“Prorogare blocco licenziamenti o rischio rivolta sociale”, Repubblica: “sindacati 30 giugno sfilano a Torino, Firenze e Bari. Orlando: interverremo”

Cgil, Cisl e Uil
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Di Mariachiara Giacosa, da la Repubblica. Tre piazze, tre sindacati, un solo messaggio: prorogare il blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre. Lo chiedono da Torino, Firenze e Bari i leader di Cgil Cisl e Uil che portano in piazza il mondo del lavoro alla vigilia della fine, il 30 giugno, del blocco dei licenziamenti. Nessun compromesso, rispetto alle ipotesi che prevedono il prolungamento dello stop solo per alcuni settori, ad esempio il tessile e le calzature. «Questa mobilitazione è solo l’inizio, vogliamo portare a casa risultati, ma se non ci ascoltano andremo avanti finché non li avremo ottenuti » scandisce Maurizio Landini di fronte ai 10 mila di Torino.
In piazza ci sono anche i lavoratori dell’ex Embraco che Landini vuole sul palco con un fuori programma: 400, da quattro anni aspettano un piano di rilancio dell’azienda e vanno avanti con gli ammortizzatori sociali. «Al premier Draghi diciamo che è un errore sbloccare i licenziamenti. Per evitarli — prosegue Landini — governo e imprese si prendano la responsabilità, dove ci sono problemi, di usare la cassa integrazione ordinaria e i contratti di solidarietà ».
L’alternativa, concordano i segretari confederali, è la tenuta sociale. «Bisogna fare attenzione, ci sono crisi e situazioni che rischiano di esplodere — avverte il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri — ci dicono che siamo dei terroristi, ma noi abbiamo la capacità di ascoltare le persone che soffrono, che oggi vedono messo a rischio il loro futuro» chiarisce di fronte alla piazza in cui sventolano le bandiere degli operai dell’ex Ilva di Taranto. E stima che siano fino a 2 milioni i posti di lavoro a rischio «perché tanti sono stati i lavoratori che hanno avuto la cassa integrazione in questo periodo».
Del pericolo di uno «tsunami sociale » parla da Firenze il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra. Ricorda «il bollettino di guerra delle vittime sul lavoro», più di 300 dall’inizio dell’anno. Ricorda Luana D’Orazio, la giovane operaia tessile morta in Toscana, e Adil Belakhdim, il sindacalista investito da un tir durante un presidio a Briandrate nel Novarese, e chiede al governo di aumentare le verifiche, i controlli nei luoghi di lavoro».
Quello della bomba sociale è «un rischio effettivo, che esiste» riconosce il ministro del Lavoro Andrea Orlando che lavora a estendere il blocco dei licenziamenti ai settori più colpiti dalla crisi. «Credo che l’ascolto sia fondamentale. Siamo in una fase in cui va rafforzato il dialogo sociale. È fuori discussione che ci sia attenzione alle questioni che pongono i sindacati, in che termini queste questioni verranno accolte è una discussione che si sta facendo». E assicura: «Interverremo in tempo». Controcorrente il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che si dice «un pochino meno pessimista dei sindacati. Non vedo bombe sociali. Siamo a un passo da una grande ripresa — sostiene — c’è una grande voglia di ricominciare».
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