Patriarcato, strenua difesa del consigliere regionale Valdegamberi che attacca Fedriga (ma non Zaia) e Sfera Ebbasta

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Stefano Valdegamberi

Pessime dichiarazioni una dietro l’altra: il consigliere regionale Stefano Valdegamberi fa ancora discutere con le sue parole, questa volta sul patriarcato. In molti avevano pensato fosse sufficientemente imbarazzante il suo post social su Elena, sorella di Giulia Cecchettin (leggi qui), giovane veneta vittima di femminicidio, scritto mentre tutto il Paese si costernava per quanto accaduto.

Frasi che hanno quasi del tutto schivato il dolore per la tragedia e che quindi lasciavano pensare alla strumentalizzazione del fatto per lanciare inni a dir poco anacronistici, come quelli sulla presunta appartenenza a qualche setta satanica di Elena Cecchettin per via di una felpa indossata davanti alle telecamere.

Stefano Valdegamberi e il suo post su Elena Cecchettin
Stefano Valdegamberi e il suo post su Elena Cecchettin

Oggi, l’ex Zaia oggi nel Gruppo Misto, ha rincarato la dose, con un comunicato stampa in cui i toni restano uguali, imbarazzanti (come la grammatica in alcuni punti) e la tragedia sulla quale tutti riflettono viene ancora strumentalizzata per la sponsorizzazione di slogan ancor più anacronistici, come quelli su una sorta di “supremazia del virilismo maschile“.

“L’annuncio di una crociata ideologica contro una inesistente ‘società Patriarcale’ – dice Valdegamberi – fatto in un momento di grande attenzione mediatica e tensione emotiva, sta dando i suoi frutti. La caccia all’uomo ha portato noti esponenti politici a chiedere scusa di essere uomini, a manifestazioni nazionali di giovani sotto il grido ‘basta patriarcato’. Come un mantra lo slogan riecheggia ovunque nel Paese”.

Persino l’ufficio stampa pare dare il senso di imbarazzo limitandosi, come raramente avviene, a fornire solo virgolettati, senza frasi di collegamento.

“Il momento del dolore per l’efferato delitto è il momento propizio per fare propaganda ideologica e far sentire gli uomini in colpa di essere uomini – Valdegamberi ribadisce il tema che pare gli stia parecchio a cuore -. Alla faccia del rispetto per la ragazza uccisa barbaramente (!): è la propaganda che conta. Chi si permette di dissentire viene linciato mediaticamente”.

Come molti hanno fatto notare analizzando il testo odierno di Valdegamberi, nessun riferimento del consigliere alle parole del governatore Veneto Luca Zaia, affatto tenero nei suoi confronti. “Mi dissocio completamente“, ha detto (guarda e ascolta qui). Però, Valdegamberi ha da ridire sul collega di Zaia, il presidente della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

“Presidenti di Regione come Fedriga – prosegue certo dei fatti suoi Valdegamberi – fanno i primi della classe stanziando subito soldi per lezioni gender-affettivo. Mi permetto sommessamente di ricordare che la causa è nella carenza, o assenza, della figura paterna nell’educazione dei figli, nell’incapacità di accettare le sconfitte, i no, perché abituati a ricevere sempre e solo dei ‘sì’. È la cultura del piacere edonistico e possessivo scambiato per amore, promosso a man bassa in ogni luogo e alla portata di tutti, soprattutto dei ragazzi.

Altro che colpa dello Stato, del patriarcato, del padre!  – prosegue il consigilere tra un’esclamazione e l’altra -. L’educazione spetta, comunque primariamente alla famiglia: la scuola deve fare buona formazione. Si faccia una seria riflessione e non si insegui (!), sull’emotività del momento, una ideologia che va in senso opposto, che mira a criminalizzare il padre, distruggendo ancor più la famiglia tradizionale, quando, invece, è proprio il padre la figura che dovrebbe essere più presente nell’educazione dei figli”.

Valdegamberi, che anche questa volta non spreca una sola virgola sul dramma di Giulia, conclude regalando altre perle di saggezza: “Cosa vogliamo educare nelle scuole quando i giovani sono bombardati 24 ore su 24 da messaggi come quelli che si ascoltano in canzoni come ‘Hey Tipa’ che trapper come Sfera Ebbasta hanno portato ai vertici delle hit parade internazionali?

Altro che parità sessuale, altro che rispetto e non mi si venga parlare di ribellione, critica o quant’altro: in queste canzoni c’è una carica di violenza ingiustificabile, un disprezzo marcio della donna sino al limite della crudeltà, un inno al bullismo del peggior sciovinismo maschile e la violazione inaccettabile della dignità della donna e non sono di certo il primo a notare la pericolosità di questi testi che si insinuano in maniera sottile quanto inquietante nelle menti dei più giovani.

Quello che non mi è chiaro è come pensiamo di fare educazione sentimentale in una società che porta nell’Olimpo della musica un testo come Hey Tipa, per altro effetto emblematico di una cultura, non certo causa. Tutto è colpa del Patriarcato“? conclude.