Stato di diritto in Italia, La Repubblica: “Ispezione Ue al governo su giustizia, Rai e bavaglio”

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La Repubblica in edicola oggi focalizza l’apertura del giornale sull’ispezione UE in programma a partire da oggi, con i tecnici della Commissione che cercano risposte su 19 quesiti relativi alle ultime riforme: corruzione, libertà di stampa, conflitto d’interessi e lo stop sulle intercettazioni.

Giuseppe Colombo e Liliana Milella scrivono: “Questa volta non è l’opposizione a chiedere conto al governo delle sue decisioni sulle riforme che stravolgono la giustizia, la libertà dei media, la nostra Carta costituzionale. Ora, come ha scoperto Repubblica, entra in campo l’Europa. Perché oggi arrivano a Roma gli ispettori della Commissione Ue che si sono fatti precedere da un nutrito pacchetto di domande destinate a mettere in imbarazzo chi dovrà rispondere. Diciannove quesiti su cui il governo sarà costretto a barcamenarsi perché le scelte già fatte risultano in evidente contrasto con le richieste europee. Tra via Arenula e Palazzo Chigi stamattina si svolgeranno i colloqui riservati tra i funzionari italiani ed europei per aggiornare il report sullo “Stato di diritto” nel nostro Paese”.

Sul premierato, l’Europa vuole capire l’obiettivo della riforma e in quale modo migliorerà la situazione alla luce dei timori espressi da molti esperti. Sul capitolo giustizia l’UE vuole vederci chiaro su aspetti come separazione delle carriere e digitalizzazione dei processi.

Conflitti d’interessi, lobby e finanziamento ai partiti: “l’Europa vuole un aggiornamento politico e legislativo – si legge su Rep –, e informazioni sulla proposta di M5S del 13 ottobre 2022 che giace in commissione Affari costituzionali, rispolverata dai grillini due settimane fa dopo l’inchiesta diRepubblica sui numerosi casi di conflitti in atto tra i parlamentari. La Ue chiede se siano inclusi i deputati e se l’esecutivo intenda prevederli“.

Sull’abuso d’ufficio, che il ministro Nordio e altri puntano a cancellare (leggi qui),
l’Europa ha già espresso i suoi timori e punta a chiarire quali sono i prossimi passi legislativi e i tempi per l’entrata in vigore, ma anche come sarà sostituito nel codice penale e se effettivamente ridurrà la lotta contro la corruzione.

Nuova prescrizione: “La Commissione vuole informazioni dettagliate sulla nuova prescrizione, approvata dal Parlamento a metà gennaio, e sulle ragioni che hanno spinto il governo e il Guardasigilli a negare la norma transitoria per l’entrata in vigore chiesta dai presidenti delle 26 Corti d’Appello italiane, come aveva anticipato Repubblica. Non solo: vogliono conoscere «le conseguenze della nuova prescrizione sui processi per corruzione»“.

Capitolo intercettazioni: l’UE, anche qui, intende capire quali sono le ipotizzate conseguenze. Sulla libertà di stampa la Commissione è in allarme per l’aumento delle cause, anche promosse da esponenti politici, contro i giornalisti e sapere se il governo pensa di introdurre misure per proteggere i giornalisti dalle liti temerarie e la riservatezza delle fonti e il segreto professionale, capisaldi ultradecennali della professione.

Infine, altro oggetto dell’ispezione UE, la Rai: “Il capitolo dell’informazione è uno dei più dettagliati. La Commissione chiede se l’Italia «può fornire ulteriori informazioni sui tempi di costituzione del fondo per evitare il progressivo deteriorarsi delle condizioni di lavoro dei giornalisti e supportare i media locali». Ecco un capitolo ad hoc per la Rai. Il rapporto dell’anno scorso già sollecitava una riforma della governance e del finanziamento «con l’obiettivo di garantire la sua indipendenza dai rischi di interferenze politiche». E adesso gli esperti si chiedono se «il governo sta preparando una risposta». E in particolare «se può indicare quali misure prevede di adottare contro le interferenze politiche sull’indipendenza della Rai». E vengono chieste spiegazioni sulla decisione presa con l’ultima legge di bilancio di ridurre il canone da 90 a 70 euro. E che misure intende prendere il governo per assicurare l’autonomia e l’indipendenza finanziaria della tv di Stato”.

Fonte: La Repubblica