
“A volte, raramente, ma succede, Davide batte Golia!”. È il commento a caldo di Jacopo Graziani, portavoce del Comitato Tuteliamo la Salute che oggi festeggia una storica giornata. Non solo per il comitato stesso, ma per tutti i cittadini di Vicenza e Padova che possono continuare a bere l’acqua che esce dal rubinetto della propria casa. Oggi nella sede della Provincia di Vicenza a Palazzo Nievo si è tenuta la Conferenza dei Servizi che ha dato il parere definitivo sul progetto Silva e sulla proposta di creare tre nuovi impianti di smaltimento rifiuti nel Comune di Montecchio Precalcino. Secondo alcune indiscrezioni, pare essere stato decisivo il voto contrario dell’Ulss 7 Pedemontana
In un momento storico in cui dilaga una sfiducia verso la politica e verso le istituzioni, quella di oggi è una vera e propria vittoria dei cittadini e delle loro preoccupazioni verso la qualità dell’aria e dell’acqua. Ai membri del Comitato Tuteliamo la Salute – attivo da gennaio 2025 – va dato atto di essersi impegnati in modo tenace, acquisendo nel tempo i pareri di medici e studiosi del settore ambientale, ma anche di aver bussato alle porte della politica (e della Corona inglese) per ricevere supporto, oltre che di aver combattuto per infondere la consapevolezza del rischio che il Progetto Silva avrebbe potuto comportare.
Progetto Silva: la storia
Lo ricordiamo, il progetto presentato dalla Silva srl, azienda del Gruppo Ecoeridania specializzata nel trattamento e recupero di rifiuti industriali, prevedeva la creazione di tre impianti nell’area dell’ex Safond-Martini: uno per la sterilizzazione termica di rifiuti ospedalieri pericolosi (provenienti da fuori provincia), un impianto per la rigenerazione di sabbie da fonderia, con aumento della capacità da 15mila a 70mila tonnellate annue, e il terzo un deposito di rifiuti pericolosi e non, liquidi e solidi, comprendente sostanze altamente tossiche e corrosive.
Lo scorso 9 dicembre nella stessa giornata la riunione dei tecnici della Commissione Via si era conclusa con un “sì con prescrizioni”; poi la Conferenza dei Servizi composta da, oltre alla Provincia di Vicenza, tredici portatori d’interesse – comune di Montecchio Precalcino (VI), Arpav, Ulss 7 Pedemontana, Italferr, Autostrada A4 Brescia-Padova, E-distribuzione, Genio Civile, Regione del Veneto, Consiglio di Bacino Veneto Orientale, Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta e Vigili del Fuoco – aveva sospeso la decisione sul progetto.
Intanto, lo scorso 14 agosto il Comitato aveva inviato una petizione direttamente alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea per segnalare la violazione di normative europee, nel caso in cui il progetto Silva fosse stato approvato. Dopo che il presidente della Commissione Bogdan Rzonca aveva dato riscontro positivo al ricevimento della petizione, avviando un’indagine preliminare sulla questione, l’Onorevole Cristina Guarda, vicepresidente della Commissione per le Petizioni, aveva preso a cuore la vicenda ipotizzando una discussione all’interno del Parlamento. Il 25 febbraio una rappresentanza del Comitato era stata ricevuta a Bruxelles: dopo l’esposizione del caso, tutti i partiti politici europei presenti avevano concordato all’unanimità di mantenere la petizione “aperta”, dando continuità all’iter avviato e creando uno spazio operativo istituzionale presso la Commissione.
Si erano poi mobilitati 12 sindaci del territorio padovano preoccupati per il fatto che l’acquedotto di Padova – gestito da AcegasApsAmga e che serve circa 300mila persone – preleva l’acqua a poco più di un chilometro rispetto all’impianto in oggetto. I sindaci avevano incontrato l’assessore all’Ambiente Elisa Venturini che aveva rassicurato sulla trasparenza e l’impegno della Regione, il cui Consiglio aveva poi votato all’unanimità la mozione presentata dai consiglieri del Partito Democratico sull’accelerazione dell’approvazione delle aree di salvaguardia, proprio in relazione al progetto Silva.
Parallelamente sono arrivate le prime battute d’arresto: prima Ulss 7 Pedemontana, il cui parere, sollecitato a febbraio dalla Provincia di Vicenza, era stato ufficialmente depositato con esito negativo. L’azienda sanitaria aveva dichiarato la “non compatibilità con il sito su cui andrebbe ad inserirsi” l’impianto. Poi un secondo freno è giunto dall’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali (Abdao) che aveva disposto la “sospensione dei procedimenti autorizzativi che potrebbero interferire con le aree di salvaguardia delle opere di captazione idrica destinate al consumo umano nei Comuni di Dueville e Villaverla“. Di contro, Assofond (Confindustria) aveva dato il proprio sostegno al progetto ritenendo che ne potessero derivare solo benefici.
Oggi l’azienda Silva srl ha fatto sapere che attenderà i verbali della seduta che verranno resi disponibili per esaminare nel dettaglio le motivazioni della scelta; “rimane fermo l’impegno a operare nel pieno rispetto delle istituzioni, della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e dei lavoratori”.
Alla ricerca di un equilibrio ecosostenibile
Al termine di questa giornata, possiamo affermare che è stata presa in considerazione da chi aveva il potere decisorio la non compatibilità tra l’impianto e il territorio in cui si sarebbe andato ad inserire. L’auspicio è che questa vicenda sia un monito: da un lato per i cittadini, affinché si impegnino a lottare per la tutela dei territori ormai eccessivamente sfruttati. Dall’altro, per i politici affinché salute e ambiente non vengano subordinati agli interessi economici e le decisioni siano sempre prese dopo un’attenta analisi di tutte le forze in gioco e dei danni che potrebbero provocare.



































