Tribunale islamico a Padova, Mosco e Marcato presentano una risoluzione contro la Sharia

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I due consiglieri regionali chiedono una presa di posizione netta contro sistemi di giustizia paralleli e richiamano la tutela costituzionale delle donne.

Una risoluzione contro la Sharia è stata depositata in Consiglio regionale da Elisa Mosco, della lista Stefani Presidente, e Roberto Marcato, della Lega-Liga Veneta. L’iniziativa arriva dopo le notizie sul presunto tribunale islamico attivo a Padova per dirimere controversie familiari e civili secondo regole religiose. Gli atti e le attività dell’assemblea veneta sono consultabili sul portale del Consiglio regionale del Veneto.

Mosco e Marcato sostengono che in Italia non possano trovare spazio forme di giustizia parallela rispetto all’ordinamento dello Stato. La risoluzione richiama in particolare il principio di uguaglianza tra donne e uomini, le garanzie previste dalla Costituzione e la competenza esclusiva delle autorità giudiziarie. ViPiù ha già seguito il caso del tribunale islamico segnalato a Padova.

I consiglieri chiedono alla Regione di esprimere contrarietà a qualsiasi organismo che pretenda di sostituirsi ai tribunali italiani o di applicare decisioni incompatibili con le leggi vigenti. Nel loro intervento, la questione viene collegata soprattutto ai possibili effetti sulle donne nelle controversie matrimoniali, familiari e patrimoniali.

Risoluzione contro la Sharia, le richieste di Mosco e Marcato

Il testo punta anche a sollecitare controlli e iniziative istituzionali affinché associazioni e centri culturali operino nel rispetto della normativa nazionale. Mosco e Marcato chiedono che l’integrazione sia fondata sull’accettazione delle regole comuni e che non vengano tollerate pratiche capaci di creare ordinamenti separati.

I due esponenti criticano inoltre la reazione dell’amministrazione comunale di Padova e le dichiarazioni dell’assessore Margherita Bonavina, ritenute insufficienti rispetto alla gravità del caso. Secondo i proponenti, la discussione non riguarda la libertà religiosa, che deve essere tutelata, ma il limite rappresentato dalle leggi dello Stato e dai diritti fondamentali.

La risoluzione dovrà ora essere esaminata dagli organi del Consiglio regionale. Il documento chiede un impegno politico della Regione e non produce direttamente provvedimenti giudiziari: eventuali verifiche sulla struttura padovana restano di competenza delle autorità preposte.