Shoah: si abbia memoria che tutto quell’orrore c’è stato, sta avvenendo oggi e che, ancora, potrà succedere se ci stancheremo di vigilare e di lottare perché non accada

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Scriveva Primo Levi: “Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.”
Il razzismo, il terrore del diverso, l’odio che hanno potuto trasformare cittadini apparentemente normali in bestie si nutre dell’indifferenza, del lasciar fare, del pensare che “tantod a noi non può succedere”. Può accadere, invece, com’è successo in paesi “civili”, “avanzati” come la Germania e l’Italia degli anni ’20 e ’30. Succede, se non vigiliamo e non ci ribelliamo al pensiero comune che, ancora oggi, discrimina il diverso, crea il nemico in chi fugge dalla guerra e dalla fame che noi stessi, appartenenti al “mondo civile” scateniamo. Succede quando si considera che i più deboli siano nemici, che, chi ha un altro colore della pelle o professa un’altra religione, sia un essere inferiore a noi, che, chi vive diversamente da noi (e da quello che noi crediamo sia il “vivere civile”), non sia degno di vivere. Succede perché si dimentica, perché si vuole negare quello che è stato, succede perché succede perché trionfa l’individualismo e l’indifferenza. Ribelliamoci a questo barbaro conformismo. Si abbia memoria di quello che i soldati dell’Armata Rossa, il 27 gennaio del 1945, trovarono entrando ad Auschwitz
Si abbia memoria delle leggi razziali approvate in Italia. Si abbia memoria che durante il fascismo pochi ebbero il coraggio di ribellarsi. Si sappia che il mostro generato dal sonno della ragione cresce lentamente, si insinua silenziosamente nei nostri pensieri, diventa, infine, qualcosa di normale e di assoluto che giustifica l’annientamento di interi popoli.
Si ricordi sempre che il fascismo e il nazismo decisero di attuare la distruzione del popolo ebraico, degli zingari, dei testimoni di Geova, dei serbi, dei comunisti, degli “asociali”, dei più deboli fisicamente e mentalmente, degli omosessuali … in nome della supremazia della “razza ariana”. E cerchiamo di capire che, se oggi qualcuno parla ancora di difesa della “razza bianca”, il mostro che sembrava sconfitto nel 1945 è ancora vivo e vuole alzare la testa.
Si abbia memoria che tutto quell’orrore è stato, che sta avvenendo oggi e che, ancora, potrà succedere se ci stancheremo di vigilare e di lottare perché non accada.

Giorgio Langella

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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.