tratto dalle leggi di guerra. Si riferisce a danni involontari alle infrastrutture civili o alla popolazione civile. E’ il concetto di danno involontario. E’ praticamente l’opposto di ciò che sostiene il film, dato che il film afferma che i danni inflitti agli abitanti di Gaza sono stati intenzionali”. 

Quindi c’è stata confusione nel film?
 

”Sì il film crea confusione, anche se non amo il termine ‘confusione’ perché implica involontarietà, mentre qui si tratta di una confusione intenzionale e di manipolazione deliberata. C’è una confusione intenzionale tra la fase di intelligence – la cui missione è raccogliere quante più informazioni possibili sull’uso militare e civile di un obiettivo, proprio per agire con cautela – e la fase di pianificazione. Il film ignora la fase di pianificazione e il fatto che ogni obiettivo, basato sull’intelligence, venga sottoposto alla verifica dei consulenti legali. Ignora inoltre che avvisiamo la popolazione e cerchiamo di capire cosa sia accaduto – se abbiano evacuato o meno – e che nulla in questo processo avviene in modo automatico”. 

Cosa contesta della narrazione del film?
 

”Hanno cercato di creare una simmetria tra Tel Aviv e Gaza, ma hanno ignorato quanto accaduto nel sud di Israele, dove delle persone sono state massacrate circa tre anni fa. Non ha senso. E’ come paragonare mele e pomodori. Inoltre vorrei dire che abbiamo trovato l’ordine di Sinwar, scritto di suo pugno a Gaza, che stabiliva che la missione delle forze Nukhba fosse quella di compiere un genocidio contro le comunità israeliane. E’ stato dimostrato, mentre non esiste un ordine del genere nell’Idf”. 

Lei è stata 15 anni nell’nell’intelligence militare dell’Idf. Ci spiega l’approccio rispetto ai ‘Naza’?
 

”Se a Israele non importasse dei danni collaterali, della morte di civili dall’altra parte, perché ci preoccuperemmo di fare delle valutazioni, cercando di capire quante persone potrebbero rimanere uccise? E poi, per ridurre il numero di potenziali vittime, avvisiamo la popolazione in anticipo. Monitoriamo l’evacuazione, cercando di capire quante persone se ne siano effettivamente andate. Forniamo aiuti umanitari”. 

Qual era il suo compito nell’Idf? Ha contribuito a sviluppare questo sistema per i cosiddetti Naza?
 

”Non è un sistema. Il termine ‘sistema’ o ‘unità’ è impreciso. Non esiste alcun sistema ‘Naza’. Ciò che viene descritto nel film sono sistemi che contribuiscono a generare analisi di intelligence su vari aspetti, non necessariamente legati a Naza, né necessariamente ai danni collaterali. Io non ho creato un sistema. Ho elaborato procedure per avvisare la popolazione al fine di ridurre i danni collaterali in tempo di guerra, per monitorare l’evacuazione e per trasmettere alle forze sul campo un quadro preciso del numero di persone evacuate. Questa era la mia missione. Ho partecipato alla creazione di tali procedure e credo fermamente – anzi, so per certo – che esse siano ancora in vigore nell’attuale conflitto”. 

Quindi qual è l’approccio delle Idf rispetto alle vittime civili palestinesi di un attacco?
 

”Ridurle. Ridurle il più possibile. Sì. E’ la missione di molti membri dell’Idf e io ero tra loro, ma ce ne sono molti altri. La missione è proprio quella di ridurre i danni collaterali, di limitare il numero di persone che potrebbero rimanere uccise a causa della lotta al terrorismo. Non c’è alcun interesse a ucciderle”. 

Lei ha detto, in un suo articolo sul ‘Times of Israel’, ‘Perché gli autori del film non mi hanno contattato? Avrei potuto spiegare loro come funzionano le cose’. Le piacerebbe incontrare Yuval Abraham e Rachel Szor?
 

”No, e ti spiego perché. Ho scritto l’articolo prima di vedere il film, e poi l’ho visto. E dopo averlo visto, mi sono convinta che loro non vogliano fare giornalismo né cercare la verità. Dopo aver visto il film, mi sono convinta che stiano solo facendo propaganda per paragonare Israele ai nazisti. L’intera impostazione del film è legata a questo clima. Il film si concentra su un’idea di Israele che si riduce a Tel Aviv. Io vivo al nord. Per tre anni sono stata sotto il fuoco di Hezbollah. Mi dispiace che le realtà del nord e del sud di Israele, che sono state sotto attacco, non siano rappresentate nel film. Loro non hanno scelto di andare a vedere di persona. Quindi non credo che volessero davvero cercare le prove”. 

Naza, uscito in circa 500 sale cinematografiche in Italia lo scorso 28 settembre, nel primo fine settimana di proiezione ha dominato il box office dei film più visti.
 

”Va bene vedere il film. Nessun problema, anche io l’ho visto. Ma voglio condividere una riflessione con gli italiani. Voglio invitare tutti gli italiani che sono interessati alla verità e a ciò che è accaduto ad avere un quadro completo. Oltre a questo film dovreste guardare quello uscito la settimana scorsa. Si intitola ‘Naza: The True Story’. Potete cercarlo su Google, l’hanno già visto più di quattordici milioni di persone. In secondo luogo, dovreste guardare i documentari realizzati dopo il 7 ottobre sui crimini sessuali di Hamas, come quello creato da Sheryl Sandberg. Il titolo del film è ‘Screams Before Silence’. Dovreste guardare il film realizzato a partire dai messaggi, dalle conversazioni e dalle testimonianze inviate dalle persone presenti al Nova Festival. Alcune sono state uccise, altre sono sopravvissute. Il titolo è ‘We Will Dance Again’. Purtroppo nessuno di questi film ha ricevuto attenzione in Europa. Nessuno è stato proiettato ai festival o ha ottenuto riconoscimenti. Sono considerati meno importanti, meno ‘documentaristici’. Qual è il motivo? Sono tutti disponibili su YouTube. Li ho guardati tutti”. 

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