
Per l’uso delle basi militari Usa in Italia, tema molto caldo anche a Vicenza (come abbiamo ampiamente anticipato nei giorni scorsi) si registra oggi un intervento della presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni.
Ospite del programma radiofonico “Non stop news”, su Rtl 102.5 ha chiarito che il governo si attiene “agli accordi bilaterali“, secondo cui “ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, semplificando, operazioni di non bombardamento. Se poi arrivassero richieste” per l’uso “di basi italiane per fare altro, la competenza sarebbe del governo” ovvero “decidere se concedere un nuovo utilizzo più esteso, ma io penso che in quel caso dovremmo decidere noi insieme al Parlamento“, le parole della premier.
In alcuni recenti articoli del direttore di ViPiù, Giovanni Coviello, (leggi “Guerra in Iran, Vicenza e le basi USA: una preoccupazione che non può essere ignorata“) era stato lanciato il “warning“, che così sintetizziamo. Nello scenario attuale non è illogico pensare, ipotizzare, che tra i cosiddetti “obiettivi sensibili”, strutture di interesse che diventano possibili target di attacchi bellici se non terroristici, ci siano anche, appunto, le basi Usa in territorio italiano, tenendo a mente la presenza a Vicenza delle due caserme, Camp Ederle e Del Din, alla quale si deve aggiungere la Miotto (ex Pluto) a Longare.
Timori che sono stati raccolti, e in qualche modo confermati, dalle parole del sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, raccolte oggi da Il Giornale di Vicenza: “Chiedo all’esecutivo di avere un’attenzione particolare per la nostra città che ospita due basi militari: è doveroso che Vicenza abbia un grado di protezione maggiore con la presenza di un numero maggiore di forze dell’ordine, come chiediamo da tempo”, ha detto il primo cittadino.





































