Viviamo tempi singolari, e non solo perché ci ritroviamo con, in coda, una pandemia e, in testa, un conflitto alle porte dell’Europa. Quello che è successo negli ultimi quarant’anni – con il progresso tecnologico, l’avvento di internet e dei social network – ha completamente rivoluzionato la visione che avevamo del mondo e il nostro stesso modo di vivere. In questo turbinio di eventi che si susseguono e si concatenano, però, c’è un altro piccolo elemento che oggi diamo per scontato, come fosse una cosa comune, ovvia, ma che non lo è affatto: in Vaticano vivono due papi.

Da quando Papa Francesco ha assunto il suo ruolo e ha cominciato a far conoscere il proprio pensiero, molti dei più strenui conservatori hanno espresso la propria preferenza per Benedetto XVI e ancora oggi c’è chi si divide tra quella che viene vista come l’ala più “progressista” (per quanto possa essere realmente progressista un papa) e quella che viene percepita come più standard. Eppure, nessuno sa quali siano i reali motivi che hanno spinto Ratzinger a cedere il passo. Ma quanti sono stati i papi che hanno rinunciato al pontificato? E perché lo hanno fatto?

Le abdicazioni prima di Ratzinger – La Chiesa ha una storia lunghissima che attraversa i millenni e non sempre è facile riuscire a contestualizzarne gli eventi con la dovuta certezza. Sono meno di 10 i papi che, prima di Ratzinger, hanno rinunciato al Munus petrino – opzione prevista dal diritto canonico sotto precise condizioni – e qualcun altro ci ha provato senza riuscirci.

Partiamo dal 28 settembre 235, quando ad abdicare fu Papa Ponziano. La sua storia potrebbe riempire pagine e pagine di racconti, perché il suo pontificato si intersecò con il primo antipapa della storia ed il primo scisma, quello di Ippolito di Roma, con cui si riconciliò al punto da venir esiliati insieme in Sardegna durante le persecuzioni dell’imperatore Massimino il Trace. La tradizione, anzi, vuole che la riconciliazione sia avvenuta proprio durante il loro incontro sull’isola, dove furono condannati alla damnatio ad metalla (cioè ai lavori forzati in miniera). Questo il violento contesto delle dimissioni.

L’11 marzo 537 venne, invece, deposto Papa Silverio che si pensa sia stato forzato ad abdicare l’11 novembre successivo. La situazione politica di questo momento storico era piuttosto complessa. Per un soffio, l’imperatore Giustiniano non aveva ceduto l’Italia a Teodato, re degli Ostrogoti e, per una serie di intrighi, finì per dichiarare guerra ai Goti. Poiché poco accomodante nei riguardi dell’imperatrice Teodora (moglie di Giustiniano), Silverio venne accusato ingiustamente – attraverso una lettera contraffatta – di essersi accordato con il re goto che stava assediando Roma, lasciando appositamente aperta una porta della città. Il pontefice venne arrestato e spogliato della sua carica per poi essere esiliato (con una tonaca da monaco) a Patara, in Licia (storica regione dell’Asia Minore). Il vescovo locale si accorse dell’inghippo e portò a Giustiniano le prove dell’innocenza di Silverio e, nonostante gli elementi fossero sufficienti per una nuova inchiesta, ci furono ancora un’opposizione da parte del generale Belisario (manovrato da Teodora) e un nuovo esilio, questa volta nell’arcipelago pontino (nella disabitata isola di Palmaria, oggi Palmarola) dove l’ormai quasi ex pontefice venne tenuto in stato di prigionia e, probabilmente, costretto ad abdicare firmando un documento in cui rinunciava al ministero. Sarebbe morto il 2 dicembre dello stesso anno a causa delle privazioni e del trattamento subito.

