Caso Miteni, in 7.000 per la class action: rimborsi fino a 500mila euro per l’iniziativa che non piace alla galassia No Pfas

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Il caso Miteni segna un nuovo capitolo, questa volta sul fronte dei risarcimenti civili. Oltre 7.000 persone, tra ex lavoratori e residenti dell’area limitrofa allo stabilimento di Trissino, hanno già aderito a un’azione legale collettiva finalizzata a ottenere indennizzi per i danni legati alla contaminazione da Pfas (ne avevamo scritto nei mesi scorsi, clicca qui).

L’iniziativa, lanciata dopo la condanna in primo grado di 11 manager da parte del Tribunale di Vicenza, è promossa da Finanziamento del Contenzioso, una società bresciana che si dice specializzata in controversie di gruppo. Il limite massimo di adesioni gestibili per questa operazione è stato fissato a 15.000 persone.

Chi può chiedere il risarcimento

La platea dei potenziali beneficiari è ampia e riguarda diverse categorie colpite dall’inquinamento dell’ex stabilimento chimico:

  • Residenti e lavoratori: chiunque abbia vissuto o lavorato nelle zone contaminate a partire dal 1996.

  • Proprietari di immobili: chi ha acquistato terreni o case nelle aree interessate prima del 2016.

  • Eredi: familiari di persone decedute per patologie riconducibili all’esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche.

Secondo le stime fornite dai legali di “Risarcimento Miteni”, le cifre richieste partono da una base di 30.000 euro per ciascun aderente, ma possono scalare fino a un massimo di 500.000 euro nei casi di accertata gravità del danno biologico. La società proponente ha inoltre specificato che il rischio economico per i cittadini è nullo: in caso di soccombenza, le spese legali saranno interamente a carico della società stessa (qui altre info).

Class action Miteni: le critiche della galassia “No Pfas”

L’iniziativa non era stata accolta con entusiasmo dal fronte dell’attivismo storico vicentino. Già a settembre, al momento del lancio pubblicitario dell’azione collettiva, le reazioni erano state segnate da una profonda freddezza, se non da aperta ostilità.

Alberto Peruffo, leader storico del movimento No Pfas, alpinista e scrittore, aveva espresso forte scetticismo: “Non mi pare che i tempi siano maturi per una cosa del genere, oltretutto stiamo parlando di persone che non hanno alcuna esperienza nel tema Pfas. Noi ci stiamo già muovendo con i nostri avvocati”.

Ancora più tranchant era stato il giudizio di Giampaolo Zanni, referente della Cgil Veneto per l’inquinamento da Pfas, che aveva definito l’operazione come un atto di “sciacallaggio”. Zanni aveva puntato il dito contro quella che ritiene essere una mancanza di competenza specifica dei promotori sulla complessa vicenda Miteni: “Come avvoltoi arrivano, attirate dai soldi, persone che non si sono mai occupate di questo tema”.