
Il tema degli affitti brevi al centro del dibattito politico anche in Veneto dopo la decisione del Governo di impugnare la legge regionale dell’Emilia Romagna, pensata per arginare l’overtourism.
Una scelta che ha sollevato la forte preoccupazione di Cgil Veneto e Sunia Veneto, che sollecitano Palazzo Balbi a non restare a guardare e ad adottare normative analoghe per tutelare i residenti.
Secondo i sindacati, la legittimità di tali interventi regionali sarebbe già stata confermata in passato dalla Corte Costituzionale (come nel caso della Toscana), rendendo l’impugnazione un ostacolo alla gestione di un’emergenza abitativa sempre più pressante.
“Da anni denunciamo come l’espansione incontrollata delle locazioni turistiche stia desertificando i centri storici della nostra regione”, afferma Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto. Il fenomeno degli affitti brevi Veneto starebbe rendendo quasi impossibile trovare casa a prezzi accessibili per migliaia di persone, già colpite da salari che non reggono il passo dell’inflazione.
Secondo Basso, il modello emiliano – che permette ai Comuni di limitare le percentuali di alloggi turistici e bloccare nuovi frazionamenti edilizi a scopo ricettivo – è la strada da seguire: “Una misura che servirebbe anche in Veneto. La Regione potrebbe adottare una normativa analoga: gli effetti sulla residenzialità e sull’attrattività del territorio si vedrebbero immediatamente”.
A rincarare la dose è Emilio Viafora, Segretario Generale del Sunia Veneto, che sottolinea come la situazione degli affitti brevi Veneto stia alterando il tessuto sociale delle principali città d’arte. “Venezia, Verona, Padova e Treviso vivono problemi critici: i proprietari preferiscono le locazioni turistiche e i centri si svuotano, respingendo famiglie, studenti e lavoratori in cerca di soluzioni stabili”.
Per il Sunia, è necessario intervenire con urgenza per evitare che la proliferazione incontrollata di queste strutture finisca per intaccare definitivamente il diritto all’abitare, trasformando le città in dormitori per turisti privi di una comunità residente.




































