United colors of Mion: l’affaire Castellucci tra complici silenzi e improbabili difese d’ufficio

Gianni Mion intercettato sulle manutenzioni soft di Castellucci & c.: fanno bene agli utili dei Benetton (immagine Dagospia)
Gianni Mion intercettato sulle manutenzioni soft di Castellucci & c.: fanno bene agli utili dei Benetton (immagine Dagospia)
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«... Le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo meno facevamo... così distribuiamo più utili... e Gilberto e tutta la famiglia erano contenti». Da quando ieri sera le agenzie e le testate nazionali hanno cominciato a battere uno degli stralci più iconici delle intercettazioni della maxi inchiesta che ha portato ai domiciliari l'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci, le redazioni dei quotidiani veneti e nazionali sono andate in fibrillazione. Sì perché quello stralcio, che sta facendo il giro dei social network e che viene commentato con epiteti che quando va bene sono irriferibili, non è dell'indagato Castellucci, bensì di Gianni Mion, uno dei manager più osannati dai giornaloni del Nordest e non solo del Nordest (ma un po' meno dai soci della BPVi che accompagnò alle esequie).

Classe '43, patavino nativo di Cortelà di Vo' Euganeo, Mion è il vero dominus del decollo finanziario della galassia Benetton che dal business delle magliette pittate Oliviero Toscani è atterrato su quello miliardario delle concessioni pubbliche con quelle autostradali riferibili ad Aspi-Atlantia a farla da prim'attore: un business in cui la scaltrezza dei suoi protagonisti va di pari passo con la capacità di amalgamare entrature, politiche e non, di ogni tipo.

Detto per inciso, è bene ricordarlo per i sordi incalliti, Mion non è nemmeno indagato: ma la sua frase rende in maniera impareggiabilmente plastica l'andazzo in un comparto in cui i Benetton e altri commensali, di provenienza nazionale o estera, hanno fatto e fanno il bello e il cattivo tempo. In questo caso specifico la questione ha poco o nulla a che fare con il codice penale: ma ha molto a che fare con l'etica, una materia prima di cui il Veneto è scarsamente rifornito nonostante outlet e centri commerciali abbondino in quella congerie di interstizi e cordoli cementificati in cui s'è ridotta la fu Serenissima.

Tuttavia la cosa che stupisce, anzi no, è il silenzio pressoché monocorde della politica, dell'industria e di tutti i commentatori del panorama mediatico regionale. Su chi sia Mion o su chi il manager sia stato si potrebbero riempire pagine. Non è questo il punto. L'abominio invece sta invece nel silenzio della classe politica (e di Confindustria), nella mancata condanna sul piano storico e morale. Dove è finito il governatore leghista Luca Zaia? Forse dal bunker di Marghera non si è accorto della novità?

Dove sono i vertici di Confindustria che avrebbero dovuto difendere i colleghi che onestamente fanno il proprio lavoro giorno dopo giorno? Dove sono finiti i ministri e i parlamentari veneti che discettano di qualsiasi idiozia capiti loro a tiro? Dove sono coloro che dall'alto dello scranno istituzionale si lamentano per il danno (innegabile) derivante dalla chiusura dei locali in piena emergenza Covid, ma si dimenticano ogni giorno quale deficit democratico si annidi all'interno del cluster infettivo dell'oligopolio privato nella gestione delle infrastrutture pubbliche e più in generale dei monopoli naturali?

In un panorama di generale desolazione debbono essere menzionati il coraggio e la chiarezza di Cinzia Guidetti che su Industriaitaliana.it oggi distilla un approfondimento tutto da leggere in una con un titolo eloquente: «Castellucci, Mion e Benetton: le gesta di una classe dirigente economica infetta».

Di contro, della serie «supercazzola prematurata» "come cerco di togliere le castagne dal fuoco a Mion con la metafisica della rava e della fava", consiglio a tutti la lettura dell'immarcescibile Alesandro Zuin sul Corriere del Veneto di oggi. Il quale in pagina 6, udite udite, scrive: «Certo la crudezza di una frase intercettata da una conversazione amichevole e trascritta su un brogliaccio d'indagine si presta a generare l'effetto ammissione di colpa...». Tuttavia Mion, forse Zuin non se n'é accorto, non è indagato per ciò che dice. Anzi non è proprio indagato. E allora perché iniziare un servizio in modo così concettualmente contorto?

Nello stesso servizio si riportano ovviamente alcune parole del Mion. Il quale alambicca il suo stupore dichiarando: «Ma che utilità possono avere quelle mie parole?». Caro Mion e caro Zuin: l'utilità è quella di delineare un quadro generale ai fini dell'inchiesta. Il che sul piano storico, invece, delinea per l'ennesima volta un quadro generale che nel caso delle concessioni autostradali si chiama sistema. Però da questo versante Zuin non ci sente, segno che dalle parti della Marca la Cerusilina* scarseggia. Ad ogni modo in un Veneto con la coscienza caricata a salve questa è la regola: articolo quinto chi «ga' i schei...».

(*Per chi non lo sapesse la cerusillina è una soluzione impiegata per eliminare l'eccesso di cerume nell'orecchio, ndr)

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Grazie, Giovanni Coviello

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Nato a Roma nel 1973, vive a Vicenza: è giornalista pubblicista dal 2002. Già corrispondente per Radio Rtl Venezia ed Rtl 102,5 è stato firma fissa de Il Gazzettino. Vanta svariate collaborazioni, tra le altre, con Alganews.it, Globalist.it, Il Fatto quotidiano, Canale 68 Veneto, VicenzaPiu.com, Vvox.it e Citynews.it. Si occupa principalmente di giornalismo d'inchiesta con un occhio particolare ad ambiente, infrastrutture e crimine organizzato. Si occupa anche di temi politici e di economia.