
Il Centrodestra ha depositato alla Camera e al Senato la proposta di riforma del Rosatellum, la legge elettorale attualmente in vigore, con una nuova proposta che ha già guadaganto l’appellativo di Stabilicum.
Questo perché l’obiettivo, come anticipato dalla premier Giorgia Meloni già a gennaio, è garantire la “governabilità” attraverso un consistente premio di maggioranza (con un tetto massimo fissato al 60% degli eletti) per assicurare stabilità parlamentare. Una mossa che ha immediatamente innescato una durissima reazione delle opposizioni, sia a livello nazionale che locale.
Dura la presa di posizione del Partito della Rifondazione Comunista. Maurizio Acerbo, segretario nazionale, e Gianluca Schiavon, responsabile Istituzioni, bocciano senza appello la proposta.
“Non si può definire proporzionale la proposta di nuova legge elettorale della destra. Chiamatela col suo nome: legge truffa, peggiore di quella che così fu definita nel 1953 dalla sinistra. Ancora una volta si manipola la legge elettorale per cercare di favorire la maggioranza governativa. Le regole del gioco democratico andrebbero decise con larga condivisione, ma ancora una volta Giorgia Meloni usa la furbizia e la prepotenza“.
Secondo gli esponenti di PRC, la riforma prefigurerebbe un superamento degli equilibri costituzionali: “Questa è una legge eversiva: con una Camera di 400 deputati eleggerne 75 con un listone e gli altri con liste bloccate significa consegnare a chi vince la possibilità di prendere tutto, non solo il Governo ma anche la Presidenza della Repubblica e i membri laici del Csm. Un potere enorme concentrato nelle mani di pochi“.
Il malumore attraversa anche il territorio vicentino. Il PSI di Vicenza, riunitosi recentemente per discutere di bicameralismo e sistemi elettorali, esprime forte preoccupazione per il rischio di un ulteriore allontanamento degli elettori dalle urne.
“Sembra che non sia prevista la possibilità per i cittadini di scegliere il proprio candidato, né di indicare la sua preferenza” dichiara in una nota il segretario provinciale Luca Fantò. “Se così fosse, ancora una volta ci troveremmo di fronte al tentativo di limitare la libertà di voto. La negazione della possibilità di esprimere una preferenza è l’evidente sintomo del timore di dar voce agli elettori. Ci preoccupa inoltre un premio di maggioranza che potrebbe prevedere un ballottaggio in grado di dare la maggioranza assoluta a un’esigua minoranza”.
I socialisti vicentini lanciano quindi un appello trasversale alle forze di centrosinistra e alla “destra liberale” affinché si intervenga per eliminare le liste bloccate, che finora hanno favorito solo le strutture partitiche a scapito della partecipazione democratica.


































