Non solo Roma e Venezia: il cinema come opportunità di crescita a Vicenza

561
Cinema. Una troupe in piazza dei Signori
Cinema. Una troupe in piazza dei Signori

(Articolo da Vicenza Più Cool n. 1, supplemento a Vicenza Più Vivasul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Intervista alla location manager vicentina Alessia Iselle: “la città e i cittadini non devono subire il cinema, ma attrarlo”

Il cinema come seconda opportunità. Sia lavorativa, sia di riqualificazione urbana di una Vicenza non più bellissima, ma quasi bellissima anche per i troppi luoghi abbandonati. Ce lo spiega nell’intervista seguente Alessia Iselle, location manager, che è ritornata a lavorare per il cinema dopo che il Covid ha costretto molte persone a resettare la propria vita e dopo aver conosciuto anni fa in treno, per caso, il grande e compianto regista padovano Carlo Mazzacurati. Come dice il termine, quest’attività professionale si occupa, dopo aver letto il copione, di scegliere i luoghi adatti alle riprese e anche interagire con le istituzioni e associazioni per avere tutti i permessi necessari per girare e per chiudere il traffico e altri problemi logistici. È insomma una figura che fa da collante tra la troupe televisiva e il luogo, la comunità, che la ospita. A Vicenza di recente è stata girata la nota fiction Mediaset Luce dei tuoi occhi e l’ultimo film di Marco Tullio Giordana (I cento passi, La meglio gioventù, Romanzo di una strage, n.d.r.) La vita accanto, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice vicentina Mariapia Veladiano, in uscita nel 2024. Non solo Venezia, quindi, protagonista di diverse scene di ben tre film americani nel 2023, ma farsi conoscere come location per il grande cinema, dopo i casi sporadici de Il commissario Pepe, La moglie del prete, Il prete bello, Ultimo minuto, tutti film ormai datati. Il tutto grazie al dialogo e alla sinergia tra la location manager vicentina Alessia Iselle, l’amministrazione comunale, sia quella attuale che quella precedente, e la Veneto Film Commission.

Come fare per andare oltre al caso sporadico e creare una sinergia continua e programmatica che porti il cinema a Vicenza?

Bisogna proporsi, se ci sono proprietari di dimore di lusso, giardini, mettere a disposizione un tariffario, mettere a disposizione i posti. Vicenza potrebbe fare anche da città-pilota per tutto il Veneto fuori da Venezia. Vicenza non faceva parte della Veneto Film Commission, prima c’era una Film Commission vicentina.
È stata un’intuizione dell’assessore precedente, Simona Siotto, portata avanti anche da questa amministrazione. In Veneto c’erano molte realtà frammentate. Quando è arrivata la prima produzione di Luce dei tuoi occhi non eravamo ancora dentro la Veneto Film Commission e da lì siamo cresciuti tutti. Da citare sicuramente il lavoro di Clelia Stefani,
molto brava assieme alla Siotto a capire le potenzialità del cinema a Vicenza. La nuova amministrazione ha capito che Vicenza non può stare fuori da un circuito regionale e ha continuato sulla stessa strada, dando la massima disponibilità a farlo anche in futuro, per pensare a un progetto che invece di subire le produzioni riesca ad attrarle.

Si gira per le strade di Vicenza
Si gira per le strade di Vicenza

Cinema non vuol dire solo grandi nomi

Anche Rai e Mediaset vanno accolti a braccia aperte, perché sono opportunità di lavoro. Un lavoro che ti apre al bello.

Cinema significa cultura. Ma non può significare anche soldi e quindi crescita economica?

Il problema principale è territoriale: esistono regioni dove il cinema è il secondo settore per entrate, per esempio la Puglia, oltre che il Lazio, che ovviamente ha la sede storica delle produzioni cinematografiche, cioè Roma e quindi non fa testo. Ma Roma stessa, essendo ormai satura, ha bisogno di delocalizzare le produzioni. Gli addetti ai lavori sono tutti a Roma, e spostarli è un costo, ma al netto di questo è comunque vantaggioso spostare le produzioni altrove. Fuori dal Lazio, oltre alla Puglia c’è Torino, che diventa polo cinematografico grazie alla Rai e a una fiction che ha portato alla creazione di una scuola.

