Pfas, comitati per l’ambiente della zona rossa in polemica con Bottacin: “narrazione forzata, bonifica Miteni in alto mare”

Il 16 settembre a Vicenza riprende il maxi-processo contro gli ex dirigenti Miteni, Icig e Mitsubishi accusati del reato di inquinamento ambientale

Pfas attivisti tribunale Vicenza
Pfas attivisti tribunale Vicenza
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A due giorni dalla ripresa del maxi-processo sull’inquinamento da Pfas in Veneto (che riprende dopo la pausa estiva il 16 settembre) l’associazione e sito di informazione Pfasland, che vuole essere “una specie di «assemblea-riunione intellettuale/territoriale permanente» – dunque un “sistema aperto”, non elitario, tuttavia coerente – che lavora quotidianamente in rete sulla questione pfas e altre questioni territoriali” solleva una polemica con la Regione Veneto a partire dalla questione della bonifica dell’ex sito Miteni.

“Per fare chiarezza sulla narrazione forzata della Regione Veneto sulla questione Pfas – si legge nel lungo post pubblicato su Facebook da Pfasland – ci pare utile richiamare 4 post dell’Assessore all’Ambiente (Gianpaolo Bottacin, n.d.r.) pubblicati negli ultimi due mesi. Nel pieno rispetto dello stesso. Crediamo possano tornare utili per i giudici, per accertare le corresponsabilità e ricostruire la storia della contaminazione, eliminando la confusione che questi post creano al lettore neofita. Ma non agli specialisti della nostra redazione”.

“Nel post indicato si precisa che, contrariamente o diversamente da quanto scritto:
1. le indagini del 2013 post denuncia Arpav non hanno dato inizio ad alcun processo, ma sono stato archiviate. Domandiamoci perché. La denuncia di Medicina Democratica e dei 5 Stelle nel 2015 ha dato inizio a tutto. 2. la Regione si è mossa con i gestori dell’acqua “in modo clandestino”, nel 2013, senza avvisare i cittadini per molti anni che l’acqua era filtrata, appunto fin dal 2013, cittadini che senza saperlo bevevano acqua fortemente contaminata dai rubinetti di casa, mentre le istituzioni lo sapevano. Dal 2013 al 2017 l’acqua è stata filtrata molto poco, fino ai filtri “zero pfas” arrivati in concomitanza con il Referendum per l’Autonomia dell’ottobre 2017, quando la Regione aveva perso molto consenso, a seguito delle grandi mobilitazioni No Pfas e della presenza di Robert Bilott che aveva smontato le fragili argomentazioni di chi teneva ancora in piedi la Miteni, Regione Veneto compresa. Da ricordare l’AIA per un nuovo Cogeneratore presso Miteni firmato dallo stesso Bottacin, pochi mesi prima, nel luglio 2017, in piena emergenza Pfas. Quindi, ipso facto, la Regione Veneto è stata la prima a muoversi perché è tutt’ora la prima in Italia e la prima al mondo ad avere una contaminazione così grande. Più che meriti, demeriti per aver permesso ciò ai propri industriali per molti anni”.

“3. i lavori e le procedure avviate sono frutti delle lotte dei comitati che hanno costantemente pressato la Regione e i Ministeri. Con decine e decini di incontri e manifestazioni. Invece, la citata caratterizzazione del sito Miteni, come annunciata da Zaia, resta ancora da fare, dopo anni. Lo stesso vale per la bonifica, in palese ritardo secondo gli ultimi documenti Arpav allegati in calce. Documenti fumosi e con molte procedure poco chiare. Della stessa Bonifica Droli con cui la Regione ha trattato con le Mamme No Pfas, non c’è traccia. Il Comune di Trissino, come di dovere, non ha ancora fatto un assemblea pubblica per spiegare la bonifica annunciata. Omissioni e impasse non solo imbarazzanti per una Regione che si ritiene prima in tutto, ma pericolose per la salute, perché la barriera “sta perdendo” e i cittadini del Veneto invece di essere i primi, sono gli ultimi malcapitati di questa e altre tragiche storie di una regione compromessa, a tal punto da distruggere il Patrimonio Comunitario (area SIC) delle Poscole. Solo per fare un esempio di prossimità.
4. la questione dei 98 milioni è falsa. È fortemente traslata dall’obiettivo atto di coraggio (o altro?) dell’Assessore per mettere dei limiti ai Pfas negli scarichi industriali, a cui seguirono 43 ricorsi per illegittimità e improprietà dell’istanza. Quei “milioni” fanno invece parte del Ricorso al TAR della MITENI del 18 gennaio 2018, che chiedeva 98,5 milioni di euro per danni di mancati guadagni a causa del caso PFAS, in particolare per fermo impianti dovuto alla caratterizzazione e alla potenziale bonifica, non certamente per i limiti. L’Assessore dovrebbe temere di tale dichiarazione, non solo per la sua reputazione, ma anche penalmente, poiché la Procura potrebbe e dovrebbe aprire un fascicolo per «falso ideologico del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio» essendo il profili Facebook dei politici in carica veri e propri organismi di informazione per le cittadinanze. E qui stiamo parlando di ambiente e conseguentemente di salute pubblica.

“5. l’ultima affermazione corrisponde a verità. Per questo tra fine settembre e primi di ottobre gli stessi comitati che hanno fatto emergere la questione PFAS saranno protagonisti di un ciclo di azioni e conferenze ad Alessandria, per sottolineare l’alleanza tra Miteni e la Solvay di Spinetta Marengo, sempre sottaciuta dalle amministrazioni delle due Regioni italiane”.

Alla fine del post ci sono poi i riferimenti alla bonifica e al decommissioning della Miteni con i “documenti dell’Arpav con la bonifica in alto mare. La Regione Veneto, tutta concentrata sulla pandemia, dimentica questioni altrettanto importanti e che nel Registro dei Tumori – l’inquinamento diffuso nelle Valli dell’Agno e del Chiampo – segnano sicuramente più morti”.

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