Le vicende di Benedetto IX sono ancora più intricate: siamo agli inizi dell’anno Mille e Teofilatto III dei conti di Tuscolo (questo il suo nome) è stato eletto papa per ben tre volte. Agli inizi del 1045, infatti, fu cacciato da Roma e sostituito da papa Silvestro III a causa di una rivolta popolare dalle motivazioni incerte che lo costrinsero alla fuga; trovò rifugio nella rocca tuscolana di Monte Cavo. Pochissimi mesi dopo fu il suo “rivale” ad essere espulso e lui tornò al potere, per poi abdicare nuovamente in un paio di mesi, si dice per il desiderio di sposarsi. A quel punto, gli succedette Gregorio VI, suo padrino a cui aveva letteralmente venduto la carica. Ma Benedetto IX non era Ratzinger, che ancora oggi si dice convinto della sua scelta: pare essersi pentito molto presto di questo suo “colpo di testa”, facendo ritorno a Roma per cercare di deporre Gregorio (in combo con Silvestro). Con il Concilio di Sutri (1046), l’imperatore Enrico III convocò i papi con l’accusa di simonia. Gregorio ammise le sue colpe e venne costretto, a sua volta, ad abdicare; gli succedette Clemente II che, però, morì improvvisamente l’anno dopo. Approfittando di importanti appoggi politici, Benedetto IX riuscì a risalire ancora una volta al soglio pontificio, ma ci volle molto poco prima della nuova e definitiva deposizione e scomunica.

Un paio di secoli dopo toccò al famoso Celestino V (secondo alcuni, protagonista della canzone “Pezzi” di De Gregori) che, per Dante, “fece per viltade il gran rifiuto“, tanto da guadagnarsi l'”Antinferno“, quel luogo in cui sostano in eterno le anime degli ignavi. Per il poeta, sottrarsi dopo soli 4 mesi dall’incoronazione alle responsabilità nei confronti della Chiesa e della Cristianità era stato un delitto imperdonabile; anche perché, con la rinuncia di Celestino, salì al potere Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, appartenente alla importante famiglia nobiliare di Gaeta di cui abbiamo parlato tante volte) che Dante incolpava indirettamente del suo esilio. Eppure, le motivazioni di quell’abdicazione erano chiarissime: il neo pontefice era stato monaco per tutta la vita e si scoprì troppo inesperto per la gestione amministrativa della Chiesa, nonché culturalmente inadeguato (non conosceva il latino).

“Spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe, al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta”.

Celestino V, 13 dicembre 1294.

Il 4 luglio 1415 fu la volta di Papa Gregorio XII, ma l’intento si incorniciò in tutt’altro contesto: con il Concilio di Costanza avvenne la fine dello Scisma d’Occidente che aveva a lungo diviso l’Europa cristiana in due correnti rivali.

Emblema della Santa Sede durante la sede vacante
Emblema della Santa Sede durante la sede vacante.

Abdicazioni dubbie o non riuscite – Secondo la tradizione, anche Clemente I avrebbe rinunciato al pontificato nel 97, così come Marcellino nel 304 (come appare dal confronto di due opere medievali) e Giovanni VIII nel 1009 (se ne fa menzione solo in due opere medioevali), ma non vi sono fonti certe a cui fare riferimento.

Ci sono, poi, le abdicazioni mai avvenute: quella di papa Pio VII che, prima di partire per Parigi per incoronare Napoleone, firmò un documento di rinuncia che avrebbe avuto effetto se fosse stato imprigionato in Francia; quella di papa Pio XII, che ordinò la sua abdicazione immediata in caso fosse stato rapito dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale; le (presunte) lettere di papa Paolo VI, scritte tra gli anni ’60 e ’70, in previsione di una malattia invalidante; anche Giovanni Paolo II scrisse una lettera nel 1989, offrendosi di abdicare in caso fosse diventato fisicamente e/o mentalmente incapace di portare avanti il ministero. Le sue parole riecheggiarono tra le stanze del Vaticano a poche settimane dalla sua morte, quando ormai versava in cattivissime condizioni di salute.

E Ratzinger? – Di Benedetto XVI, forse, sarà la storia a decretare le verità. Molti associano le sue dimissioni (28 febbraio 2013) allo scandalo Vatilekas, altri le collegano alle vicende di pedofilia e ad alcuni inconfessabili segreti (come quelli che circondano il rapimento di Emanuela Orlandi), ma la tesi ufficiale parla semplicemente di un passo indietro a causa dell’età che avanza.