Poste Italiane, matrimonio saltato per una raccomandata da Schio: Slc Cgil denuncia il “caos Veneto”

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Un matrimonio annullato a Tallinn, in Estonia, a causa di un documento mai arrivato da Schio. È l’emblema del paradosso burocratico e dei disservizi postali che stanno colpendo il Vicentino e l’intero Veneto.

Protagonista della vicenda è Alessio, 31 anni, vicentino residente all’estero, che ha visto sfumare il giorno più importante della sua vita perché il suo estratto di nascita, spedito dal Comune di Schio, non ha mai raggiunto il municipio della capitale estone.

Questo episodio, limite per le sue conseguenze umane, è solo la punta dell’iceberg di una situazione definita “insostenibile” dal Sindacato Veneto dei Lavoratori della Comunicazione (Slc Cgil). Dietro il “caso Alessio” si nasconde infatti una rete di uffici sottorganico, dipendenti costretti a lavorare in condizioni precarie — talvolta al gelo — e cittadini rassegnati a ritardi cronici o allo smarrimento sistematico della corrispondenza.

La tensione tra sindacato e azienda è esplosa a seguito dell’incontro dello scorso 29 gennaio tra la Regione Veneto e Poste Italiane. Un appuntamento definito “tavolo di concertazione” dalle consigliere regionali di maggioranza Martini e Vianello, ma duramente contestato da Slc Cgil per l’assenza di RSU, sindacati e istituzioni territoriali.

“Leggiamo con amarezza l’ennesimo episodio di inefficienza che ha portato all’annullamento di un matrimonio,” commentano Marco D’Auria, segretario generale Slc Veneto, e Alan Lucchino, referente per Vicenza. “Solo pochi giorni fa avevamo ricevuto rassicurazioni altisonanti sulla ‘massima attenzione’ per il vicentino. Purtroppo, i fatti dimostrano che le rassicurazioni di Poste sembrano affette da una cronica ‘sindrome di Pinocchio’. Le bugie hanno le gambe corte e le conseguenze ricadono sulla vita dei cittadini.”

Secondo il sindacato, l’unica conseguenza dell’incontro in Regione è stata una scelta gestionale discutibile: spostare parte del personale attivo nelle sedi della provincia berica verso il capoluogo cittadino. Una manovra che non ha risolto le criticità di Vicenza, ma ha finito per sguarnire e mandare in crisi gli uffici periferici.

La coperta è troppo corta. Spostare personale dalle sedi periferiche al centro ci porta a credere che per Poste esistano cittadini di serie A e di serie B,” denunciano D’Auria e Lucchino. “I lavoratori non sono pedine da muovere per compensare mancanze strutturali. Questo ‘giochetto’ ha solo aumentato i carichi di lavoro per un personale già ridotto allo stremo.”

Slc Cgil sottolinea come la colpa non sia dei portalettere, che eseguono direttive calate dall’alto da dirigenti distanti dalle realtà locali, ma di una riorganizzazione aziendale che ignora le necessità concrete.

Il sindacato si dice pronto a un contributo costruttivo, a patto che cambi il metodo: “Bisogna smettere di parlare ‘sopra’ il territorio e iniziare a parlare ‘con’ il territorio, coinvolgendo sindaci, associazioni e sindacati per risolvere criticità che ormai colpiscono anche i diritti più elementari dei cittadini, come quello di contrarre matrimonio”.