Ha preso forma da ieri una nuova realtà associativa, di cui pubblichiamo la nota relativa alla prima apparizione pubblica di ieri 7 maggio 2022: si chiama Per una Grande Vicenza e già nel nome dichiara la propria visione futura nonché gli ambiziosi progetti che intende perseguire. La parola chiave è infatti rinnovamento, da declinare in tutti gli ambiti del vivere sociale, economico e politico attraverso proposte concrete e strategie profondamente inclusive.

Una nuova aggregazione composta da cittadini che hanno a cuore la propria città e il proprio territorio, purtroppo avviati verso un declino causato dalla denatalità, dalla fuga di giovani cervelli, dalle giovani coppie che cercano altrove contesti più sani e vivibili, oppure dai cittadini stranieri rimasti senza futuro e senza tutele, dal centro storico sempre più vuoto e dalle periferie animate da relazioni anonime e fragili.

Tanti segnali preoccupanti di cui però una significativa parte di città intende farsi carico per non rassegnarsi all’inadeguatezza politica e amministrativa di questi ultimi quattro anni, e gettare le basi Per una Grande Vicenza. Grande non tanto per estensione, ma per capacità di progettare e realizzare, di includere e sostenere, di essere e fare comunità rispettando la parità di genere, offrendo uguali opportunità di benessere a tutti, e rispondendo anche alla propria vocazione di soggetto attrattivo e propositivo nei confronti dei comuni contermini e dell’intero territorio provinciale, in un autentico spirito di servizio.

Una Vicenza e un Veneto capaci di cambiare e rinnovarsi per affrontare con coraggio le sfide del nostro tempo, dove però l’autonomia non si confonda con uno sciagurato isolamento. Non si nasce grandi, lo si diventa. La grandezza sta nella capacità di progettare, rinnovarsi, includere e generare sviluppo senza lasciare indietro nessuno. Chi è grande sa farsi piccolo, mettendosi a disposizione della comunità, con umiltà e capacità di ascolto. 

Per una Grande Vicenza nasce, poi, con una propria identità riformista e progressista. Liberale in economia, tanto europeista quanto attenta all’autonomia degli enti locali e fortemente inclusiva perché nessuno deve restare indietro. Quanti si riconoscono in questo progetto si impegneranno per una società aperta e meritocratica, unica via d’uscita per reagire ad un impoverimento generale che interessa gli ambiti economici, sociali, demografici e interpersonali.

In molti anche oggi non si rassegnano ad assistere passivamente all’incapacità di individuare e affrontare con lungimiranza le sfide che richiede una saggia e onesta gestione della vita comune, lontani da metodi e sotterfugi, sempre più diffusi, che inseguono il consenso. Concretezza contro logori slogan, progetti contro stanchi annunci, idee contro il desolante vuoto.

L’Associazione, che vuole unire culture, mondi, storie diverse, sente di potersi proporre ad un’ampia parte dell’opinione pubblica aperta e moderna, che cerca un’alternativa all’antistorico pensiero sovranista della Destra, ma anche al populismo sterile di una parte della Sinistra. Solo così, Vicenza può aspirare ad invertire l’attuale rotta che la condannerà all’insignificanza politica, economica e culturale, a patto che sappia prendere coscienza che la risposta risiede in una scelta radicalmente alternativa alla visione politica e alle strategie amministrative messe in atto dall’attuale sindaco.

Serve, dunque, un’azione di rottura rispetto al recente passato, imperniata su cinque scelte fondamentali. L’ambiente, quale chiave per il miglioramento della qualità della vita; il lavoro e l’economia, per dare stabilità e prospettive alle famiglie e alla società; scuola e cultura come strumenti di integrazione, crescita ed equità, che sviluppi un welfare inclusivo, capace di valorizzare i singoli percorsi di crescita senza cadere nell’assistenzialismo, che, infine, realizzi un sistema socio-sanitario integrato, attento alle fragilità e diffuso sul territorio in cui la continuità assistenziale sia elemento essenziale.

Cinque pilastri su cui rigenerare politica e classi dirigenti. Non si cambia per inerzia, ma con forza e determinazione: intorno a questi temi e valori, Per una Grande Vicenza lavorerà a favore di una rappresentanza politica nuova e competente, consapevole della necessità di cambiamenti immediati e libera dagli schemi del passato, per vedere e costruire concretamente un nuovo futuro.

L’Associazione ha un proprio statuto che ne regola la vita e la rappresentanza, un proprio manifesto programmatico e una struttura organizzativa nelle persone di Monica De Bortoli presidente, Cristiano Spiller vicepresidente, mentre fanno parte del direttivo Alessandra Marobin, Otello Dalla Rosa, Chiara Pavan, Elisa Ferro, Massimo Dal Monte, Raffaele Colombara e Matteo Zennaro.

Il logo

Per una Grande Vicenza
Per una Grande Vicenza

Le iniziali di Grande Vicenza sono declinate in modo stilizzato ed evocativo. La lettera G è qui un cerchio che si apre, come due braccia di un’entità che sa di poter essere forte e di poter crescere solo se non si barrica o ripiega nel proprio comodo egoismo, economico ed intellettuale, ma lascia congruo spazio per il confronto con la realtà che ha intorno, dialogando e interagendo con essa, senza comunque perdere la propria identità o dimenticare di proteggere o tutelare, al proprio interno, chi fa più fatica.

Questo cerchio aperto allude anche alla C di civitas, ovvero la città intesa come comunità di coscienze, convinzioni, destini e relazioni.

La V di Vicenza e di Veneto è anche l’iniziale di vita, volontà, valori, verità, visione… tanti elementi in grado di proteggere la civitas quando è necessario, riparandola dalle insidie che dovessero arrivare dall’esterno. La V è il “tassello” che chiude il cerchio senza però rimanerne intrappolato. Non c’è rottura tra i due simboli, ma continuazione e completamento uno dell’altro.

Riferimenti

Mail: [email protected]

Sito: www.grandevicenza.it

Monica De Bortoli presidente, Cristiano Spiller vicepresidente, membri del direttivo Alessandra Marobin, Otello Dalla Rosa, Chiara Pavan, Elisa Ferro, Massimo Dal Monte, Raffaele Colombara e Matteo Zennaro