Il risveglio di Maduro e signora a Miraflores, quando la geopolitica entra in camera da letto: intervista a Giuseppe Arnò, presidente di ASIB

Il risveglio di Miraflores: Giuseppe Arnò analizza l’arresto di Maduro tra geopolitica, ipocrisie globali e diritto internazionale inflessibile con i deboli ed estremamente flessibile con i forti,

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Miraflores Palace, residenza di Maduro (Wikipedia by Prensa Presidencial - Government of Venezuela - YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=FBJVAck1jEM – View/save archived versions on archive.org and archive.today, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=89622086)
Miraflores Palace, residenza di Maduro (Wikipedia by Prensa Presidencial - Government of Venezuela - YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=FBJVAck1jEM – View/save archived versions on archive.org and archive.today, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=89622086)

“Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati prelevati nel cuore della notte, direttamente dalla loro camera da letto. Non da una folla inferocita né da una congiura di palazzo, ma da uno dei reparti più raffinati dell’ingegneria militare statunitense: lo squadrone Delta. Un’operazione chirurgica, di quelle che non lasciano macerie ma producono imbarazzo”: nasce da questo esordio in un suo articolo su La Gazzetta italo-brasiliana Online, giornale che dirige, il mio desiderio di intervistare Giuseppe Arnò, presidente di Asib (Associazione stampa italiana in Brasile), del cui consiglio consultivo mi onoro di far parte (leggi anche «Maduro e sovranità “in arresto”: il Venezuela al centro di una frattura geopolitica»).

Giuseppe Arnò, perché ha scelto di raccontare l’arresto di Maduro come un “risveglio” notturno?
Perché è un’immagine potentissima. Il fatto che Nicolás Maduro e Cilia Flores siano stati prelevati nel cuore della notte, dalla loro camera da letto, introduce un elemento simbolico fortissimo: la geopolitica che irrompe nello spazio più privato possibile. È il segno che il potere, quando crolla, non ha più nemmeno il privilegio del sonno. E allo stesso tempo è il risveglio traumatico di un intero sistema.

Nel suo ragionamento emerge una critica severa al diritto internazionale. È davvero ridotto a pura retorica?
Purtroppo sì, almeno quando entra in conflitto con gli interessi delle grandi potenze. Il diritto internazionale viene evocato come un principio nobile, ma applicato in modo selettivo. È inflessibile con i deboli ed estremamente flessibile con i forti. Il caso venezuelano non fa eccezione.

Eppure lei osserva nel suo articolo che, per quanto discutibile, questa è stata un’azione concreta.
Esatto. Ed è qui che nasce l’imbarazzo. Per anni il Venezuela è stato lasciato sprofondare tra povertà, repressione ed esodo di massa, mentre il mondo si limitava a commentare. Oggi l’intervento arriva in modo brutale, interessato, probabilmente cinico. Ma arriva. E questo rompe l’inerzia di una comunità internazionale troppo spesso spettatrice.

Come legge le reazioni internazionali, da Cina e Russia fino a Cuba?
Sono proteste misurate, quasi rituali. Tutti tutelano i propri interessi: petrolio, alleanze, equilibri regionali. Cuba è forse il caso più emblematico: per anni ha vissuto anche grazie al sostegno venezuelano, oggi si trova improvvisamente senza quella stampella. È un passaggio storico anche per l’isola.

Dal Sud America, e in particolare dal Brasile, che percezione c’è di quanto sta accadendo?
C’è una doppia lettura. Ufficialmente si critica il metodo, com’è giusto che sia. Ma sotto traccia c’è un sollievo evidente. I flussi migratori dal Venezuela hanno messo sotto pressione Paesi già fragili. La stabilità, anche quando arriva in modo scomposto, esercita sempre una forte attrazione.

Lei conclude con una domanda aperta: è la fine o solo l’inizio?
È la domanda decisiva. La storia insegna che quando la geopolitica entra in una camera da letto, raramente si ferma lì. Il Venezuela potrebbe essere un epilogo, ma potrebbe anche essere il primo capitolo di una fase più ampia di ridefinizione degli equilibri regionali e globali. I risvegli bruschi, quasi mai, riguardano solo chi stava dormendo.

Il commento 

L’analisi di Giuseppe Arnò ha il merito di togliere ogni velo retorico a una vicenda che molti preferirebbero ridurre a scontro ideologico. Qui non siamo di fronte a una favola morale, ma a un intreccio brutale di potere, interessi e ipocrisie internazionali.
Il diritto internazionale, evocato a giorni alterni, continua a essere usato come clava o come alibi, mai come bussola condivisa. Eppure, come Arnò sottolinea senza indulgenze, il dato che resta è uno: per anni il Venezuela è stato lasciato marcire mentre il mondo guardava altrove.

Che l’azione sia arrivata in modo discutibile non cancella una responsabilità collettiva: quella di aver tollerato un disastro umano, sociale e politico sotto gli occhi di tutti. Il “risveglio di Miraflores” non riguarda solo Maduro e il suo sistema, ma interroga anche noi, osservatori spesso più pronti a commentare che ad assumere posizioni scomode.
Ed è forse questa la lezione più inquietante: quando la geopolitica entra nelle camere da letto del potere, significa che il tempo delle ambiguità è finito. Anche per chi, finora, ha preferito dormire.