
Per questo lunedì, la Scuola del lunedì ha lasciato le tematiche di respiro internazionale, abbracciando con gli occhi la nostra città e le architetture medievali. Ai Ferrovieri, presso la Biblioteca La Locomotiva (via Rismondo, 2), ospite Marco Ferrero, laureato in Lettere e Filosofia, è ricercatore appassionato di storia medievale e tiene sull’argomento conferenze e lezioni presso istituzioni pubbliche e private.
Dopo aver insegnato presso istituti della provincia di Torino, ha avviato un’attività di consulenze editoriali e di grafica; ha pubblicato poi saggi a carattere storico e artistico su riviste di settore ed è presidente del Centro Studi Medievali “Ponzio di Cluny” di Bassano del Grappa.
Un obiettivo lanciato al pubblico numeroso: far comprendere come affreschi, chiese e architetture siano il risultato di molteplici fattori, c’erano i committenti, il clero, i signori cittadini che sceglievano chi rappresentare e dove. Senza contare come gli edifici religiosi siano collocati in punti strategici della città medievale.
Una lunga ricerca
Alla base della ricerca l’interesse verso l’architettura condiviso con l’amico Alessandro Padoan, con il quale ha pubblicato Imago Ecclesiae. Medioevo di pietre e colori, uno studio su 135 chiese medievali del vicentino. L’analisi del territorio ha implicato il confronto tra l’area della provincia di Vicenza e la Diocesi, tenendo presente che la Diocesi ha acquisito la forma contemporanea dopo il 1818, e che la Provincia non coincide con il territorio diocesano. La ricerca ha preso in esame dunque anche l’antica area della Diocesi ante il 1818, includendo territori attualmente facenti parte di Padova o Verona.
Curiosamente, la parte territoriale altopianese e a confine con il Trentino Alto Adige è priva di testimonianze medievali, mentre alcune aree mostrano architetture con caratteristiche comuni tra di loro. E Vicenza? La città non ha una propria identità medievale univoca: essendo collocata tra Verona (culla del romanico) e Padova (fulcro della pittura del 1200-1300 con Giotto), ha assorbito le caratteristiche e le correnti provenienti dalle due vicine.
Dopo l’enumerazione delle fonti utilizzate, Ferrero ha spiegato al pubblico della Scuola del lunedì come – nel corso dell’attività di ricerca – ci sia stata la scelta di ignorare totalmente il centro storico e le sue architetture medievali, dove le dinamiche costruttive e di committenza sono completamente differenti, prediligendo la provincia che conta di moltissime strutture di modeste dimensioni ma la cui storia è preziosa e meritevole di conoscenza. “Non sono chiesette, termine che odio profondamente, sono chiese con la loro dignità e la loro importanza; piuttosto usiamo architetture minori” ha detto il relatore.
Imago Ecclesiae alla Scuola del lunedì
Il viaggio nelle architetture medievali inizia dalla chiesa dei SS. Fermo e Rustico di Bolzano Vicentino, particolare esempio di chiesa con due absidi – scoperti grazie alle ricerche archeologiche – per permettere anche ai non battezzati di partecipare alla funzione religiosa, spostandosi però nel secondo abside durante la celebrazione dell’eucarestia.
A Montorso Vicentino troviamo la chiesa dei SS. Marcello e Anna, esempio di una dedica a due santi: nuovamente due absidi e due altari, uno dedicato a San Marcello e uno a Sant’Anna.
Ci spostiamo verso il nord, a Isola Vicentina nella frazione di Castelnovo è collocata la chiesa di San Lorenzo, esempio di “chiesa biabsidata spuria”, dove la seconda navata è stata aggiunta in seguito, che va a contrapporsi alle “chiese biabsidate pure”, ovvero costruite fin dall’inizio con il doppio abside. Sul portale d’accesso a sud risulta un’iscrizione di un tale Marcello scultore che riporta la data di termine dei lavori: 1162 Regnante Imperator Fredericus, fatto che racconta come, nonostante la posizione isolata di Castelnovo, i rapporti sociali fossero chiari e che fosse importante riconoscere la supremazia del regno di Federico Barbarossa.

Un elemento da sottolineare è che fino al V secolo gli absidi erano rivolti a Roma, ovvero nord-sud; dal VI secolo ci fu un cambiamento, abside ad est e ingresso a ovest: l’uomo medievale era dunque attento alla correlazione tra gli aspetti liturgici e quelli architettonici.
Nella sequenza degli esempi, Ferrero ha mostrato come le chiese a doppio abside fossero molto comuni, anche se attualmente non visibili se non entrando in questi edifici. Il Concilio di Trento cancellerà poi questo tipo di architettura, perché la dualità nel mondo ecclesiastico non sarà più accettata: si ordineranno quindi distruzioni e modifiche agli edifici esistenti.
Va tenuto presente che la ricostruzione di una chiesa può portare anche al sostanziale scollamento tra l’edificio originario e l’attuale: un esempio è San Zeno a Costabissara, il cui intervento eseguito una decina di anni fa l’ha resa ormai più simile a una casa piuttosto che a una chiesa.
Di notevole bellezza la chiesa di San Giorgio in Gogna: ricostruita con materiali originali dopo che i bombardamenti della Seconda guerra mondiale l’avevano danneggiata e scoperchiata. E’ necessaria quindi una visione più profonda quando ci si approccia a edifici storici, spesso ricostruiti e modificati rispetto all’origine, e ricchi di stratificazioni di materiali e significati.
Ma una chiesa, come ha spiegato Ferrero, può anche essere simbolo di altre vicende: di pellegrinaggio, di eresia o di maternità. Come Santa Margherita ad Arcugnano, dove è affrescata un’annunciazione in cui Maria è già in dolce attesa; accanto, il bambino viene “lanciato” verso la Madonna dal raggio di luce divino.
Al termine dell’intervento, durato quasi due ore, Marco Ferrero ha salutato gli affezionati della Scuola del lunedì con un invito: visitare le chiese illustrate nel corso del pomeriggio ed approfondire con curiosità le storie architettoniche senza fermarsi all'”ultima ricostruzione”.
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