Val del Boja e Sentiero Braggion a Campotamaso di Valdagno, un fresco bosco dove sognare

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Il torrente della Val del Boja, con i suoi "boji". Foto: Marta Cardini

Con il primo caldo viene naturale cercare un luogo fresco, dove passeggiare ed allontanarsi un po’ dallo smog della città. Per chi abita a Vicenza o in provincia, è facilmente raggiungibile la Val del Boja collegata al Sentiero Braggion a Campotamaso di Valdagno.

Parcheggiando alla chiesa di Campotamaso, si prende la direzione Contrada Case per lasciare a 150 la strada asfaltata. Non appena si entra nel bosco della Val del Boja si ha la netta sensazione di lasciare il mondo reale ed inoltrarsi verso quello magico delle fiabe. Non a caso questa valle è ricordata su molti documenti come valle incantata.

ingresso val del boja
L’ingresso nel bosco Val del Boja. Foto: Marta Cardini

All’ingresso si trova un cartello, firmato “il bosco” con scritto: “Caro amico che percorri i miei sentieri io ti accolgo e ti conduco attraverso percorsi da favola. Ti invito a non lasciare alcuna traccia del tuo passaggio. Ti chiedo lo stesso rispetto che io ho per te. In questo modo tutti potranno godere della stessa bellezza. Insegna anche ai tuoi figli a gioire del cammino pulito, delle voci della natura e del silenzio. Ciao, il bosco!“.

E in effetti si ha proprio la sensazione che il bosco ti parli. Si entra e si trova una fitta vegetazione, si costeggia la valle ascoltando il rumore dell’acqua corrente e il verso di numerosissime specie di uccelli. Sembra di essere continuamente osservati da altri animali: caprioli, cervi, stambecchi, cinghiali, tassi e volpi infatti si nascondono di giorno. Alcuni di loro escono di sera in cerca di cibo.

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Un ponticello di legno lungo la Val del Boja. Foto : Marta Cardini

Lungo la fresca Val del Boja si respira aria pulita e profumo di piante. E’ ricca di “boji” ovvero piccoli “laghetti” formati dall’acqua corrente del torrente per erosione della roccia. Anche le rocce stratificate offrono infatti un paesaggio spettacolare. Ci sono inoltre delle splendide cascatelle. Non è raro trovare i tritoni, mentre ogni tanto si scorge il guizzo di una trota spaventata dal vostro passaggio.

Si arriva alla piccola contrada Vallone Marana in circa 15-20 minuti. Si prosegue diritti verso il rifugio Marte, circa trecento metri più avanti. Se si segue la mulattiera si arriva alla Contrada Lorenzi potendo optare, a metà strada, per una visita al “capitèlo dei spigóli” ristrutturato dagli Alpini nel 1983. Quando di finisce di costeggiare la valle, si arriva a un punto dove ci sono 2 o 3 case.

La Val del Boja prende il nome da una leggenda un po’ horror di un uomo impazzito che ammazzava con una scure chiunque si avvicinasse a lui. Un boia, appunto.

Finita la Val del Boja inizia il Sentiero Braggion, che si chiama così in onore di un concittadino valdagnese, morto in un tragico incidente in montagna. I suoi amici e tutti i compaesani hanno voluto in questo modo onorarne il nome.

Si sale così verso il “Casón dei Vècia”, vecchio ricovero per le mucche al pascolo. 100 metri prima di arrivare è consigliata una breve sosta ad una roccia che io ho soprannominato “becco dell’aquila”, perché si sporge dal bosco a guisa di becco d’aquila e dalla sua sommità si può inquadrare tutta la vallata sottostante (non adatta ai bambini, in quanto un po’ pericolosa).

Al “Casón dei Vècia” è possibile fermarsi e bere l’acqua che sgorga da una fontanella. Sarà la più fresca, pura e buona che vi sia mai capitato di assaggiare.
Spesso si sentono i richiami delle poiane in cerca di prede e questo aiuta a mantenere l’incanto del luogo.

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La freschissima acqua che sgorga al Sentiero Braggion. Foto: Marta Cardini

Si prosegue a destra (guardando il monte) per un breve tratto di mulattiera, per inoltrarsi dopo circa 200 metri, appena sorpassata una baita restaurata e fatta una secca curva, ancora nel bosco. Si passa ai piedi dei Castiglieri, sotto il “Sengio dell’Acqua”. Anche questo è un ottimo punto di osservazione.
Si prosegue verso le Sabionare, ovvero le cave di ghiaia sfruttate per la costruzione di alcune case e della chiesa di Campotamaso. Fino a qualche anno fa si potevano osservare tranquillamente anche dal paese, ora invece la folta vegetazione ha conquistato anche questo ardito terreno. Prima di arrivare alla fine del sentiero c’è la possibilità di fare delle deviazioni (ben segnalate).

Per i più temerari, in vena di aggiungere qualche ora di sudata, a sinistra si può giungere in contrada Borga, a destra si ripiega verso la Valle del Boia, mentre al centro si prosegue verso monte Turiggi, la meta consigliata. Il bosco, anche nelle giornate più assolate, vi offre un ottimo riparo nel vostro girovagare e vi consente di godervi fino in fondo questo stupendo luogo. Il monte Turiggi determina la fine di quello che è definito “Sentiero Braggion”.

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Alcuni folletti al Sentiero Braggion. Foto gentilmente concessa da Dario Favrin

Sulla sommità del monte Turiggi un gruppo di volontari, capeggiati da Dario ed Emilio Rossato hanno costruito un punto di osservazione incredibile. Una terrazza dalla quale si può ammirare a Nord tutto il complesso delle tre Croci, arrivando tranquillamente a scorgere Vicenza, nelle giornate abbastanza limpide, rivolgendosi verso Sud. Se vi sporgete dal terrazzo che funge da osservatorio, l’impressione è di poter atterrare nel cortile della Casa della dottrina di Campotamaso con un semplice salto.

Non rimane altro che imboccare la mulattiera che vi riporta verso Campotamaso, passando dalle Còche. Qui i caprioli sono abbondanti, così come può capitare di scorgere qualche stambecco.

E lungo tutto il tragitto non potevano mancare elfi e folletti, detti Salbanei (cioè “selvatici”) depositati anonimamente e accuratamente nel tratto del Sentiero Braggion. E magari, facendo bene attenzione, potreste anche sentirli parlare…

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Un folletto o Salbaneo al Sentiero Braggion. Foto gentilmente concessa da Dario Favrin