Primarie del PD viste dal prof. Rodolfo Bettiol, iscritto al Partito democratico: “Punto su Bonaccini per l’esperienza, ma il Pd deve evolvere”

642

Saranno Stefano Bonaccini e Elly Schlein, i protagonisti delle Primarie del PD dai primi dati trapelati ma ancora non ufficiali. Tra loro due, con ogni probabilità e come del resto era nei pronostici, uscirà il successore di Enrico Letta alla segreteria del partito.

Ora, la sfida nei gazebo di domenica prossima dopo la chiusura dei congressi e il pronosticato distacco rispetto a Gianni Cuperlo e Paola De Micheli.

Su questo tema abbiamo intervistato, prima ancora che fosse noto il prevedibile esito del voto nei circoli, il professor Rodolfo Bettiol, noto avvocato penalista veneto e iscritto al Partito Democratico.

Sulla sfida tra Bonaccini e Schlein ha detto: “È innanzitutto necessario per il Pd strutturare una identità o, quanto meno, recuperare quella con la quale era nato e quindi rappresentare in Italia la forza di centrosinistra riformista, europeista e progressista. Mi sembra – ha commentato Bettiol – che la Schlein provenga più da un ambito movimentista, mentre Bonaccini nasce come amministratore, dunque più adatto a governare. La scelta è tra questi due. Io, personalmente, ho votato per Bonaccini per una sinistra moderna che sia soprattutto una sinistra di Governo“.

Nel corso dell’intervista, partendo dunque dal tema delle Primarie del Pd in atto, il noto avvocato è partito ripercorrendo le storiche difficoltà del partito: “Nel 2013 – ha ripercorso Bettiol –, si pensava che con Bersani il Pd potesse vincere nell’ottica di una logica bipolare, ma poi proprio in quel periodo è sorto a sorpresa il Movimento 5 Stelle che ha scombinato il quadro. Il partito si è trovato dunque a reggere governi di coalizione e non ad attuare un programma proprio, badando solo ad assicurare la governabilità. In questo modo ha però perso di credibilità. Poi, inoltre, Matteo Renzi ha voluto spostare l’asse più al centro tenendo fuori tutta un’ala della sinistra. I guai nascono lì“.

Allora, abbiamo chiesto, il Pd ora dovrebbe essere un partito più di sinistra? “Nel definire la sinistra oggi – ha risposto Rodolfo Bettiol -, non ci si può ridurre al tema dell’assistenzialismo. Sinistra vuol dire capacità di innovare“.

Allontanandoci leggermente dal tema principale, quello delle Primarie del Pd, abbiamo sollecitato l’intervistato anche sul sistema di voto attuale in Italia, ritenuto ampiamente una criticità nella formazione delle maggioranze di Governo: “Io a suo tempo – ancora Bettiol -, ho fatto parte del movimento che voleva il maggioritario, ma poi ne è uscito un maggioritario all’italiana che ha portato all’aumento dei partiti che da 7 sono passati a più di 20.

Alla base di questo fenomeno, io credo ci sia uno spirito di faziosità ma anche di ricerca di visibilità personale, che sembra ineliminabile.

Per cui – ha concluso Bettiol –, correggendo una idea che era sembrata ottima, quella di avere solo due schieramenti si potrebbe migliorare. Personalmente, faccio fatica a contemplarne più di 4 partiti: uno di destra, uno di sinistra, uno di centrodestra e uno di centrosinistra in rappresentanza di tutte le spinte della società. Poi va cambiata tutta la legge elettorale, serve rimettere le preferenze e, data la riduzione del numero dei parlamentari, credo si imponga un ritorno ritorno al proporzionale“.