Gentile direttore, in data odierna il giornale di provincia ha pubblicato questo mio scritto tagliandolo o meglio censurandolo in alcuni parti particolarmente importanti; i poteri forti, siano essi forze dell’ordine, politiche, giornalistiche o di legge, vanno sempre difese ad oltranza anche contro ogni incontrovertibile realtà dei fatti. Può VicenzaPiu.com pubblicare il mio scritto per intero e senza censure? Irma Lovato Serena


Cara lettrice, detto, fatto di seguito, lasciando ai nostri lettori ogni valutazione sulla pubblicazione “tagliata” e sui commenti criticati di colleghi e delle forze dell’ordine sul dramma di Marano Vicentino, dove è stata uccisa Anna Filomena Barretta dal marito Angelo Lavarra e di cui abbiamo riferito anche noi con doveroso distacco vista la delicatezza del tema.

Tema che non ha solo l’interpretazione che ne dà la lettrice ma che va, però, letta con attenzione e senza tagli proprio perché Irma è una vittima con una sensibilità che una vittima più di qualunque altro commentatore ha il diritto di rendere pubblica mettendola a disposizione di tutti. Il direttore 

 

Gentile Ispettore Roberto Minervini, c’è il corpo di una donna assassinata a Marano che attende la pietà della sepoltura. E tutt’attorno c’è un vociare inquietante, che già intende seppellire il suo vissuto, la vita futura che le spettava e le ragioni delle sue scelte.

Leggo e ascolto molte scusanti ed interpretazioni sul suo assassino, non leggo e non ascolto l’ indignazione per tali commenti né per il fatto in sé.
A suo tempo, dopo aver vissuto sulla mia pelle la violenza di uno stalker, lei mi disse “Non possiamo esimerci dal portare la nostra testimonianza in ogni luogo e in ogni contesto, molte sono le persone da informare e da sensibilizzare”. Ma ora mi appare del tutto inutile ogni singola azione o parola scritta!
Non che mi aspettassi chissà quali risultati ma un po’ di sano senso della realtà e di umanità questi si. 
Mi dica Ispettore, fino a quando lei avrà la forza di andare a recuperare corpi di donne in fondo ai laghi o in fondo al baratro della sofferenza che altri non colgono? Fino a che punto la sua intransigenza e voglia di verità e libertà per le donne riusciranno a galleggiare e ad agire sulla grande indifferenza che ci circonda?
Ho sempre colto nelle sue infinite serate di sensibilizzazione sull’argomento, un senso di missione, un quel non so ché di sacralità che il soggetto sa donare alle azioni che compie pur comprendendo che sono mete ambite! Ma lei è un uomo ed io una donna.
E la donna che subisce violenza, mi creda, ne subisce subito dopo un’altra (sia che essa rimanga in vita sia che muoia): quella di non essere creduta e di sentirsi costruire attorno una realtà che fa bene ai più della società, ma non a lei; la società ha bisogno di trovare una scusante, di trovare una giustificazione a se stessa, al suo generare uomini malvagi: difficile soffermarsi sul perché, forse si scardinerebbero troppi luoghi comuni sulla falsa forza maschile? 
Come si può permettere ad un giornalista di scrivere che “Il femminicidio è una tesi bislacca” (…) e che “su 60 mln di abitanti ci sono 100 casi sfortunati, di cui quasi la metà causati da stranieri”.?
Come può il comandante dei carabinieri di Vicenza sostenere che non si tratta di un femminicidio ma di un omicidio dettato “da motivi passionali”? Tesi supportata anche da un MI PIACE di una nota parlamentare donna (sic) vicentina. Risulta così difficile ammettere che esistono uomini cattivi, malvagi e violenti?
E come può uno psicanalista sostenere sulle pagine del giornale di provincia che “Le donne non sanno scegliersi gli uomini”?
Io mi arrendo: mi appare una lotta impari quella che le donne ogni giorno devono affrontare per farsi rispettare in quanto persone!
Si è sempre in colpa, sia che si venga uccise sia che si rimanga in vita: io ne so qualcosa! E a volte penso che la mia dannazione non è stata il ritrovarmi dentro la mia casa (24 febbraio 2011) abilmente saturata di gas, ma la dannazione è stata uscirne viva: perché anche di questo me ne è stata fatta una colpa. Colui che prima era definito un uomo violento poi è diventato un santo: ogni paese tende a difendere la propria falsa e apparente onestà dei suoi abitanti maschi. Alla mia persona sono stati fatti i raggi X, a lui qualche buffetto sulle guance e il via libera per continuare a perseguitarmi.
Le sue avvocate in Tribunale mi hanno definito “femminista”: lascio a lei commentare la cosa.
Di fatto ora ogni qual volta mi ritrovo di fronte a qualcuno che in maniera consecutiva mi nega la realtà dei fatti, il mio essere femmineo va in frantumi e tutto quello che avevo costruito si sbriciola davanti ai miei occhi e alle mie mani impotenti.
Le piazze piene il 25 di novembre mi fanno venire pena; tutte quelle scarpe rosse appese di qua e di là mi danno fastidio perché è dal 26 di novembre in poi che vorrei vedere, sentire e toccare con mano l’indignazione!
Non vorrei, ma voglio sentire palpitare ai funerali di Anna Filomena (assassinata il 20 novembre a Marano -VI) quell’indignazione che non può che gridare: volevo, vogliamo vivere libere!

Irma Lovato Serena