
Dopo la morte del vigilante Pietro Zantonini a Cortina, Cristina Guarda (Verdi-AVS) e il Sindacato Autonomo Vigilanza denunciano gravi criticità sulla sicurezza nei lavori olimpici e chiedono responsabilità e controlli immediati.
La morte sul lavoro di Pietro Zantonini, vigilante impegnato all’esterno del cantiere del Palaghiaccio di Cortina, riaccende il dibattito sulle condizioni di sicurezza nei cantieri legati alle Olimpiadi invernali. A intervenire con parole dure è Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta con Alleanza Verdi Sinistra, che collega questa tragedia a un quadro più ampio e preoccupante di incidenti mortali sul lavoro.
«Dall’inizio dell’anno – sottolinea Guarda – sono già tre le persone che non sono tornate a casa dopo il lavoro». Gli ultimi due casi, evidenzia l’eurodeputata, riguardano lavoratori impiegati in attività riconducibili a realtà o progetti pubblici: un manutentore di un’azienda che gestisce i rifiuti nel Padovano e, appunto, un vigilante di una cooperativa di sicurezza a Cortina. Alla famiglia di Pietro Zantonini, afferma Guarda, va anzitutto «la più profonda vicinanza umana», in un dolore che nessuna parola può davvero lenire.
L’eurodeputata esprime inoltre rammarico per la posizione assunta da Simico, la società incaricata di coordinare e gestire le opere olimpiche, che avrebbe preso rapidamente le distanze dall’accaduto precisando che il cantiere non era di propria competenza diretta. «Di fronte a tragedie di questo tipo – osserva – l’empatia e la solidarietà dovrebbero venire prima di ogni tentativo di scarico di responsabilità».
Pur nel rispetto delle eventuali responsabilità penali individuali, Guarda ribadisce che la sicurezza sul lavoro resta una responsabilità collettiva, soprattutto quando si tratta di opere pubbliche di rilevanza internazionale. Da qui l’aspettativa che chi coordina i lavori olimpici eserciti un ruolo attivo di vigilanza, affinché anche aziende e cooperative in subappalto garantiscano condizioni di lavoro dignitose a personale spesso impiegato in situazioni di precarietà. A rafforzare queste preoccupazioni, aggiunge, vi sono segnalazioni recenti di addetti alla sicurezza notturna lasciati a temperature estremamente rigide senza adeguati ripari.
Sulla stessa linea interviene il SAV – Sindacato Autonomo Vigilanza, che esprime «massima indignazione» per la morte di Zantonini, definita un evento che nel 2026 «non dovrebbe e non può in alcun modo verificarsi». Per il sindacato si tratta di una tragedia che solleva interrogativi pesanti su sicurezza, controlli e responsabilità, e che non può essere archiviata come una fatalità.
Il SAV ha chiesto formalmente l’apertura urgente di un tavolo di confronto con il presidente della Regione Veneto, per fare piena chiarezza sull’accaduto, pretendere controlli capillari e strutturati e garantire che simili episodi non si ripetano. «La sicurezza sul lavoro non è negoziabile», ribadisce il segretario regionale Antonio Scialpi, chiedendo verità, trasparenza e giustizia nel rispetto della dignità di un lavoratore che ha perso la vita.




























