Per il duce e per la fame, la storia del Battaglione Vicentino nella guerra d’Etiopia raccontata da Alberto Cogo alla Scuola del lunedì

La conquista dell'Abissinia durante il periodo coloniale

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Alberto Cogo presenta "Per il Duce e per la Fame"

Ci sono storie del territorio vicentino che non conosciamo, perché sono poco raccontate, così come ce ne sono di nazionali poco note. Alberto Cogo, farmacista, giornalista pubblicista, editore e scrittore, ne ha narrate con passione alcune; tra queste, “Per il Duce e per la Fame. Storia del Battaglione vicentino e dei cento sossanesi alla conquista dell’Impero”, libro che ha portato ieri al settimanale appuntamento della Scuola del lunedì dei Ferrovieri (via Rismondo, 2).

Una precisa ricostruzione delle vicende del 142°Battaglione Vicentino Camicie Nere, di cui alcuni membri erano originari di Sossano, e che parteciparono alla conquista italiana dell’Etiopia nel 1935-36. Un lungo lavoro durato cinque anni, tra ricerche e documentazioni da parte dell’autore, che si è tradotto in un volume ricco di foto dell’epoca e reperti.

“Per noi è un modo di prestare attenzione agli aspetti non trionfali della guerra, spesso sconosciuti ai più, ma che ci raccontano un aspetto umano di un conflitto che ha coinvolto le nostre zone” ha esordito il coordinatore responsabile della Scuola del lunedì, Daniele Bernardini.

Un gruppo di contadini, partiti dal territorio berico con baldanza, fede nel regime e desiderio di riscatto sociale, alla conquista dei “sogni imperiali” nel territorio dell’Etiopia, il secondo produttore al mondo di caffè. Il duce partì alla ricerca di una sorta di rivincita verso la Battaglia di Adua (1896): a fine secolo, 15.000 soldati italiani furono sopraffatti nel corso di una notte e l’Italia fu la prima potenza europea ad essere “sconfitta dagli indigeni” condotti dal negus Menelik II.

Benito Mussolini decise di invadere il Paese, adducendo a un pretesto di “sconfinamento”; così facendo si inimicò le potenze occidentali, perché l’Etiopia era parte della “Società delle Nazioni”, l’organizzazione intergovernativa fondata nell’ambito della conferenza di pace di Parigi del 1919, formalmente creata il 28 giugno 1919 con la firma del trattato di Versailles.

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Alberto Cogo mostra lo stato di colonizzazione dell’Africa nel 1914

Tra gli ottocento membri del Battaglione Vicentino – contadini che avevano lasciato la zappa per imbracciare il fucile – anche una ventina di soldati sossanesi mercenari. La guerra durò da novembre 1935 al 5 maggio 1936, ma gli italiani rimasero nel Paese fino al 1941, costruendo opere edilizie, tra cui strade e scuole; gli uomini patirono la fame, la sete e il freddo – pur essendo in Africa, l’Etiopia vanta cime di 4.200 m. Alcuni avviarono anche delle attività, ad esempio un’industria conciaria.

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Il Battaglione vicentino lungo viale Roma prima della partenza per l’Etiopia

Secondo le Nazioni Unite l’Italia fece 400.000 morti tra gli etiopi, mentre morirono 3.000 soldati, soprattutto dopo la fine della conquista dell’Etiopia, a causa di imboscate e assalti.

Dopo l’intervento di Cogo, ricco di toccanti foto d’archivio – spazio alle domande del pubblico, sempre curioso e interessato agli argomenti presentati alla Scuola del lunedì: qualcuno ricorda la promulgazione della legge coloniale del 1937, che prevedeva il divieto del “madamato”, ovvero le donne africane non potevano convivere con un italiano, così come non era possibile riconoscere i figli nati dall’unione. Nel momento in cui la guerra finì, queste donne non poterono entrare in Italia, non avendo il certificato di matrimonio; questo produsse fratture morali, non solo verso i figli non riconosciuti, ma anche per queste madri che dovettero subire l’ostracismo da parte degli stessi loro connazionali che mal vedevano queste unioni miste.

Cogo è stato consigliere comunale e vicesindaco del Comune di Sossano, promotore e primo presidente della cooperativa Editrice del Basso Vicentino, fondatore dell’Associazione Giovani Editori, ma anche animatore della rivista mensile Mosaico e del Centro studi Berici. Da sempre è appassionato di raccolta di documenti tra le persone del paese; attualmente sta ricostruendo le vicende legate al boom economico degli anni ’60 nel vicentino, ma sta incontrando difficoltà nel reperire i documenti poiché non c’è più la consuetudine di trasmettere ai propri figli e nipoti le memorie legate al proprio passato.

Nel 2001 ha esordito come autore con il volume storico “Il Novecento a Sossano” Vol. 1° dal 1900 al 1935″, e in seguito ha pubblicato altre cinque opere sulla storia del territorio vicentino. Collabora con il gruppo francese “Amis de Saint Thibault” (San Teobaldo) che dal 2005 organizza un convegno di studi storici sulla vita del santo nato a Provins, nella Champagne, e morto a Sossano nel 1066.

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