Premierato passa in Senato: per Zaia è “una tappa importante verso modernità istituzionale” ma vediamo cosa sarebbe oggi

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Premierato passa al Senato (foto Ansa)
Premierato passa al Senato (foto Ansa)

“Alla luce dell’approvazione da parte del Senato del disegno di legge costituzionale sul premierato, che ora passa all’esame della Camera, la soddisfazione è grande. Quella di oggi è una tappa storica verso un paese più moderno ed efficiente che troverà un altro pilastro fondamentale nell’autonomia, in queste ore in discussione in Parlamento e verso la quale resta alta l’attenzione. Esprimo apprezzamento per il lavoro del governo che si dimostra coeso e determinato nel compiere tutti quei passaggi che miglioreranno l’assetto istituzionale”.

Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto ha commentato l’approvazione del disegno di legge da parte di Palazzo Madama con 109 sì.

Ma verdiamo di cosa stiamo parlando.

Premierato

Il governo Meloni ha raggiunto un accordo sulla riforma costituzionale che introduce, come principale novità, l’elezione diretta del premier. Il testo sarà esaminato dal Consiglio dei Ministri venerdì 3 novembre 2023, dopodiché inizierà l’iter parlamentare con i quattro passaggi tra Camera e Senato. Il concetto di “premierato” è stato discusso frequentemente, non solo in Italia, ma non ha una definizione precisa e può essere interpretato in vari modi. Alcuni propongono di rivedere la figura del Presidente del Consiglio, concedendogli più poteri rispetto a quelli attualmente previsti dalla Costituzione.

Riforma Costituzionale: intesa nella maggioranza

Nel programma elettorale della coalizione di centrodestra era prevista l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Tuttavia, la maggioranza ha successivamente preferito l’elezione diretta del premier. Già nei mesi scorsi, il vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva dichiarato che il premierato potrebbe essere un’opzione più gradita alla maggioranza delle forze parlamentari, riaccendendo un dibattito che era stato abbandonato da tempo. Ma cosa significa esattamente “premierato”?

Cosa significa premierato

Non esiste una definizione chiara di premierato. Come spiegato dal costituzionalista Mauro Volpi, professore di Diritto Costituzionale all’Università di Perugia, a Pagella Politica, il termine può riferirsi a un sistema in cui il Presidente del Consiglio ha più poteri rispetto a quelli attualmente previsti in Italia, come ad esempio il potere di revocare i ministri, pur mantenendo un rapporto di fiducia con il Parlamento.

Cambio di rotta

La coalizione di centrodestra aveva inizialmente proposto l’elezione diretta del Presidente della Repubblica nel suo programma elettorale. Successivamente, la maggioranza ha virato verso l’elezione diretta del premier. Secondo Antonio Tajani, il premierato potrebbe essere più gradito alla maggioranza delle forze parlamentari, riaccendendo un tema abbandonato da tempo.

La differenza con il Presidenzialismo

Il premierato si distingue nettamente dal presidenzialismo, una forma di governo in cui il Presidente della Repubblica ha funzioni politiche, viene eletto dai cittadini e concentra maggiori poteri nelle sue mani. Esistono vari tipi di presidenzialismo, come quello americano, dove non esiste un rapporto di fiducia tra il capo dello Stato e le Camere, o quello francese (semipresidenzialismo).

Il Premierato nel Mondo

L’unico stato dove il premierato inteso come elezione diretta del premier è stato applicato è Israele, con un’esperienza iniziata nel 1992 e terminata nel 2002. In Germania, il premierato è inteso come una forma di governo in cui i poteri del primo ministro sono rafforzati rispetto a quelli attualmente previsti in Italia. Nel sistema tedesco, infatti, solo il cancelliere deve ottenere la fiducia dalle Camere, e ha il potere di nominare e revocare i ministri.

I tentativi di riforma in Italia

Il termine “premierato” è stato introdotto in Italia per la prima volta nel progetto di riforma costituzionale della Bicamerale del 1997, voluta dall’allora capo del governo Massimo D’Alema. La cosiddetta bozza Salvi prevedeva l’elezione diretta del premier da parte del popolo. Il presidente del Consiglio doveva ricevere la fiducia solo dalla Camera dei Deputati, e poteva nominare e revocare i ministri. Nel 2006, il centrodestra di Silvio Berlusconi propose una nuova riforma costituzionale che includeva l’elezione diretta del premier, ma il progetto fu bocciato in un referendum costituzionale.

Elezione diretta del Premier

Nel 2020, l’ex premier Matteo Renzi ha proposto la figura di un premier simile a un “sindaco d’Italia”, scelto dai cittadini secondo il modello elettorale previsto per i sindaci nei Comuni con più di 15mila abitanti. Questa proposta è stata inserita nel programma elettorale del partito di Renzi, Italia Viva, alleato con Carlo Calenda, Azione, per le elezioni parlamentari del 2022.

Il Disegno di Legge del Governo Meloni

Il disegno di legge di riforma costituzionale del governo Meloni, messo a punto dalla ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Casellati, prevede che il capo del governo venga eletto dai cittadini in un unico turno, per 5 anni, con una scheda unica. Il sistema elettorale sarebbe maggioritario con un premio del 55% assegnato su base nazionale. Il capo dello Stato non avrebbe più il potere di nominare il premier, ma quello di conferire l’incarico al premier eletto, mantenendo il potere di nominare i ministri. Inoltre, la norma “anti ribaltone” prevede che, in caso di dimissioni o decadenza del premier, il Presidente della Repubblica possa assegnare l’incarico di formare un nuovo governo al premier dimissionario o a un altro parlamentare eletto collegato al presidente del Consiglio. La proposta include anche l’eliminazione dei senatori a vita.