Spritz contraffatto a Venezia, Bottega: “Un danno al Prosecco e al made in Italy”

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Spritz contraffatto, l’allarme di Sandro Bottega

Dopo il sequestro a Venezia di prodotti destinati alla preparazione di spritz contraffatti, Sandro Bottega richiama l’attenzione sui danni per Prosecco, consumatori e made in Italy.

Il caso dello spritz contraffatto individuato a Venezia riapre il tema della tutela delle denominazioni e della trasparenza nei confronti dei consumatori. Sandro Bottega, alla guida dell’omonima azienda vinicola veneta, definisce grave la vendita di miscele che richiamano Aperol o Campari senza corrispondere ai prodotti indicati e sottolinea le conseguenze per l’immagine del Prosecco e dell’intero made in Italy.

La presa di posizione riguarda un fenomeno che tocca direttamente una delle bevande simbolo dell’ospitalità veneta. Il valore economico e reputazionale del Prosecco è stato raccontato più volte anche da ViPiù, come nel caso del successo della National Prosecco Week negli Stati Uniti.

Bottega osserva che la sostituzione degli ingredienti dichiarati altera il gusto atteso e crea un danno per i produttori che investono nella qualità e nella riconoscibilità dei marchi. Il riferimento è al sequestro compiuto a Venezia, dove sarebbero state trovate bevande non conformi utilizzate per preparare cocktail venduti come spritz tradizionali. La contestazione riguarda quindi sia la correttezza commerciale sia la protezione della filiera.

Spritz contraffatto, la richiesta di controlli e trasparenza

Per Sandro Bottega occorre rafforzare i controlli e rendere sempre chiara l’origine degli ingredienti serviti nei locali. Il consumatore, sostiene l’imprenditore, deve poter sapere quale vino spumante e quale aperitivo vengono utilizzati. La trasparenza diventa ancora più importante in una città internazionale come Venezia, dove l’esperienza gastronomica contribuisce alla percezione complessiva dell’Italia da parte dei visitatori.

Lo spritz contraffatto, nella lettura proposta da Bottega, non è dunque una questione limitata a un singolo prodotto. Il rischio è che pratiche scorrette indeboliscano la fiducia costruita da aziende e consorzi e penalizzino anche gli operatori che rispettano le regole. La difesa del Prosecco e dei marchi italiani passa per controlli efficaci, informazioni precise nei menu e responsabilità lungo tutta la catena di vendita.