Occhi sul mondo: Ecowas e Usa auspicano una risoluzione

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Immagine che rappresenta il Generale Tchiani, a capo della giunta golpista.
Immagine che rappresenta il Generale Tchiani, a capo della giunta golpista.

Domenica 6 agosto è scaduto l’ultimatum dell’Ecowas, ma per ora non è cambiato nulla. Stati Uniti ed Ecowas cercano ancora la soluzione pacifica.

L’Ecowas, l’Organizzazione per la cooperazione economica dell’Africa occidentale, aveva posto come scadenza il 6 agosto. Ma il rilascio dell’ex Presidente Bazoum non è ancora avvenuto, anzi è rinchiuso in casa sua con lucchetti alle porte, senza acqua corrente ed elettricità. I capi di Stato del blocco africano si troveranno domani, 10 agosto, in Nigeria per discutere sulla strategia da attuare. I tentativi per un incontro con i golpisti sono stati dei fallimenti, non riuscendo neanche ad atterrare. Nessuna opzione è esclusa, ma anche la Camera Alta della Nigeria ha escluso la forza armata per il momento, insistendo sulla risoluzione diplomatica. Anche Victoria Nuland, sottosegretaria al Dipartimento di Stato per gli affari politici di Biden, dichiara “Sono  stati colloqui difficili. Non ho trovato disponibilità per una trattativa”. Durante la giornata di lunedì 7 agosto, aveva chiesto di incontrare il generale Tchiani, ma incontrò solo i capi della giunta militare.

La Cerao, Conferenza episcopale unitaria dell’Africa occidentale, ed il presidente della Conferenza episcopale del Burkina Faso e del Niger (Cebn), auspicano ad una soluzione pacifica. I Vescovi dichiarano il loro “sostegno fraterno” e la loro “solidarietà ecclesiale” ai vescovi del Niger. Esprimono contrarietà alla guerra anche la Conferenza episcopale della Nigeria dove il Presidente, monsignor Lucius Iweriju Ugorji, dichiara: “Abbiamo sprecato molte vite umane in Africa e non possiamo continuare in questo modo orribile, per qualsiasi motivo.” Anche il politologo francese Dominique Moïsi afferma “tutti minacciano la guerra, ma nessuno la vuole”.

Attualmente la guerra è l’ultima opzione, soprattutto da parte di Stati Uniti, Germania e Italia, i quali hanno contingenti militari in Niger.


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