Ucraina, Zelensky: “Trump ci darà i Patriot”. Colloqui continuano oggi a Abu Dhabi

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(Adnkronos) – Ad Abu Dhabi il fronte diplomatico torna a muoversi, in un inedito trilaterale Ucraina-Russia-Usa per negoziare una possibile fine della guerra tra Kiev e Mosca. Il dialogo prosegue oggi, sabato 24 gennaio, per la seconda giornata di confronto. Il presidente Volodymyr Zelensky intanto ha confermato di aver concordato con Donald Trump, a margine del Forum economico mondiale di Davos, una nuova fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot, elemento chiave per la protezione del cielo ucraino. "Ho parlato con il presidente Trump e ho ricevuto – non dirò quanti – missili PAC-3 per il sistema Patriot", ha dichiarato Zelensky, rispondendo alle domande dei giovani durante un intervento al Secondo Forum nazionale dei giovani di talento, come riportato dall'agenzia Ukrinform. Il leader ucraino ha spiegato che la visita a Davos, per il World Economic Forum, non si è limitata ai grandi temi globali, ma ha prodotto anche risultati concreti sul piano militare e diplomatico. La fornitura di Patriot autorizza a pensare che la fine della guerra non è un epilogo realizzabile a breve termine: il cessate il fuoco è una prospettiva tutta da costruire.  Il dialogo, tra mille difficoltà, prosegue neglii Emirati Arabi Uniti: nella giornata di venerdì si è aperto ad Abu Dhabi il primo formato trilaterale di alto livello tra le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti riunite nello stesso luogo. "È importante – ha sottolineato Zelensky – perché da molto tempo non si tenevano incontri trilateri di questo tipo". Il presidente ucraino ha fatto sapere di essere in "contatto costante" con i suoi inviati, impegnati sul terreno diplomatico. "Quasi ogni ora ricevo aggiornamenti – ha spiegato – perché oggi si discutono i parametri per la fine della guerra". Secondo Kiev, ora servono risposte chiare da Mosca: "La cosa più importante è capire se la Russia è pronta a porre fine a questa guerra, che ha iniziato". 
Le posizioni dell'Ucraina, ribadisce Zelensky, sono "chiare". Alla delegazione è stato affidato un mandato preciso per il dialogo, che coinvolge figure di primo piano come il ministro della Difesa Rustem Umerov, il capo dell'intelligence militare Kirill Budanov, David Arakhamia e l'ambasciatore Serhii Kyslytsya. Oggi ai negoziati dovrebbero unirsi anche il generale Andrij Hnatov, capo dello Stato Maggiore, e il rappresentante del GUR Vadym Skibitsky. Per ora, però, il presidente frena sugli annunci. "È ancora presto per trarre conclusioni", avverte. "Molto dipenderà dall'evoluzione dei colloqui ad Abu Dhabi e dalla reale disponibilità russa a imboccare la strada di una pace duratura. È necessario che non solo l'Ucraina desideri porre fine a questa guerra e raggiungere la piena sicurezza, ma anche che in Russia nascano simili desideri".  Il nodo cruciale resta quello del Donbass, comprendente le aree di Donetsk e Luhansk, da tempo considerato il cuore strategico e simbolico del conflitto tra Kiev e Mosca. La Russia chiede che il controllo completo della regione sia riconosciuto come parte di qualsiasi accordo di pace, mentre l'Ucraina rifiuta di cedere territori. "Le forze di Kiev devono lasciare il Donbass, devono ritirarsi. E' una condizione necessaria per la soluzione del conflitto", ha sottolineato il Cremlino. "Senza regolare la questione territoriale, è inutile sperare in una conclusione di un accordo a lungo termine", ha aggiunto il portavoce, Dmitry Peskov. Secondo quanto proporne il Cremlino, gli asset russi congelati negli Stati Uniti potrebbero essere impiegati per la ricostruzione del Donbass. I finanziamenti, oltre al miliardo di dollari allocato per il sostegno ai palestinesi attraverso il 'Board of Peace', "possono essere anche destinati alla ricostruzione dei territori danneggiati dai combattimenti", ha affermato Peskov.    
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