Pfas negli alimenti: secondo Greenpeace e Mamme no Pfas è certezza. Associazione GAS Vicentina chiede provvedimenti

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Analisi Pfas
Analisi Pfas

La Rete GAS Vicentina (Rete dei gruppi solidali del vicentino) è stata tra le prime associazioni che già a fine 2014 (grazie all’impegno del Gas Lonigo prima e del Gas Creazzo poi) ha denunciato in ogni modo possibile una “probabile” contaminazione alimentare nelle zone venete colpite dal disastro da Pfas. Le cosiddette zona rossa e zona arancio. Innumerevoli gli articoli, i convegni informativi per la cittadinanza, la corrispondenza Pec alle autorità locali, Regionali e Nazionali, sino alle denunce in audizione presso la Commissione Bicamerale d’inchiesta sugli illeciti mafiosi. Oggi 20 settembre si apprende tramite un comunicato stampa congiunto Greenpeace e Mamme No Pfas che la contaminazione in suddette zone non è probabile bensì certa, in zona rossa e in zona arancio, ovvero in quelle realtà agricole e produttive in cui viene utilizzata acqua per l’irrigazione e l’abbeverata diversa da acquedotto (quindi da pozzi, falda, fiumi contaminati).

“Non ci risulta siano state adottate misure di precauzione in seguito ai risultati delle analisi (con l’esclusione del divieto di consumo del pescato); nemmeno indicazioni ai cittadini per tutte quelle matrici autoprodotte che mostrano i livelli più elevati di contaminazione (ad esempio uova, etc); nemmeno il controllo delle fonti irrigue delle aziende agricole che rivendono sul mercato – affermano in un comunicato i membri di GAS -. Auspichiamo, ma dopo sette anni di denunce e senza arroganza alcuna possiamo pretendere che le Istituzioni Regionali e Locali, in primis, si adoperino per trovare soluzioni definitive a mitigare i danni sugli alimenti, facendo sostituire le fonti contaminate e andando incontro ai coltivatori danneggiati per poter offrire sul mercato prodotti sicuri – Pfas Free (con apposito marchio). Inoltre torniamo a chiedere a Regione Veneto di ampliare il monitoraggio della popolazione rendendo accessibili a tutti le analisi del sangue per la ricerca dei Pfas, e di impegnarsi affinché una bonifica integrale del sito contaminato (Miteni di Trissino, n.d.r.) venga effettuata al più presto. Unico modo risolutivo del problema per le generazioni future e il territorio”.