“Posto ergo cogito?” n. 7, la web (dis)informazione nel e sul video di Solenghi: oggi tocca al generalismo e al qualunquismo

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Posto ergo cogito?
Posto ergo cogito?

Nella sesta puntata della  nostra rubrica sulla disinformazione via web, Posto ergo cogito?, abbiamo esaminato le reazioni al video anti tedesco di Tullio Solenghi focalizzandoci, a proposito dei comment (tutti “consultabili” qui dove è anche visionabile il video con oltre 50.000 visualizzazioni, ndr), sulle accuse di sovranismo, ma la disinformazione uscita e genera altre accuse reciproche.

«Quante balle, tipico da Italiota qualunquista retorico e anche finto “improvvisato” moralista. Dopo tutto la colpa è sempre degli altri!»

A dire la verità erano anni ormai che non mi capitava più di sentire il termine qualunquista e devo dire che sono rimasto molto sorpreso e al tempo stesso anche contrariato soprattutto da questo commento: «Non è un discorso un tantino generalista e qualunquista, nonché da IGNORANTE?! Ma che cosa c’entrano i Tedeschi?! Come se in Germania non ci fossero dei politici pupazzi come qui».

Ad un primo sguardo l’associazione tra generalista e qualunquista non fa pensare ad una connessione stretta tra gli ambiti specifici di riferimento dei termini in questione, vale a dire l’ambito dei mezzi di comunicazione di massa privi di un argomento specifico e per questo rivolti ad un pubblico indifferenziato (TV generalista, ad esempio) con l’ambito di un preciso movimento, diventato poi un vero e proprio partito politico, che riscosse un discreto successo nella seconda parte degli anni ‘40 (il Fronte dell’Uomo Qualunque).

Ciò che accade nel web ha a che fare con un continuo processo di risemantizzazione, cioè una costante risignificazione di parole e concetti ad uso e consumo del singolo utente e della singola invettiva e non importa se non vi è una logica interna, non importa se vi è una contraddizione palese tra la premessa e la conclusione della propria catilinaria espressa in non più di 150 battute.

L’aspetto più raccapricciante dell’uso disinvolto del web è che l’attacco, perlopiù anonimo, soprattutto se non si perde occasione per appiccicarci un’evidente offesa (IGNORANTE), avviene in barba all’esistenza dei dizionari, che inchiodano definitamente i termini ad un significato univoco e sono, del resto, così radicalmente democratici che ormai anche sul web sono a disposizione di tutti.

E così davanti ad un simile uso spregiudicato, come abbiamo visto anche negli scorsi appuntamenti, a proposito di populismo, razzismo, nazionalismo, di termini negativamente connotati che terminano in –ismo, a me viene in mente quel bontempone di Rosario Fiorello che durante Sanremo 2020 ha giocato molto intelligentemente su questa moda italiana, che alberga principalmente proprio nel web, di inventarsi parole (i cosiddetti –ismi) per metterne in evidenza l’arbitrarietà linguistica. E su questo punto mi si conceda di riprendere la conclusione di un interessante articolo del linguista Enzo Santilli: «Sarà dunque il 2020 l’anno degli -ismi creati ad minkiam sul modello dei fiorellismi?»[1]

Ora, stando alle definizioni, quelle ufficiali riportate da Treccani a cui spesso ci riportiamo come Posto ergo Cogito?, il qualunquismo è «un atteggiamento, morale e politico, polemico nei confronti dei partiti politici tradizionali in nome di una gestione tecnocratica e non ideologica del potere»[2] ed è davvero singolare nel commento succitato dare del qualunquista a Solenghi per la sua invettiva antitedesca e al tempo stesso concludere, con un evidente spirito antipolitico, che la Germania e l’Italia sono accomunate dalla presenza di politici “fantocci” (pupazzi) che, sempre stando alle definizioni, sarebbero degli uomini senza volontà, che si lasciano guidare da altri. Paradossalmente, il nostro utente si trova ad essere, nei fatti, anzi nelle sue stesse parole, accusatore e reo di qualunquismo!

Se poi scendiamo più in profondità, abissi che possono essere incredibilmente anche percorsi sul web, basta attraversalo in linea verticale e non solo orizzontale, si può tranquillamente scoprire che il qualunquismo è stato un vero e proprio partito, nato nel 1944 a partire dalla pubblicazione del settimanale L’uomo Qualunque. Il suo direttore si chiamava Guglielmo Giannini, un giornalista, ma soprattutto commediografo (cioè un personaggio che con la sua arte fa ridere) e poi parlamentare, che associava ad una potente invettiva antipolitica, sia antifascista sia anticomunista, una vena umoristica, satirica, che si esprimeva, in particolare, nella pratica esilarante della storpiatura dei nomi e così, tra tutti, uno dei padri della nostra Costituzione Pietro Calamandrei diventava “Caccamandrei”.

Il qualunquismo si affermò nel dopoguerra martoriato dalla crisi economica grazie a questo tipo di invettiva, anche linguisticamente ammiccante e scarna, nei confronti degli intellettuali che praticavano la politica di professione e così aveva l’ardire di rivolgersi all’uomo della strada, all’uomo qualunque. Era caratterizzato da una profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei partiti di sinistra e di destra, salvo poi costituirsi come partito e, a vicende alterne, avvicinarsi sia al Movimento Sociale Italiano di Almirante sia al Partito Comunista di Togliatti.

Un attimo… ma anche a voi è venuto in mente quel comico che ha fatto dell’antipolitica con il Vaffa-day il suo cavallo di battaglia, che poi ha fondato un movimento che è arrivato al Parlamento e al Governo, che usava spesso storpiare i nomi di Bersani (Gargamella), Monti (Rigor Montis), Fornero (Frignero) e che diceva “mai alleanza con i politicanti” e poi si allea prima con la destra e poi con la sinistra? Voilà, mesdames et messieurs, il qualunquismo!

[1] E. Santilli, Bacismo, pallismo, manismo: i fiorellismi a Sanremo 2020, disponibile online su  https://fattidilingua.club/bacismo-pallismo-manismo-fiorellismi-sanremo2020/

[2] http://www.treccani.it/vocabolario/qualunquismo/

Segue, qui tutte le puntate di Posto ergo cogito?

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Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari e poi in Forme e Storia dei Saperi Filosofici presso l’Università degli Studi del Salento, dove ha conseguito anche il Dottorato di Ricerca in Etica e Antropologia. Storia e Fondazione. Ha conseguito anche il Diploma di Scienze Religiose presso l’Istituto “Italo Mancini” dell’Università degli Studi di Urbino. Abilitato all’insegnamento di Filosofia e Storia e specializzato nella Didattica per le Attività di Sostegno presso l’Università di Padova, attualmente è docente di ruolo nella scuola pubblica. Dirige con Michele Di Cintio la collana Pratiche Didattiche e Percorsi Interculturali presso la casa editrice Aracne di Roma, all’interno della quale ha pubblicato e curato diversi volumi di taglio didattico su argomenti storici, filosofici, antropologici e sociologici. Dopo aver trascorso gli ultimi dieci anni a respirare il profumo del muschio montano vicentino dal 2018 è tornato a bearsi dell’aroma della salsedine pugliese. Giornalista pubblicista da giugno 2021