
Scoppia il caso politico nel Distretto sanitario 2 dell’Ulss 7 Pedemontana. Al centro della polemica la sindaca di Schio, Cristina Marigo, accusata dai colleghi sindaci di aver inviato al presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, una lettera di sostegno al direttore generale Carlo Bramezza firmata a nome dell’intero Distretto, senza averne però ricevuto il mandato. Un’azione definita dai primi cittadini come “di stampo politico e non di certo sanitario, inteso come servizio alla cittadinanza“.
La ferma replica e la presa di distanza sono state sottoscritte da Marco Guzzonato (sindaco di Marano Vicentino), Gianantonio Michelusi (sindaco di Thiene), Sandro Maculan (sindaco di Zugliano), Andrea Segalla (sindaco di Chiuppano), Alessandro Crivellaro (sindaco di Breganze), Gianvalerio Piva (sindaco di Valli del Pasubio), Alberto Dal Santo (sindaco di Caltrano), Loris Dalla Costa (sindaco di Lugo di Vicenza), Valentina Maculan (sindaca di Carrè) e Renato Grotto (sindaco di Piovene Rocchette).
I sindaci hanno precisato di aver appreso dalla stampa l’esistenza della missiva di appoggio a Bramezza in vista del possibile avvicendamento alla guida dell’azienda sanitaria. “Non solo non abbiamo mai ricevuto una bozza del testo – spiegano nel comunicato congiunto -, ma non abbiamo mai dato il consenso per un’iniziativa unitaria. La sanità pubblica è una cosa seria”.
I firmatari contestano duramente il metodo utilizzato da Marigo, sottolineando che, nonostante le rassicurazioni date in chat di muoversi solo come sindaca di Schio, la narrazione emersa pubblicamente è stata quella di un fronte compatto del Distretto, circostanza per la quale verrà chiesto un chiarimento ufficiale nella seduta del 24 febbraio 2026.
Entrando nel merito, i primi cittadini riconoscono alcuni miglioramenti all’ospedale di Santorso sotto la gestione Bramezza, ma evidenziano criticità ancora profonde: dalla sofferenza del Pronto Soccorso alle liste d’attesa della neuropsichiatria infantile, fino alle Case della Comunità che “non stanno portando i benefici auspicati”, accentrando risorse a scapito della capillarità territoriale.
Sotto accusa anche i ritardi per le strutture per anziani e le difficoltà delle medicine di gruppo, che starebbero spingendo i cittadini verso il privato o verso i codici bianchi in ospedale.
“Non abbiamo veti da porre sulle persone – concludono i sindaci -, ma se per manifestare sostegno al Direttore generale deve passare il concetto che nel nostro distretto va tutto bene, noi non ci stiamo“.
































