
“Cosa se ne fanno i veneti della Valdastico Nord se si ingolfano tra Padova e Castelfranco? Come arrivano a Trento se il traffico sulla Romea oltre a essere lento è anche pericoloso”?
A porre queste domande è il consigliere regionale e capogruppo di Resistere Veneto, Riccardo Szumski, intervenendo sul tema della viabilità regionale dopo che – nei giorni scorsi – il Consiglio della Provincia autonoma di Trento ha approvato una mozione per il collegamento a nord della Valdastico (A31).
Un via libera che ha scatenato l’entusiasmo della maggioranza veneziana, ma che Szumski accoglie con estremo scetticismo, riportando il focus sulle sofferenze quotidiane dei pendolari veneti.
E non usa mezzi termini nel criticare quello che definisce un approccio “trionfalistico” da parte dei colleghi Roberto Barbisan e della consigliera Elisa De Berti. “Non siamo contrari a priori a interventi per le infrastrutture stradali”, chiarisce Szumski, “ma riteniamo sia buon senso investire le risorse pubbliche, che sono sempre scarse, per migliorare la rete viaria esistente e poi pensare alle grandi e nuove opere”.
Il paragone corre subito alle esperienze passate: “Qualche lezione bisognerebbe averla assimilata dopo la Pedemontana Veneta, che ci costa un occhio della testa, o la Romea sempre più pericolosa”. Secondo il leader di Resistere Veneto, la Valdastico Nord non rappresenta una priorità, specialmente a fronte di costi progettuali che negli anni si sono triplicati.
Szumski attacca frontalmente anche il progetto di una holding autostradale (che coinvolgerebbe A4 Brescia-Padova e CAV) caldeggiato dall’amministrazione regionale: “Sembra un espediente per prendere i soldi da questa cassa e pagare il buco della Pedemontana fino al 2060. Non serve un gestore unico, serve un progetto complessivo”.
L’elenco delle priorità “vere” secondo Szumski è lungo e tocca punti nevralgici del territorio:
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Il potenziamento dei nodi di Verona e del Bellunese.
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Il completamento della TAV Verona-Padova e della terza corsia sull’A4 Venezia-Trieste.
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L’elettrificazione della Vicenza-Schio, per la quale le imprese protestano da mesi.
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Il raddoppio della Maerne-Castelfranco e il nodo ferroviario di Verona in vista dell’apertura del tunnel del Brennero nel 2032.
In conclusione, il consigliere si rivolge direttamente al Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, chiedendo di “dare una regolata agli annunci” e di concentrarsi sulla risoluzione delle colonne chilometriche che affliggono i veneti nelle ore di punta. “Chiederò una revisione delle priorità infrastrutturali con attenzione dettagliata sulla manutenzione dell’esistente: dobbiamo ‘ripulire’ le strade dalle attese estenuanti prima di lanciare nuovi progetti mirabolanti”.


































