Occupazione femminile e maschile a confronto: dati veneti, italiani ed europei

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Occupazione e genere, anche in Veneto la strada è ancora lunga. È quanto emerge dalla fotografia scattata dallo studio “L’Occupazione maschile e femminile in Veneto. Rapporto sulla situazione del personale nelle aziende con oltre cento dipendenti – Dati Biennio 2018/19”, basato su 1.015 aziende venete. Nello specifico, secondo il rapporto, l’occupazione femminile in Veneto nel 2018-2019 ha registrato un tasso del 60,7% contro l’81,1% di quella maschile, mentre la disoccupazione si è attestata al 7,5% per le donne contro il 4,5% degli uomini.

I settori dove sono più presenti le donne sono noti: istruzione, sanità e altri servizi sociali (79%) e commercio (62% donne). Per quanto concerne i ruoli apicali, le donne quadri sono il 34% e il 32% dirigenti. Marcato, infine, anche il gap salariale: la retribuzione media annua lorda (quadri, operai, impiegati e apprendisti) è di 33.141 euro per gli uomini conto 23.262 euro per le donne. Sul gap salariale femminile è intervenuto recentemente anche il governo con una nuova legge.

Occupazione maschile e femminile a confronto

Durante la presentazione di questi dati il Dottor Santo Romano, direttore Area Politiche Economiche, Capitale Umano e Programmazione Comunitaria ha annunciato che nella programmazione dei fondi europei 2014-2020 sono state coinvolte 140.000 donne sul totale di 300.000 persone e che sono stati attivati strumenti nuovi tra cui i voucher di conciliazione. L’Assessore regionale al lavoro, istruzione, formazione e pari opportunità Elena Donazzan, presente alla presentazione, ha quindi sottolineato come i dati raccolti siano relativi a una situazione pre-pandemica; per questo, ha dichiarato, «la nuova programmazione 2021-2027 dovrà fare tesoro della capacità di reazione e risposta ai cambiamenti, tenendo conto delle misure efficaci da mantenere». «Tra le molte risorse a disposizione – ha infine aggiunto – 42,5 milioni di euro sono per iniziative esclusivamente dedicate alle donne».

È possibile fare un confronto con il dato italiano ed europeo 2019 grazie ai dati pubblicati dall’Eurostat in collaborazione con l’Istat. In media, nell’Unione Europea, nel 2019, il tasso di occupazione degli uomini è stato più alto di quello delle donne: rispettivamente 74 % contro 63 %. Un dato interessante riguarda il divario tra il tasso di occupazione delle donne e degli uomini che aumenta con il numero di figli. Nell’Unione Europea nel 2019, il tasso di occupazione per le donne senza figli è il 67 %, mentre è il 75 % per gli uomini. Con un figlio, il tasso aumenta al 72 % per le donne e all’87 % per gli uomini. Per le donne con due figli, il tasso rimane quasi invariato al 73 %, mentre quello degli uomini aumenta al 91 %. Per le persone con tre o più figli, il tasso di occupazione diminuisce al 58 % per le donne, mentre per gli uomini è dell’85 %.

Facedo un balzo in avanti, nell’anno della Pandemia – si legge in una statistica Eurostat – il tasso di occupazione femminile è stato in media in Europa del 62,4% per le donne tra i 15 e 64 anni, ma l’Italia è rimasta la “cenerentola d’Europa”. Infatti, secondo questi dati, quattro regioni del Sud risultano nel 2020 tra le cinque peggiori nell’Unione europea-27 alle spalle solo della Mayotte, regione d’oltremare francese. Il tasso di occupazione si è attestato sotto il 30% con la Campania in calo al 28,7%, la Calabria al 29%, la Sicilia al 29,3% e la Puglia al 32,8%. L’Italia nel complesso è scesa nell’occupazione femminile di 1,1 punti dal 50,1% al 49% (-0,6 punti in Ue).

occupazione femminile
Occupazione femminile: 4 regioni italiane sotto il 30%; Credits: Eurostat

Il nostro Paese non è però il peggiore per occupazione femminile: la Grecia ha registrato nel 2020 un tasso inferiore con un dato di 47,5%. A preoccupare rimangono, come spesso accade, i forti divari a livello territoriale nel nostro paese. Se infatti la media italiana di occupazione femminile è inferiore di 13,4 punti alla media Ue, alcune regioni sono sostanzialmente allineate (come l’Emilia che anche se in calo si attesta sul 62%) e altre lontane di oltre 33 punti. In ogni caso, il Sud nel 2020 ha subito un calo dell’occupazione femminile di 0,6 punti (0,9 le Isole), inferiore alla media italiana (-1,1 punti), trainato dal crollo del Nord Est (-1,9 punti, dal 61,4% al 59,5%). Le donne impegnate nel settore del commercio e dei servizi e con contratti più precari hanno subito di più la crisi economica legata alla pandemia da Covid.

Tirando le somme, passo avanti con i fondi economici, i voucher e le leggi per risolvere questo nodo regionale, italiano ed europeo. Il prossimo passo, si spera, è un carsico lavoro nella società per risolvere un problema che è anche e da sempre culturale.


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