Il problema infatti è anche la difficoltà di reperire gli addetti ai lavori: costumisti, scenografi, truccatori, fonici, tecnici delle luci, degli effetti speciali, etc. Perché c’è un unico grande centro che è Roma.

Ho scoperto che a Vicenza ci sarebbe l’istituto Montagna che fa audiovisivi, però non basta. La troupe è composta da 60 persone, ci sono molti lavori legati al cinema. Il film non è fatto solo dai creativi, ci sono tantissimi tecnici. Dovrebbero quindi crescere competenze, perché questo si realizzi, cioè affinché vengano create scuole, bisogna prima creare un grande bisogno, che non sia solo la fiction che dura due tre stagioni. Se la politica regionale ritiene che la cultura sia un valore aggiunto, ci saranno degli investimenti.

A livello regionale qualcosa però c’è, si chiama Veneto Film Commission

Certo, e paradossalmente non è tra quelle che ricevono più fondi in Italia. Ricordiamo che il Veneto è la prima regione d’Italia per afflusso turistico. Abbiamo le città d’arte, le campagne, i colli, le montagne, il mare, i laghi. L’anno scorso abbiamo registrato un +38% di accessi alle città d’arte italiane rispetto al periodo pre Covid e nel 2024 si prevede un ulteriore aumento, il che significa essere invasi dai turisti. Il problema è come accoglierli. Il cinema può essere un modo di attrarre un certo tipo di turismo. Abbiamo molti posti per fare girare i film, con paesaggi anche molto diversi. Forse non ci crediamo abbastanza. Venezia, come Parigi, è una di quelle città che non dialogano con il territorio, fanno storia a sé. Città come Treviso o Vicenza costano meno rispetto a Venezia, bisogna far capire, anche alle produzioni straniere, che non sono da meno nemmeno dal punto di vista estetico.

Cosa fare allora per attrarre le produzioni?

A volte le produzioni seguono semplicemente il caso, come la fiction Luce dei tuoi occhi: l’attrice protagonista è vicentina (Anna Valle, n.d.r.) e per stare vicina alla famiglia ha preferito che si girasse a Vicenza. Un altro criterio sono i fondi. Tramite la Veneto Film Commission i registi accedono a dei bandi, magari il regista è di Napoli, ma trasporta la sua storia in Veneto perché vince un bando in Veneto. Noi dovremmo però attirare le produzioni e non subirle. Noi nel senso del Comune, ma anche dei cittadini. Quando hai cento persone in trasferta che hanno bisogno di tutto, è una ricchezza per la città. Non c’è niente di male a guadagnare con la cultura. Il lavoro non è solo quello delle fabbriche o degli uffici; con questa mentalità facciamo scappare i nostri giovani, anche da Vicenza. La città di Vicenza dopo la fiction Luce dei tuoi occhi ha visto il 150% di aumento dell’accesso ai musei. Le persone intervistate da TVA dicevano di non sapere nemmeno che esistesse il Teatro Olimpico. È colpa nostra? Non del tutto, ma forse anche sì. Bisogna farsi conoscere.

Se non conoscono il teatro Olimpico, figuriamoci se possono conoscere la chiesa di Santa Maria Nova, che per la maggior parte del tempo è pure chiusa al pubblico. Quindi c’è anche un problema di apertura della città stessa agli occhi di tutti e non solo dei vicentini. Una bellezza di cui non essere gelosi, ma orgogliosi, per mostrarla a tutti. E anche per, volgarmente, guadagnarci. Penso anche ai tanti palazzi privati.

A Verona per esempio con l’associazione Giardini segreti si è riusciti ad aprire, diciamo, le porte dei palazzi storici al pubblico. Bisogna creare degli spazi da dare gratuitamente per gli uffici, l’attrezzeria, i magazzini. Esistono dei luoghi chiusi che non hanno una vita, a cui il cinema può darla. A Vicenza questo è stato fatto con il palazzo Franceschini Folco, ex questura abbandonata, restaurato con i soldi dell’Europa, che è stato usato sia nel film di Marco Tullio Giordana, sia nelle fiction, diventando di volta in volta un ufficio o una questura. Ci sono tanti altri luoghi in città per i quali il cinema può essere una seconda chance.