Per i comitati No Pfas tre province, un’unica voce: azzerare le emissioni di tutti i Pfas

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Applicare concretamente il principio di precauzione, azzerando la produzione e l’emissione di tutti i PFAS, sia a catena lunga che a catena corta, da parte dell’azienda chimica Miteni e di tutte le altre aziende che utilizzano queste sostanze in Veneto. È quanto richiesto in una lettera inviata nei giorni scorsi al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e sottoscritta, in modo unitario, da tutti i movimenti No PFAS: mamme, famiglie, cittadini attivi, associazioni ambientaliste e comitati.


Nella lettera si chiedono, in modo esplicito, interventi urgenti ed efficaci soprattutto sui PFAS a catena corta che, in una vasta area del Veneto, rappresentano una parte considerevole della contaminazione ambientale e delle acque potabili.
Ad oggi per i PFAS a catena corta, a causa della loro recente introduzione sul mercato, non esiste ancora un quadro tossicologico esaustivo a livello internazionale. Nonostante ciò, la sostituzione dei PFAS a catena corta con alternative più sicure per l’uomo e per l’ambiente è stata richiesta da oltre 200 scienziati che, basandosi sulle prime evidenze scientifiche che ne hanno confermato l’elevata persistenza e gli elevati rischi per la salute dell’uomo, hanno sottoscritto le Dichiarazioni di Helsingør (2014) e Madrid (2015). Nella lettera inviata dai movimenti, proprio in virtù di un grave e potenziale rischio per la popolazione derivante dall’esposizione ai PFAS a catena corta, si chiede al presidente del Veneto di intervenire, in modo preventivo, su queste sostanze azzerandone le emissioni e le produzioni in tutta la Regione e applicando, concretamente, il principio di precauzione. Questo principio, introdotto dall’art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione, è uno dei principii cardine individuati a livello comunitario per garantire un elevato grado di protezione ambientale laddove non esistono certezze del non pericolo di alcuni inquinanti.
Gli stessi firmatari della lettera, proprio in questi giorni, si stanno facendo promotori di avanzare le stesse istanze anche in ambito comunitario dove è iniziata la discussione di una direttiva europea volta a regolamentare la presenza di tutti i PFAS nelle acque potabili.

La lettera è stata sottoscritta da:
COORDINAMENTO ACQUA LIBERA DAI PFAS
(Legambiente Veneto, Legambiente Vicenza, Legambiente Verona, Circolo Legambiente Perla Blu di Cologna Veneta, Legambiente Creazzo, Legambiente Valdagno, ViVerBio Gas Lonigo, Gas Creazzo, Gas Sommacampagna, Gruppo Gas Prova di San Bonifacio, Rete Gas Vicentina, Comitato Acqua Bene Comune Vicenza, Acqua Bene Comune Verona , Comitato Vicentino No Ecomafie, Associazione No alla Centrale Ovest vicentino, CITTAB (Comitato intercomunale tutela territorio area berica) di Lonigo, Nuovi consumatori Vicenza, Lasciateci respirare di Monselice, di Conselve di Lendinara (3 comitati), Coordinamento 0 OGM, Gruppo di consumo critico della Val D’Illasi, Monastero del bene comune di Verona, Acli Montagnana, e singoli cittadini)

Mamme No Pfas, Greenpeace Italia, Alberto Peruffo, Medicina Democratica, Cittadini No Pfas- Montecchio Maggiore, Cillsa, Comitato Zero Pfas Agno Chiampo, Isde, Collettivo Resistenze Ambientali

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