
Il ponte Pivdennyi attraversa il fiume Dnipro e collega le due metà di Kiev con i binari della metropolitana e sei corsie sempre affollate di automobili: è fondamentale per gli spostamenti di 900 mila persone. I milleduecento metri di cemento sono sostenuti da un unico grande pilone, colpito nelle ultime 48 ore da più ondate di droni: sono i nuovi Geran 5 a reazione, veloci e con una precisione estrema. Hanno una testata speciale che fonde il metallo e da una settimana vengono usati pure per spezzare i tralicci dell’alta tensione e dare il colpo di grazia alla rete elettrica ucraina.
I russi non avevano mai attaccato i grandi ponti urbani e il raid che ha lesionato uno dei ponti principali della capitale ucraina, imponendo il blocco del traffico e restrizioni su altri, rappresenta l’esordio di un inverno da incubo, peggiore dei quattro terribili già vissuti. Ma cosa c’è dietro questa nuova strategia di Mosca?
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