
Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePA) torna a sollevare forti critiche sulla gestione della Regione Veneto riguardo alla procedura di riesame e variante dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV). La denuncia si concentra sulla mancanza di trasparenza e di pubblicità degli atti, nonché sulla gestione opaca di una situazione ambientale critica per la ben nota questione della presenza di PFBA, un derivato del PFAS, nelle acque di drenaggio delle gallerie.
Critiche alla gestione e alle tempistiche
Secondo il comunicato diffuso dal CoVePA, il procedimento di riesame si è concluso in modo frettoloso, con le osservazioni presentate entro il 19 novembre 2025, ma senza che siano stati resi pubblici documenti fondamentali. La Regione, infatti, non ha reso disponibili gli atti tecnici e le risultanze che hanno portato alla decisione di avviare la variante dello SIA, originariamente redatto oltre vent’anni fa, ormai superato dall’evolversi delle criticità ambientali. La mancanza di trasparenza richiama comportamenti già visti con il disastro PFAS di Miteni, quando informazioni cruciali sulla contaminazione furono trattenute o diffuse con ritardi.
La scoperta di PFBA e la segnalazione al Ministero
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la presenza di concentrazioni “inedite” e “significative” di PFBA nelle acque di drenaggio delle gallerie di Malo e Sant’Urbano, come segnalato dalla Regione Veneto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) il 29 dicembre 2023 (qui l’Avviso al Pubblico che conferma tale segnalazione). Nonostante questa comunicazione ufficiale, nessun documento tecnico, relazione o risultato analitico è stato reso pubblico, alimentando il sospetto di una gestione opaca e poco trasparente di una problematica di grande rilevanza ambientale e sanitaria.
Richiesta di accesso alle informazioni e diffida ufficiale
In risposta a questa situazione, CoVePA ha presentato un’istanza di accesso civico e di richiesta di documenti ai sensi delle normative europee e italiane sulla trasparenza ambientale. Tra le richieste figurano la copia della segnalazione regionale al MASE, le note ufficiali, gli aggiornamenti dello Studio di Impatto Ambientale, i verbali delle Conferenze di Servizi e le relazioni tecniche di ARPAV, oltre ai dati analitici sulla contaminazione da PFBA e sui monitoraggi delle falde acquifere.
Il Coordinamento ha anche diffidato formalmente le istituzioni a non approvare alcuna variante allo SIA senza aver reso pubblici tutti gli atti richiesti. La mancata pubblicazione, secondo CoVePA, viola principi fondamentali di trasparenza, partecipazione e diritto dei cittadini di conoscere e partecipare alle decisioni che riguardano la tutela ambientale e della salute pubblica.
Appello finale: trasparenza e responsabilità
I portavoce di CoVePA, Matilde Cortese, Massimo M. Follesa ed Elvio Gatto, hanno ribadito con fermezza: «Non accetteremo che la Regione Veneto ripeta gli errori del passato, come nel caso del disastro PFAS di Miteni. La presenza di PFBA nelle acque di drenaggio delle gallerie è un fatto grave, riconosciuto dagli stessi enti pubblici. La gestione di questa emergenza deve rispettare i principi di trasparenza e responsabilità. La salute pubblica non può essere gestita con documenti segreti».
































