Proteste giovanili, il PD veneto condanna le violenze e difende il diritto al dissenso

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Proteste giovanili in Veneto, ingresso neutro del Consiglio regionale senza persone riconoscibili
Palazzo Ferro Fini, l'ingresso

Manildo, Luisetto e Sambo replicano alla risoluzione annunciata da Matteo Baldan: condanna netta degli scontri, ma nessuna assimilazione tra responsabili dei reati e manifestanti pacifici.

Le proteste giovanili in Veneto e nelle altre città italiane richiedono una condanna senza riserve delle violenze, ma non possono diventare il pretesto per delegittimare il diritto di manifestare. È la posizione espressa dai consiglieri regionali del Partito Democratico Giovanni Manildo, Chiara Luisetto e Monica Sambo in una nota diffusa dal Consiglio regionale del Veneto.

I tre esponenti dem replicano alla risoluzione annunciata dal consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Baldan. Contestano in particolare l’ipotesi che tra i gruppi consiliari possano esserci sostenitori o istigatori dei disordini e chiedono che il confronto istituzionale non venga trasformato in uno scontro fondato su sospetti.

La presa di posizione arriva mentre il dibattito politico regionale si allarga alle possibili risposte contro gli episodi di violenza. Anche la proposta sulla leva obbligatoria per i minorenni responsabili di violenze di piazza ha riaperto la discussione su repressione, prevenzione e strumenti educativi.

Proteste giovanili in Veneto, la posizione del PD

Manildo, Luisetto e Sambo distinguono fra chi commette reati e le migliaia di cittadini e studenti che partecipano pacificamente alle manifestazioni. Secondo i consiglieri, attribuire a tutti le responsabilità di una minoranza violenta rischia di produrre una criminalizzazione preventiva e di indebolire un diritto essenziale della democrazia.

La nota critica inoltre un’impostazione basata prevalentemente su nuovi provvedimenti repressivi. Per il gruppo democratico, la Regione e lo Stato dovrebbero affrontare anche le cause del disagio giovanile, dalla difficoltà di accesso alla casa alla carenza di supporto psicologico, fino alle opportunità di studio e di lavoro.

I consiglieri dichiarano la disponibilità a discutere misure concrete che rientrino nelle competenze regionali. In assenza di proposte operative, sostengono, le risoluzioni rischiano di restare iniziative di propaganda incapaci di incidere sui fenomeni denunciati.

La posizione del PD non attenua la condanna degli scontri, ma chiede di separare la responsabilità penale individuale dal giudizio sulle rivendicazioni collettive. Sarà il confronto in Consiglio regionale a chiarire quali interventi possano raccogliere un consenso più ampio.

Le proteste giovanili in Veneto entrano così in un confronto che riguarda insieme sicurezza, libertà costituzionali e politiche sociali. La verifica decisiva sarà affidata alla capacità delle istituzioni di trasformare le dichiarazioni in misure misurabili, evitando sia le generalizzazioni sia la sottovalutazione delle violenze.