Suicidi in carcere: appello a Vicenza il 18 aprile nella Giornata di mobilitazione nazionale dei Garanti delle persone private della libertà

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Suicidi in carcere, appello a Vicenza il 18 aprile nella Giornata di mobilitazione nazionale dei Garanti delle persone private della libertà
Suicidi in carcere, appello a Vicenza il 18 aprile nella Giornata di mobilitazione nazionale dei Garanti delle persone private della libertà

Nella giornata di mobilitazione nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà (genericamente ma non precisamente denominate detenuti), celebratasi anche a Vicenza, nell’incontro pubblico di giovedì 18 aprile a Villa Tacchi, a cui era presente anche il sempre attivo Giovanni Rolando (sua è la foto in copertina, ndr), è stato messo in evidenza un tema allarmante: l’urgenza di affrontare l’emergenza dei suicidi in carcere. L’incontro, iniziato alle ore 15, ha richiamato l’attenzione su un problema grave e persistente che affligge il sistema penitenziario italiano.

Davanti ai presenti, che gremivano la sala, i relatori al tavolo (da sx nella foto) erano
Stefano Tolio, direttore sanitario Ulss 8 Berica, Metteo Mantovani, giudice sezione Gip, Angela Barbaglio, garante per il carcere di Vicenza delle persone private della libertà, Laura Piva, rappresentante della Camera penale, Rachelle Nicolin, rappresentante dell’Ordine degli avvocati, e Luisa Consolaro, presidente della IV Commissione Consiliare “Servizi alla Popoalazione).

Quest’anno, a premessa dell’incontro, già ben 31 detenuti si sono tolti la vita dietro le sbarre, a cui si aggiungono i tragici casi di tre guardie carcerarie. Questi numeri non sono solo statistiche; rappresentano una chiara indicazione di un sistema in crisi che necessita di cambiamenti immediati.

La casa circondariale Filippo De Papa di Vicenza, come illustrato dalla garante di Vicenza Angela Barbaglio, è un esempio lampante delle difficoltà incontrate. Con 365 detenuti, il carcere supera il 120% della sua capacità. La struttura è in condizioni precarie, con problemi agli impianti di riscaldamento ed elettrici e aree ricreative degradate. Solo 90 unità su 170 della Polizia penitenziaria sono addette alla sorveglianza effettiva mentre l’unità sanitaria è oberata di compiti, evidenziano una situazione di grave difficoltà.

Stefano Tolio, responsabile del settore sanitario dell’Ulss 8 Berica, ha sottolineato la disperazione della condizione carceraria attuale, evidenziando l’impossibilità di salvare il sistema senza interventi radicali. L’ecosistema carcerario, come ora concepito, non solo fallisce nel suo intento riabilitativo, ma spesso aggrava le condizioni di chi vi è recluso.

L’invito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a un’azione immediata per “tamponare l’emergenza” è stato accolto con unanime consenso. I presenti hanno sollecitato parlamentari, consiglieri regionali e comunali a intensificare le visite nelle carceri, per testimoniare direttamente le condizioni di vita dei detenuti. “Bisogna vederle, bisogna esserci stati per rendersene conto“, è stato detto nella conferenza nazionale deo garanti citando Piero Calamandrei nel 1949.

La necessità di estendere la cosiddetta legge Smuraglia, che mira a migliorare le condizioni di vita dei detenuti, è stata evidenziata come una priorità urgente. La situazione attuale richiede un impegno concreto e continuativo, non solo per migliorare le condizioni materiali delle carceri, ma anche per riformare un sistema che continua a fallire nel suo dovere di custodia e riabilitazione.

Di fronte, hanno detto i relatori, alla “incapacità della politica a dare risposte pur con disponibilità di somme di denaro a disposizione, ma sono spese male” un “esempio positivo è la Norvegia“.
In un mondo che lotta per i diritti umani e la giustizia sociale, non possiamo permetterci di ignorare le grida di aiuto che provengono dalle nostre carceri. È tempo di agire, e di farlo subito.